Euro: lo scenario resta buio
Per stabilizzare l'andatura debito/Pil, il denominatore dell'equazione deve iniziare a crescere
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Dopo esser stato per mesi pessimista sulla tenuta dell'eurozona, Nouriel Roubini in The eurozone delayed reckoned sottolinea come questo rischio si sia ridotto dalla scorsa estate, quando l'uscita della Grecia appariva imminente ed il costo per ripagare il debito spagnolo ed italiano aveva raggiunto livelli insostenibili.
Tre fattori principali hanno permesso di rallentare le tensioni. In primo luogo, l'azione della Banca Centrale Europea è stata incredibilmente efficace ed i differenziali di tassi d'interesse per Spagna ed Italia sono diminuiti di 250 punti, grazie all'impegno di acquisto illimitato annunciato da Draghi. In secondo luogo, lo European Stability Mechanism (ESM) – meccanismo da 500 miliardi a disposizione di banche e stati sovrani - ha permesso di calmare i mercati finanziari. Infine, la presa di coscienza definitiva da parte dei leader europei che si debba procedere verso una una maggiore integrazione bancaria, fiscale, economica e politica. E' cambiato in particolare il comportamento della Germania verso la Grecia: Berlino ha compreso che una rottura disordinata dell'eurozona avrebbe avuto pesanti ripercussioni economiche anche sul nord Europa e da Berlino sono finiti i discorsi pubblici su un'uscita possibile della Grecia ed iniziata un'azione impegnata a supporto di un terzo piano di aiuto per Atene. Fino a quando Spagna ed Italia restano vulnerabili, un'implosione della Grecia potrebbe determinare un contagio pericoloso, prima dell'elezione nazionale in Germania, compromettendo le possibilità di un secondo mandato di Angela Merkel. E così la Germania continuerà a finanziare la Grecia fino alle date dell'elezione.
Il problema, prosegue Roubini nella sua analisi, è che la periferia della zona euro mostra pochi segnali di ripresa: il Pil in picchiata a causa delle politiche di austerità; l'eccessivo apprezzamento dell'euro, il restringimento del credito da parte delle banche con sempre meno liquidità a disposizione, la fiducia dei consumatori sempre più depressa e da ultimo la diffusione della crisi nel cuore dell'eurozona – con la produzione francese e tedesca che hanno iniziato a contrarsi – rendono sempre fosco il futuro dell'eurozona. Anche se i deficit fiscali sono stati ridotti ed alcuni paesi stanno registrando avanzi primari, il livello dei debiti pubblici e privati sono sempre ad un livello insostenibile. Inoltre, la perdita di competitività, trend demografici avversi, deboli guadagni dal lato della produttività sono tutti fattori che contribuiscono a deprimere ulteriormente la crescita potenziale.
Nel breve periodo, l'austerità, i salari più bassi e le riforme intraprese aumenteranno i processi asimmetrici, recessionari e deflazionari in atto nell'eurozona. Dato le differenze strutturali nelle bilance dei pagamenti dei diversi stati membri, l'unione monetaria rimane infatti uno squilibrio instabile. Per questo, secondo Roubini, senza un'unione bancaria con condivisione dei rischi ed un'unione fiscale dove gli shock asimetrici dei singoli stati trovano aggiustamenti grazie ad un bilancio federale la crisi non potrà mai essere risolta del tutto. La Germania resta tuttavia titubante nel procedere in questa direzione, che prevederebbe un sussidio permanente dei debiti della periferia. Da questo punto di vista, Berlino crede che i problemi della area non sono il risultato dell'assenza di un'unione bancaria e fiscale, piuttosto i deficit fiscali e del debito riflettono la poca crescita potenziale e la perdita di competitività a causa della mancanza di riforme strutturali.
Su un'unione bancaria, fiscale e politica, la diplomazia europea è da mesi impegnata a cercare di elaborare compromessi. Poche discussioni si concentrano però sul come restaurare la crescita nel breve periodo. E' importante ricordare come per stabilizzare l'andatura debito/Pil, il denominatore dell'equazione deve iniziare a crescere altrimenti i livelli di debito continueranno ad essere insostenibili, nonostante tutti gli sforzi per ridurre il deficit di bilancio. Gli europei devono poter vedere la luce alla fine del tunnel in termini di salari e lavoro. Se la recessione si rafforza, conclude Roubini, crescerà il sentimento latente antieuropeista contro le politiche di austerità imposte. Scioperi, violenze di piazza e la crescita dei partiti estremisti potrebbero dettare la nuova agenda europea.

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