Farmatodo il principale centro di promozione del «golpe economico» contro il Venezuela
L’arresto e il perseguimento penale dei direttori della catena Farmatodo da parte del governo di Caracas
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da Albaciudad.org
L’arresto e il perseguimento penale dei direttori della catena Farmatodo, principale distributore attivo nella vendita di farmaci e prodotti da bagno nel paese, ha dimostrato l’impegno del governo e delle istituzioni nell’affrontare l’offensiva condotta dalla borghesia commerciale-importadora contro il popolo venezuelano.
Questi sono alcuni punti chiave per comprendere i fatti:
1. Farmatodo conta oltre 166 negozi, più di cinquemila lavoratori e un centro di distribuzione nazionale (CENDIS) ubicato nella Valles del Tuy, la cui capacità operativa è stata triplicata nell’aprile del 2013, grazie a un investimento di 17 miliardi di bolivares.
2. La farmacia Lara, fondata in quel di Barquisimeto nel 1918, è all’origine dell’organizzazione Farmatodo. Il suo proprietario era Rafael Zubillaga, nonno dell’attuale leader della società, Teodoro Rafael Zubillaga. Si tratta di un gruppo familiare della borghesia regionale riuscita ad espandersi, avendo una grande influenza politica, sociale e istituzionale.
3. Nel 1984 la società ha cambiato il proprio paradigma di business focalizzandosi sulla vendita di prodotti per la cura della persona, l’igiene, e farmaci senza ricetta medica. Questo a seguito di una crisi di liquidità che li costrinse a vendere il centro di distribuzione all’ingrosso, e ad espandere i negozi al dettaglio.
4. Il piano di conversione fu diretto da David Sommer, fondatore della catena statunitense di farmacie Rite Aid, da dove è stato importato il concetto di business adottato da Farmatodo. Si tratta del secondo conglomerato statunitense di farmacie; in tutta la sua storia le autorità hanno più volte accertato frodi legate alla vendita di medicinali e cibo, oltre all’alterazione delle scritture contabili.
5. Farmatodo è riuscita a negoziare in maniera diretta con i diversi fornitori offrendo sconti, senza l’intermediazione di distributori e rivenditori. Questo, insieme con i migliori prezzi, le ha offerto accesso prioritario allo smercio dei vari prodotti distribuiti dalle multinazionali del consumo.
6. La società ha consultato esperti e studiosi al fine di ottimizzare i processi logistici ed inoltre possiede invidiabili attrezzature e infrastrutture. Per questo è indubbio che Farmatodo sta usando il proprio “know how” e le sue risorse per agire da punta di lancia delle multinazionali nella «guerra economica» che affronta il Venezuela. Con il suo piano di razionamento dei prodotti forniti, Farmatodo, sta facendo esattamente il contrario di quello che ha promosso così duramente negli ultimi 30 anni.

7. L’espansione nazionale (e poi internazionale) di Farmatodo include una certa identità architettonica e urbana: tetti blu, finestre e porte in vetro. Sedi ubicate in grandi appezzamenti su strade ampie e trafficate, con una generosa offerta di parcheggio. Tutto questo si ricollega perfettamente con i processi di urbanizzazione delle grandi e medie città del paese che comprendono: città dormitorio e lo smantellamento dei centri urbani come luoghi di commercio e pratica politica. Di conseguenza un cittadino con una militanza politica ‘mediatica’ che si reca da Farmatodo può ‘constatare’ che il paese è governato male come viene affermato su Twitter e in rete.
8. Con il servizio notturno, circa un centinaio di negozi Farmatodo effettua vendite ai propri clienti direttamente in auto attraverso una porta blindata. Questo servizio punta a sfruttare il senso comune d’insicurezza personale, specialmente durante la notte, e al tempo stesso lo riafferma.
9. I locali Farmatodo da uno o due anni a questa parte si sono trasformati nei punti commerciali più dinamici; nei principali spazi pubblici di dibattito e confronto politico. Di fatto, durante la violenze o «guarimbas» del 2014, sono serviti come centro operativo e punto di incontro per l’attuazione di tali azioni.
10. Tutti questi elementi rendono Farmatodo il principale centro di promozione del «golpe economico», con capacità «scientifica» di produrre code e instabilità in maniera pianificata grazie alla sua quota di mercato, l’ubicazione geografica e l’orario prolungato. L’immagine più nitida della guerra economica è proprio la casetta con il tetto azzurro.

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