Ecco perchè la Grecia deve uscire dall'euro
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Secondo Roubini in Greece must exit, rubrica mensile per The Project Syindicate, la tragedia greca sta arrivando al suo atto finale. L'economista soprannominato Mr. Doom per esser stato il solo esperto a prevedere lo tsunami finanziario del 2007-2008, ritiene infatti che, quest'anno o al massimo il prossimo, Atene sarà costretta a dichiarare default ed uscire dalla zona euro. Il voler prolungare tale attesa con politiche di austerità e di riforme strutturali produce solo maggiore depressione economica.
Nella sua analisi, Roubini sottolinea come un default ordinato, coordinato e finanziato dalla BCE, dalla Commissione Europea e dal FMI (la “Troika”) minimizzerebbe i rischi collaterali per la Grecia e per il resto della zona euro. Il nuovo pacchetto d'aiuti varato dall'UE, ammesso che sia approvato dal nuovo governo che uscirà dalle elezioni del 17 giugno, non sarà in grado di restaurare la competitività e la crescita del paese, lasciando il debito ad un livello insostenibile nel lungo periodo. Le soluzioni praticabili per Atene all'interno dell'Unione monetaria sono quelle di ricreare i presupposti della crescita attraverso la svalutazione della moneta - non possibile all'interno dell'unione monetaria, per il veto tedesco e della BCE alle spinte inflazionistiche che ne deriverebbero – o attraverso una riduzione rapida del costo del lavoro. Ma la Germania ha impiegato dieci anni per restaurare la crescita in questo modo e la Grecia non può rimanere in una situazione di depressione economica per tutto questo periodo. Dato che queste due opzioni non sono praticabili, l'unica possibilità che rimane ad Atene è quella di lasciare l'euro zona e ritornare alla dracma. Una pesante svalutazione della moneta nazionale, infatti, permetterebbe un rapido acquisto di competitività dei prodotti interni.
Roubini è ben conscio che si tratterebbe di una fase di transizione drammatica e non solo per la Grecia. Il peggior problema sarà causato dalla perdita di capitale a disposizione delle principali istituzioni finanziarie, ma, come l'Argentina nel 2001 che ha dichiarato il default del suo debito in dollari e gli Stati Uniti nel 1933 hanno deprezzato il dollaro del 69% e abbandonato il gold standard, una “dracmatizzazione” simile dei debiti contratti in euro è necessario e sempre più inevitabile. Da un lato, le perdite bancarie della zona euro potrebbero essere controllate, se le banche europee, soprattutto quelle greche, fossero prontamente ricapitalizzate dallo European Financial Stability Facility e dallo European Stability Mechanism (EFSF/ESM) . Evitare una post implosione del sistema bancario greco richiede misure temporanee per prevenire la corsa ai sportelli: i contribuenti europei saranno chiamati a salvare il sistema bancario greco, ma sarà a titolo di compensazione delle perdite che gli istituti finanziari hanno subito con la dracmatizzazione del debito greco.
L'uscita controllata della Grecia ristorerebbe la crescita sul giusto binario attraverso una svalutazione reale e nominale, evitando così una decade di depressione. E le perdite commerciali per la deprezzazione della dracma nella zona euro sarebbero modeste, dato che la Grecia non supera il 2% del Pil dell'eurozona. Coloro che affermano che il contagio per l'uscita della Grecia porterà altri ad uscire ad effetto domino sono nel torto, afferma Roubini. Alcuni paesi periferici, ad esempio il Portogallo, hanno già i stessi problemi di debito e sostenibilità che erodono la competitività e dovrebbero già pensare di uscire dall'euro. Altre economie con poca liquidità ma potenzialmente solventi, come Italia e Spagna, avranno bisogno del sostegno europeo. Qualunque sia la decisione della Grecia, le banche della zona euro hanno ora bisogno di essere ricapitalizzate e sono necessarie nuove risorse di FMI e ESM.
L'esperienza dell'Islanda e di molti paesi emergenti dimostra come una svalutazione controllata e la ristrutturazione ordinata dei deficit esteri, può restaurare la sostenibilità del debito, oltre a rilanciare competitività e crescita. In questo caso i danni collaterali di un ritorno alla dracma da parte di Atene, sarebbero importanti ma contenuti: un'uscita ordinata dall'euro della Grecia implica significanti sofferenze economiche, ma, conclude Roubini, guardare la lenta e progressiva implosione dell'economia e della società greca sarebbe molto peggiore.

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