Due previsioni sulle elezioni presidenziali
A trionfare non le frange estremiste ma il grande blocco centrista dell'elettorato che pretende tre grandi compromessi
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Ci sono due cose che Thomas Friedman in The morning after the morning si sente di predire sull'elezione presidenziale americana di martedì 6 novembre: da un lato a trionfare sarà il blocco centrista dell'elettorato americano, d'altro lato, da mercoledì ci sarà una guerra intestina al partito repubblicano e non mancheranno discussioni anche in quello democratico.
E' chiaro che il centro e non gli estremi hanno dominato questa elezione. Soprattutto se Romney dovesse vincere le elezioni, sarà perché, una volta averci flirtato per prendere il ticket del partito, ha abbandonato l'estrema destra del Tea Party e si è mostrato come un candidato moderato. Scelta che ha reso ancora incerta un'elezione, che altrimenti sarebbe stata già vinta da Obama. Se invece il presidente in carica avesse fatto suo dall'inizio il piano di riduzione del debito proposto da Simpson-Bowles, sottolinea Friedman, Romney non avrebbe avuto la possibilità di compiere questa scelta moderata e tornare in corsa per la vittoria. Il presidente avrebbe dovuto bilanciare quest'approccio di riduzione del deficit con una politica estera pragmatica, invece di concentrarsi su argomenti cari alla sinistra, come la sua riforma sanitaria.
Il grande centro che ha dominato le elezioni dovrà giungere nella prossima amministrazione ad alcuni grandi compromessi: il primo sulla redistribuzione delle spese federali tra difesa, investimenti in infrastrutture, educazione e ricerca, con una riforma necessaria delle tasse ed un loro rialzo, in modo di permettere all'economia di riprendersi. Un secondo patto necessario è sulla riforma dell'immigrazione; un terzo sullo sfruttamento dei nuovi giacimenti di gas naturali scoperti con l'obiettivo di lungo periodo del paese: un'economia sostenibile dal punto di vista di ambiente e clima.
Se Romney dovesse vincere, continua Friedman nella sua analisi, sarà perché il blocco centrista riterrà che il candidato repubblicano sia migliore di Obama ad ottenere questi tre grandi compromessi. Se dovesse invece essere Obama ad imporsi sarà perché, il blocco centrista concluderà che il presidente ha già dimostrato di governare con il centro, ma si è dovuto scontrare con gli estremisti del partito repubblicano nel Congresso e merita ulteriore tempo.
Friedman conclude che la migliore opzione per il paese resti una vittoria di Obama, perché la base del Tea Party nel partito repubblicano è influente ed in grado di influire le scelte future di Romney su ambiente, Corte Suprema e politica estera. Come è accaduto con i democratici dopo le due sconfitte subite nell'epoca di Reagan, che costrinse il partito a riformarsi su basi moderate con Bill Clinton, così, sostiene l'analista del NYT, i repubblicani dovrebbero perdere due elezioni consecutive ed imporsi un cambiamento similare.
Il partito repubblicano non ha futuro se deve essere condizionato su tutti i temi dalla sua frangia estrema. Ed il futuro dell'America non è roseo se il partito non è in grado di produrre un partito conservatore moderno e moderato, che sappia offrire all'elettorato soluzioni di compromesso.

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