Elly Schlein, oltre il "personale" niente

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Elly Schlein, oltre il "personale" niente

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di Paolo Desogus*
 

Un tempo si diceva che il "personale è politico". Ora siamo arrivati al punto in cui solo ciò che è personale è politico. Di Elly Schlein si conoscono i gusti sessuali, ma nulla delle sue idee. E poco importa che le abbia anche rese
pubbliche, non interessano: solo il personale è politico, e dunque fa notizia, merita di essere discusso.
 

Se questo è vero, allora le soluzioni politiche non possono che avere soluzioni personali, realizzate cioè da individui e non dall'istituzioni, da singoli e non dalle organizzazioni politiche, da eroi estemporaneamente nominati salvatori della patria non dal lavoro collettivo di costruzione del politico. Trovo dunque del tutto impropria ma coerente coi tempi questa esaltazione per Elly Schlein. La sua figura è stata arbitrariamente inserita in un copione già visto, già letto, nel quale faccio fatica a riconoscerla (e nel quale, conoscendola, credo che anche lei faccia fatica a riconoscersi). Abbiamo vissuto qualcosa di simile con Renzi. In pochi si erano preoccupati di sapere che cosa pensasse. Le sue idee non contavano. Contava solo la sua immagine di innovatore, di novello Giulio Cesare, di uomo del destino capace di trascinare il paese fuori dalle secche in cui versava. Quando poi abbiamo scoperto che era un fenomenale mascalzone politico era tardi.


Al di là della stessa Schlein (che non sarà mai un mascalzone politico), di Renzi o di altre figure di cui è stato esasperato l'elemento personalistico, ci troviamo da tempo inermi testimoni dell'incapacità del paese di costruire un gruppo dirigente che abbia come finalità quello di occuparsi della cosa pubblica. L'Italia e noi italiani facciamo sempre più fatica a pensarci come paese, come comunità. Siamo sempre più incapaci di pensare i fatti sociali in termini politici, nel quadro cioè dell'interesse generale. Oscilliamo tra il personalismo estremo e l'invocazione di entità punitrici astratte e fuori dal controllo democratico: la burocrazia UE, i mercati, gli USA e qualche volta la vecchia cara religione. Il dogma del vincolo esterno e della governance fa un tutt'uno con la torsione personalistica. Sono il segno di un degrado e di un'immaturità che pone al centro i singoli a discapito del collettivo.


*Professore alla Sorbona di Parigi

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