Euro: il tempo solo di salvare il salvabile

L'economista Premio nobel critica anche il massiccio intervento della BCE di Draghi. Misure inutile a prevenire una separazione, che avverrà a costi molto superiori

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Euro: il tempo solo di salvare il salvabile

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Nouriel Roubini in  Early Retirement for the Eurozone? Torna ad occuparsi di un tema già trattato in molte occasioni dall'economista – la crisi dell'eurozona – ribadendo come la migliore soluzione per i paesi dell'UE sia una rottura concordata dell'esperimento monetario unico.
Anche se la Germania continua a ribadire che per restaurare crescita, competitività, e sostenibilità del debito nelle zone periferiche dell'euro la via resti austerità e svalutazione interna piuttosto che ristrutturazione del debito ed uscita attraverso una progressiva reintroduzione delle monete nazionali, Roubini rimarca come il costo di un tale processo sia quantificabile in trillioni di euro. Come gli investitori decideranno di ridurre ancora la loro esposizione alla zona periferica europea, dovrà essere immessa ulteriore liquidità a livello europeo; il processo di aggiustamento richiederà diversi anni e finché la credibilità politica non sarà pienamente restaurata, i movimenti di capitali continueranno in un circolo vizioso senza fine. 
Fino a poco tempo fa, a finanziare tali debiti erano stati creati meccanismi ad hoc (the European Financial Stability Facility, soon to be the European Stability Mechanism) in sostegno delle risorse messe a disposizione dal FMI. Con i vincoli in Germania per impedire ulteriori rafforzamenti delle protezioni, ora l'azione da protagonista è giocata dalla BCE: in primo luogo con l'acquisto diretto di bond, e poi con il supporto di liquidità diretta alle banche all'interno del sistema di pagamento Target2 dell'eurozona. Nell'idea tedesca il finanziamento su larga scala fornisce ai paesi indebitati il tempo sufficiente per le riforme economiche necessarie a ricreare produttività, competitività e crescita, con una maggiore integrazione politica, fiscale e bancaria dell'UE in grado di restaurare la crescita nel lungo periodo. 
E' un tale scenario socialmente e politicamente sostenibile?, si chiede Roubini. La risposta  è inequivocabilmente negativa per le conseguenze immediate: divergenza economica e maggiore depressione; balcanizzazione irreversibile del sistema bancario e dei mercati finanziari; debito insostenibile per gli agenti privati e pubblici; compromissione della crescita per quei paesi che cercano la svalutazione interna, deflazione per restaurare la competitività; aggiustamenti asimmetrici, con rischi di moral hazard; assenza di condizioni per un'area valutaria ottima e serie difficoltà nel raggiungere un'unione politica, fiscale, economica e bancaria.  Il risultato: l'inevitabile disintegrazione dell'esperimento europeo,ma a costi più alti. 
Per questo, sottolinea Roubini, un “divorzio ordinato” ora è preferibile rispetto ad uno senza controllo in seguito. Un vano tentativo di evitare la rottura per uno o due anni – dopo aver perso trillioni di euro – significherebbe un esito disordinato ed incerto, con la distruzione del mercato unico e l'introduzione di misure protezioniste su una scala di massa. Se la rottura è inevitabile, meglio farla ai costi minori. Ma i politici nell'euro zona continuano a non vagliare tale ipotesi: la Germania e la Bce stanno contando sulla liquidità dell'Eurotower per acquisire tempo ed evitano di affrontare gli aggiustamenti necessari per riacquistare crescita e la sostenibilità del debito. Solo il tempo potrà dire, conclude Roubini con una battuta metaforica, se scommettere sulla casa per salvare il garage è stata la mossa giusta.

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