Eliminare le ingiustizie delle case farmaceutiche si può

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In A breakthrough opportunity per the global health, il premio nobel Joseph Stiglitz si occupa dell'inefficacia economica del mercato farmaceutico mondiale e di come milioni di persone siano costrette a morire per malattie curabili. Le medicine necessarie potrebbero essere immesse nel mercato attraverso produzioni di massa, ma ciò non avviene perché sono ancorate ad un sistema che non devolve fondi per le malattie dei poveri. Stiglitz sottolinea comunque che alcuni cambiamenti sono iniziati ad intravedersi, grazie allo sforzo profuso dall'Organizzazione internazionale della sanità (OMS) nel limitare i diritti di proprietà delle case farmaceutiche.
Nonostante il prezzo di produzione sia una piccola frazione del prezzo finale, i farmaci assumono un costo fuori mercato per molte persone nei paesi in via di sviluppo. Ed è un circolo vizioso: dato che i poveri non hanno disponibilità economica, le compagnie farmaceutiche hanno poco incentivo ad investire per queste malattie. E la ricerca è così condotta per il massimo profitto economico e non per il loro beneficio sociale. Tuttavia, sottolinea Stiglitz, negli Stati Uniti è il governo che finanzia la maggior parte delle spese di ricerche con fondi pubblici (National Institutes of Health, National Science Foundation), o, indirettamente, attraverso acquisti pubblici di medicine, all'interno dei programmi Medicare e Medicaid. I costi dei farmaci sono ancora esorbitanti e la conoscenza della ricerca ristretta, perché il sistema premia con un monopolio (attraverso patenti che proteggono lo sviluppo della ricerca) gli innovatori, che hanno tutto l'interesse a mantenere segrete le loro ricerche. In questo modo, gli incentivi aiutano a mantenere alti i prezzi e non corrispondono ai benefici sociali. Secondo Stiglitz, la soluzione è un fondo governativo a premio. In questo modo le aziende che vogliono investire in innovazione sarebbero sempre incentivate con dei fondi, ma non manterrebbero il monopolio dell'utilizzo. Grazie al gioco della libera concorrenza, una volta che il farmaco è stato sviluppato si posizionerà sul mercato al prezzo più basso possibile e non a quello inflazionato da monopolio.
Alcuni barlumi di speranza, in tal senso, Stiglitz li intravede in America con l'approvazione del Prize Fund for HIV/AIDS Act, testo di legge ideato dal Senatore Bernie Sanders, che incoraggia la ricerca open-source, eliminando la segretezza dell'attuale modello di ricerca. E l'OMC ha emesso un rapporto in cui raccomanda una soluzione simile a quella prospettata a livello americano su scala globale. In “Research and Development to Meet Health Needs in Developing Countries,”  ha raccomandato un approccio onni comprensivo, che include un contributo allo sviluppo di ricerche per quei farmaci necessari ai paesi in via di sviluppo; coordinamento internazionale per le scelte di ricerca ed attuazione ed un osservatorio globale per monitorare i maggiori bisogni. A fine maggio, la comunità internazionale avrà una grande opportunità per iniziare ad attuare queste idee nell'Assemblea mondiale della salute all'OMS.
Riformare il sistema di ricerca nel mercato farmacologico non è solo una questione economica, ma di vita o di morte. Per questo è essenziale scollegare gli incentivi R&D dai prezzi delle medicine e promuovere una maggiore condivisione dei risultati scientifici. Per l'America, il testo presentato da Sanders rappresenta un importante passo in avanti; per il mondo le raccomandazioni dell'Oms un opportunità epocale per rimediare alla lunga ingiustizia generazionale, ed un modello di governance di un bene pubblico globale. Non possiamo permetterci di perdere l'opportunità, conclude Stiglitz.

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