"E' tempo di relegare l'euro alla polvere della storia". Frances Coppola
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“E’ tempo che io esca allo scoperto e dica quello che penso davvero riguardo al progetto dell’euro”, scrive senza mezze misure Frances Coppola su Pieira.
La storia dell’Europa è lunga, macchiata di sangue, non ha una sola lingua, non vi sono accordi su dove debbano situarsi i nostri confini e gli interessi nazionali prevalgono sempre sulla politica “europea”. Non si possono cancellare identità culturali che risalgono a migliaia di anni fa con un tratto di penna di alcuni politici. Le obiezioni alla valuta comune, quindi, sono storiche e culturali, piuttosto che semplicemente economiche.
Riprendendo Mundell, Coppola scrive come i benefici di una valuta comune esistono solo quando c'è convergenza delle economie. I fondatori del progetto dell’euro credevano che la disciplina imposta da una valuta unica avrebbe obbligato i Paesi europei a implementare le riforme che avrebbero portato, col tempo, alla necessaria convergenza economica. Misure come il fiscal compact vanno ancora in questa direzione, ma “chiamatemi pure Cassandra: io penso che niente di tutto questo funzionerà”, scrive Coppola.
L’euro si basa principalmente su pie illusioni. Si è rivelata essere un'istituzione più forte di quanto ci si potesse aspettare, ma la convergenza politica richiesta da un’unione monetaria non c’è. La convergenza economica è un sogno impossibile senza unione fiscale e politica. Non può essere ottenuta con la distruzione su larga scala dei paesi più deboli in nome delle “riforme strutturali”, mentre i paesi più forti beneficiano di un costo del denaro inferiore, di afflussi di capitali e dell'immigrazione di lavoratori specializzati.
La realtà, prosegue l'economista, è che i paesi più deboli dell’eurozona stanno divergendo dai paesi più forti. La disoccupazione è al 5% in Germania, 12,8% in Italia e 25% in Spagna. E per quel che riguarda la Grecia – se questo rapporto di The Lancet è attendibile - gli standard sanitari si stanno indirizzando verso quelli di un paese del terzo mondo. Come possiamo considerare tutto questo un progresso?
Nessun paese dell’eurozona è pronto a rinunciare alla sua sovranità nazionale per creare una vera unione fiscale, politica e monetaria. I politici appoggiano solo a parole l’idea di un’”unione più stretta”, ma quando sono al tavolo dei negoziati, la politica nazionale prevale sempre. Non riescono nemmeno a mettersi d’accordo su un’unione bancaria funzionante.
La combinazione di una moneta comune con la politica a livello nazionale è disastrosa. Senza un’unione politica e fiscale più spinta, che includa anche un’adeguata unione bancaria, una condivisione dei debiti e dei rischi, i benefici di un’unione monetaria sono una chimera. I risultati saranno una deflazione dei debiti e una depressione senza fine.
L’euro è il più grande pericolo per la pace in Europa occidentale. Anziché aspettare uscite unilaterali e un collasso disordinato, i paesi dovrebbero mettere subito in atto dei piani per la dissoluzione ordinata dell’euro e il ritorno alle valute nazionali. Dovremmo garantire concessioni sui debiti e aiuti internazionali simili al piano Marshall a quei paesi che sono stati colpiti di più dall’assurdo progetto dell’euro. E decapitare le banche-idra che hanno risucchiato la vita dai paesi della periferia dell’eurozona.
L’euro è un esperimento fallito. Non dovremmo, conclude Coppola, sprecare altre energie per cercare di farlo funzionare. E’ tempo di relegarlo alla polvere della storia.
Per una traduzione completa dell'articolo si rimanda e si ringrazia a Voci dall'estero
Per una traduzione completa dell'articolo si rimanda e si ringrazia a Voci dall'estero

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