E' tempo per Papa Francesco di lanciare il primo anatema

Il nuovo pensiero economico del Vaticano ha un obiettivo primario: l'Europa

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E' tempo per Papa Francesco di lanciare il primo anatema

La teologia della Liberazione sta tornando a dominare la dottrina interna al Vaticano, un quarto di secolo dopo Giovanni Paolo I. Da quando il cardinale Bergoglio è divenuto Papa Francesco, scrive sul Telegraph Ambrose Evans Pritchard, sta portando a Roma l' “eresia” delle diocesi dell'America Latina” e cercando di instaurare quella opzione preferenziale per i poveri resa nota dai sandinisti del Nicaragua negli anni '70 e '80. L'"Evangelii Gaudium", la prima esortazione apostolica del Papa, sta per dare l'imprimatur a questa impostazione ed avrà grandi conseguenze a livello mondiale. “Mentre i guadagni di una minoranza stanno crescendo esponenzialmente, troppo è il gap che separano la maggioranza dalla prospettiva di unirsi ad i pochi felici. Questi squilibri sono il risultato di ideologie che difendono l'autonomia assoluta della speculazione finanziaria”, ha dichiarato il Papa recentemente. 
 
Il potere conservatore della curia papale, prosegue Evans Pritchard, si sta rompendo a favore del pensiero economico radicale. Il maggior collaboratore del Pontefice all'interno del Consiglio dei Cardinali è l'Arcivescovo Reinhard Marx, il "Rote Kardinal" di Monaco, autore di “Das Kapital: A Plea for Man”. Fino ad ora non vi è stata una voce coerente ed unificante di protesta contro quella che Papa Francesco chiama l'”idolatria dei soldi” o la “nuova tirannia su scala mondiale che impone le proprie regole e non ha limiti”. Il movimento Occupy è diffuso, ma i sindacati in occidente sono silenti e combattono per le briciole lasciate dalla struttura atomizzata di lavoro moderno. Inoltre, i partiti di sinistra sono così compromessi nella difesa ideologica dell'unione monetaria – un progetto di destra – che non hanno l'autorità morale per portare avanti ogni politica articolata. E così questo compito è sempre più oggi nelle mani della Chiesa cattolica, la maggiore forza morale e di mobilizzazione al mondo. Questa battaglia economica ha un grande appeal di massa e potrebbe essere, sostiene il columnist del Telegraph, l'elemento in grado di riportare l'occidente alle sue radici culturali.
 
Papa Francesco non è mai stato un membro della Teologia di Liberazione nella sua Argentina, anche se su quella dottrina ha formato il suo pensiero. Harvey Cox della Harvard University in un articolo recente su Nation nota come, in modo significativo, uno dei suoi primi gesti da Papa è stato quello di invitare a Roma Gustavo Gutiérrez, il prete che scrisse la "Magna Carta" della Teologia di Liberazione del 1968, il simbolo del movimento. Hanno poi celebrato la messa insieme ed hanno reso onore ad Oscar Romero, l'Arcivescovo di San Salvador assassinato dalle squadre della morte nel 1980 mentre celebrava la Messe. Evangilii Gaudium è la dottrina di questa corrente di sinistra all'interno della Chiesa e demolisce le teorie "trickle-down” che assumono la crescita economica, incoraggiata dal libero mercato, come inevitabilmente capace di portare la giustizia sociale e maggiore inclusività nel mondo. "La promessa era che quando il bicchiere era pieno, sarebbe fuoriuscito, beneficiando i poveri dei maggiori profitti. Ma quando è accaduto, invece, e che quando il bicchiere è divenuto pieno, questo magicamente diveniva più grande e nulla è arrivato ad i poveri”, ha dichiarato il Pontefice.
 
C'è chi accusa il Papa di marxismo e chi di peronismo, prosegue il Columnist del Telegraph, ma in un'intervista alla Stampa il Papa ha dichiarato come “l'ideologia marxista è sbagliata. Ma ho incontrato molti marxisti nella mia vita che erano brave persone, e quindi non mi sento offeso”. Si tratta di una chiara esortazione alla dottrina sociale tradizionale della Chiesa e nella sua forma più moderna alla Rerum Novarum del 1891 di Leone XIII, che fu scritta in risposta alla prima forma di globalizzazione del XIX secolo e dalla cui dottrina si è ispirato un modello corporativista di impiego, con grandi sindacati e stato che lavoravano insieme in quello che poi verrà definito il capitalismo renano franco-tedesco.
 
Chi può dire che questo non sia più di moda oggi un dibattito del genere? La condivisione dei profitti del Pl è vicina ad i massimi storici in quasi tutti i paesi, così come il coefficiente della disuguaglianza sociale di Gini. Secondo il Servizio di Ricerca del Congresso americano la porzione di reddito dell'1% più ricco della popolazione ha raggiunto il 19,6% l'ultimo anno e non aveva mai superato il 10% nei primi quattro decenni dopo la seconda guerra mondiale. La disuguaglianza sociale in America è peggiore di quella degli anni '20, come ha del resto ammesso recentemente lo stesso presidente Obama. Tuttavia la critica del Papa sulla globalizzazione non è del tutto convincente. Circa 500 milioni di persone sono divenute o stanno confluendo nella nuova classe media cinese dagli anni '80, ed un miliardo sono uscite dalla povertà se consideriamo l'intero pianeta. Il paradosso è che mentre l'indice di Gini aumenta in molti paesi occidentali, sta diminuendo nel resto del mondo. Er la visione universalista del Vaticano dovrebbe essere motivo di celebrazione. 
 
Papa Francesco non mostra segnali di indietreggiamento ed il suo focus principale è divenuta l'Europa. E' qui che la classe politica ha infatti fallito completamente nel garantire un “lavoro degno”. Semplicemente perché non offre proprio più un'occupazione. Cinque anni dopo l'inizio dalla ripresa globale, il tasso di disoccupazione della zona euro è al 12,1% e molti dei paesi dell'Europa del sud stanno facendo peggio degli anni '30. Possiamo ragionare se sia causa di incompetenza o per per il fatto che il blocco dei creditori del Nord ha ricattato la politica europea  per riprendere i propri soldi. Invocando il Quinto Comandamento, Papa Francesco ha dichiarato come “oggi dobbiamo dire no ad un'economia dell'esclusione e della disuguaglianza. Una tale economia uccide”. E la stessa Commissione europea in un suo studio ha mostrato come la povertà e l'esclusione sociale siano l'epicentro di questo crimine. 
 
Se c'è una persona che può alzarsi di fronte a questi responsabili per questi errori tragici di politica economia e condannarli moralmente è sicuramente Papa Francesco. "C'è una convinzione crescente all'interno dell'Unione Europa che le soluzioni tradizionali non stanno funzionando nella presente crisi. La crescita attesa dai giornali finanziari come indicatori di ripresa non sono affatto riflesso della situazione economica di molti paesi”, ha dichiarato il cardinale Marx, che ha anche rimarcato come i leader europei sono andati aldilà degli ideali di solidarietà dei padri costituenti degli anni '50 e “corrono il rischio di minare molto di quello che l'Unione Europea ha raggiunto”. Esattamente così e, conclude Evans Pritchard, è tempo per Papa Francesco di lanciare il primo anatema

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