Erdogan e Putin: Prove di Dialogo, Non di Distensione.

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di Federico Pieraccini


Putin ed Erdogan nel primo pomeriggio del 9 Agosto 2016 si sono incontrati a Mosca per discutere di svariati argomenti che attendevano da mesi di essere affrontati. Al centro del dibattito sicurezza e cooperazione, vitali per il futuro di entrambe le nazioni. Da più parti si leggono commenti e notizie in merito all’incontro, quale viatico di un imminente riallineamento strategico tra Ankara e Mosca.


Come si è visto dagli eventi accaduti nel nord della Siria, la Turchia è più che mai parte attiva e fondamentale nella massiccia operazione lanciata dei terroristi per riconquistare parti di Aleppo e rompere l'isolamento imposto dall'Esercito Arabo Siriano. Un fattore altamente equivoco nell’interpretare le volontà immediate di Erdogan accadde poco dopo la famosa notte del colpo di Stato in Turchia. Più di un’agenzia di stampa vicino alla Guardia Nazionale Iraniana raccontava del ritiro di svariati istruttori militari Turchi da Aleppo. In molti hanno interpretato quel segnale come un assist a Damasco e Mosca. Un cambiamento strategico di Ankara dopo il fallito colpo di stato. Solo con il passare dei giorni la situazione si è rivelata nella sua interezza, con gli istruttori evacuati man mano che l'Esercito Arabo Siriano si avvicinava ad Aleppo, pronto a lanciare un potente assalto. Ankara semplicemente rimosse i suoi asset onde evitare imbarazzanti verità a cui dover dar conto.

 
La realtà immediata pone su due assi completamente opposti e diversi Mosca e Ankara e non sarà una situazione che si risolverà nel breve, specie fino a quando il nord della Siria non sarà stato completamente isolato dai confini Turchi (Es. armamenti e uomini).

 
Ciò però non impedisce, come più volte ribadito, il tentativo di trovare un accordo strategico nel medio e nel lungo periodo tra Turchia Russia e Iran. In tal senso, molto si intuisce dalle parole di Erdogan nell'intervista di oggi all'agenzia Russia Tass.

 
Per prima cosa ha ribadito come "l'Iran possa essere coinvolta nelle trattative sull'esito del conflitto in Siria.", proseguendo poi su un piano strettamente economico: "Russia e Turchia devono terminare la costruzione dell'impianto nucleare in Turchia da  4,5GW di potenza." Infine l’aspetto più controverso, vista l’importanza strategica che ricopre nei confronti dell’Unione Europea, in merito ai gasdotti: “Russia e Turchia hanno necessità di accelerare la costruzione del Turkish stream."

 
L’evidente vicinanza geografica obbliga Mosca ed Ankara ad una forzata situazione di dialogo. Altrettanto scontata, nel breve periodo, sarà l’enorme difficoltà con cui Erdogan e Putin difficilmente troveranno un'intesa sulla Siria. Gli Interessi strategici divergono su una quantità impressionante di punti. Basta approfondire le parole di Erdogan per averne una conferma priva di speculazioni:

 
Dal più tipico "Assad deve andarsene, non c'è altra soluzione al conflitto Siriano senza una sua dipartita" ad uno scioccante "Al Nusra non va considerato come un gruppo terroristico."

 
L'unico punto condiviso, da non sottovalutare, è la necessità di tutti gli attori regionali (Turchia, Russia, Iran) di tenere unita la Repubblica Araba di Siria, onde evitare il divampare di uno spinoso problema Curdo. Nell'immediato però questo interesse viene soppiantato dalle ambizioni di paesi come Turchia, Qatar, Arabia Saudita e Stati Uniti intenti da 5 anni a rovesciare il legittimo governo di Bashar al-Assad.

 
E’ più che normale per due capi di stato di paesi come Turchia e Russia incontrarsi, specie in questo determinato periodo storico. Parlare di un’alleanza Turco-Russa o simpatie tra Erdogan e Putin sembra però un esercizio atto più a confondere le idee che a spiegare correttamente la situazione. La realtà ci mostra una Russia e una Turchia che adottano politiche spesso divergenti, atte a difendere ciò che dal loro punto di vista rappresentano “interessi nazionali vitali”.


In una situazione del genere, la necessità per i maggiori attori regionali di dialogare è incessante e quando non avviene per diversi mesi, nonostante tutte le differenze, è sempre controproducente. E’ in questa ottica che va inquadrato l’incontro di oggi, ben diverso da alleanze o ipotesi di strategie comuni in Siria.

 

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