Droni russi dal Mediterraneo? Italia e Francia smentiscono l’allarme
Un nuovo allarme sulla presunta minaccia russa in Europa è durato il tempo necessario per essere rilanciato dai media prima di essere smentito dai governi direttamente chiamati in causa. Secondo il quotidiano spagnolo El Mundo, Mosca starebbe valutando la possibilità di lanciare droni contro Paesi della NATO utilizzando container trasportati da navi mercantili nel Mediterraneo. La ricostruzione citava una fonte anonima vicina al ministero della Difesa lituano e collegava la vicenda alla recente visita in Russia del direttore della CIA John Ratcliffe.
Peccato che Italia e Francia, secondo quanto riportato dalla stessa ricostruzione, avrebbero dovuto essere tra i Paesi messi in guardia da Washington. E proprio Roma e Parigi hanno negato di aver ricevuto simili informazioni. Il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha dichiarato di non avere alcuna evidenza che confermi un’operazione russa del genere, aggiungendo che «in tempi difficili nessuno ha bisogno di altro carburante sul fuoco». Ancora più esplicito Emmanuel Macron. «La CIA non ha informato i servizi di intelligence francesi di un simile attacco», ha affermato il presidente francese.
Il caso è significativo perché ripropone uno schema già visto più volte nel dibattito europeo sulla sicurezza: un’ipotesi basata su fonti anonime viene trasformata rapidamente in un possibile scenario di escalation russa. Negli ultimi anni episodi di droni, incidenti marittimi e danneggiamenti di infrastrutture sottomarine sono stati frequentemente associati a Mosca, senza che siano state sempre rese pubbliche prove conclusive del coinvolgimento russo. Lo stesso è avvenuto recentemente in Germania, dove Berlino ha attribuito alla Russia un presunto attacco con droni contro aerei da trasporto ucraini all’aeroporto di Lipsia/Halle, senza pubblicare gli elementi sui quali sostiene di basare l’accusa. Il problema, quindi, non riguarda soltanto una singola notizia.
Riguarda il confine sempre più sottile tra informazione, indiscrezione e costruzione di scenari di guerra. In un’Europa già attraversata da tensioni militari crescenti, trasformare ogni voce non verificata in una nuova prova della minaccia russa rischia di alimentare proprio quella spirale di escalation che i governi affermano di voler evitare. E questa volta sono stati proprio Roma e Parigi a ricordarlo.
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