Dopo Bengasi, al – Qaeda è tornata?

Fareed Zakaria analizza il fenomeno al - Qaeda alla luce del recente attentato al Consolato americano di Bengasi

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Dopo Bengasi, al – Qaeda è tornata?

In "After Benghazi, Is al-Qaeda Back?", Fareed Zakaria analizza il fenomeno “al – Qaeda” alla luce del recente attentato al Consolato americano di Bengasi. L’Editor del Time esordisce sostenendo che quando si cerca di analizzare un'azione poco convincente da parte del Governo degli Stati Uniti, si fa solitamente appello all’ incompetenza invece che ad una possibile cospirazione. I Repubblicani, ci dice l’autore, sostengono che l'Amministrazione Obama abbia deliberatamente ingannato l'opinione pubblica americana in merito all'attacco terroristico a Bengasi, descrivendo un attacco premeditato come una rivolta spontanea della folla. Ma,si interroga Zakaria, se l'Amministrazione sapeva fin dall'inizio che si era trattato di un attacco terroristico, ha davvero pensato di poter nascondere questo al mondo intero? Che il Governo libico non avrebbe fatto alcuna indagine? Che non ci sarebbero stati testimoni oculari in un luogo pubblico dove si erano riuniti in centinaia? Una spiegazione più plausibile è, secondo Zakaria, che l'Amministrazione, dopo l’attacco, abbia elaborato un’analisi affrettata e inadeguata. 
 
In realtà, prosegue il giornalista, il problema più grande che l'attacco solleva, oltre ad offrire un argomento per il dibattito presidenziale, è ciò che gli eventi di Bengasi ci dicono delle organizzazioni terroristiche, in particolare di al-Qaeda. Dopo anni di silenzio, al – Qaeda è tornata? 
 
Dopo il 9/11,  al-Qaeda e la sua ideologia preoccupavano tutti. Ci sono stati attacchi a Bali, Madrid, Londra, Riyadh e Istanbul. I Governi di tutto il mondo hanno iniziato a prendere sul serio il gruppo, monitorando il suo denaro, dando la caccia ai suoi componenti e attaccando le sue basi. Ben presto al-Qaeda non è stata più in grado di svolgere le sue solite operazioni spettacolari - contro obiettivi di alto valore degli Stati Uniti come navi, ambasciate o installazioni governative. Così, invece di colpire dove voleva, al - Qaeda - o gruppi che operano in suo nome - ha attaccato dove possibile. Questo ha significato colpire locali notturni, bar, stazioni ferroviarie e alberghi, uccidendo la stessa gente del posto che li sosteneva e finendo per perdere il loro consenso.
 
Nel frattempo, continua Zakaaria, l'Amministrazione Obama ha intensificato la lotta contro il terrorismo in Afghanistan e in Pakistan e distrutto i vertici dell'organizzazione, tra cui, ovviamente, Osama bin Laden. Di fronte a questo attacco,  l’azione di al - Qaeda è diventata meno coerente e il gruppo ha prestato il suo nome - e forse un po’ di know-how - ai militanti di altri Paesi. Il problema che si pone, secondo Zakaria, è quello di avere ora una reazione esagerata di fronte a queste nuovi propaggini di  al- Qaeda.
Il più forte di questi nuovi gruppi è al-Qaeda in the Arabian Peninsula (AQAP), con sede nello Yemen. I rami più recenti sono nati in Somalia, Mali e ora forse in Libia. Il gruppo che potrebbe aver pianificato l'attacco di Bengasi sembra avere un legame molto tenue con al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), ma non con al-Qaeda centrale. In tutti questi casi i militanti hanno seguito un percorso simile: hanno individuato uno Stato debole nel quale agire dall’interno per poi invocare un’affiliazione con al – Qaeda. Zakaria espone allora la sua tesi: la prima vera lezione che dovremmo apprendere dalla Libia è che se lo Stato fallisce a vincere sono i terroristi.
A combattere questi gruppi non sono solo gli Stati Uniti, ma il Governo di Sanaa nel caso di AQAP, i Governi somalo e kenyano nel caso di al – Shabaab e la stessa Francia ha fatto di AQMI il nemico numero uno per la sua sicurezza nazionale.
Il pericolo maggiore per al - Qaeda è rappresentato però dalla Primavera Araba, ci dice il giornalista. Al - Qaeda nasce infatti come movimento radicale in lotta contro governi laici e repressivi. Ora che alla guida di Libia, Egitto e Tunisia ci sono forze democraticamente elette, alcune delle quali anche islamiste che hanno condannato gli attacchi, a essere compromessa, conclude Zakaria, è l’ideologia stessa di al - Qaeda, non tanto l’efficacia della sua azione.

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