Gli Stati Uniti stanno armando entrambi i fronti del conflitto iracheno
E per Mosca gli ultimi sviluppi dimostrano il “totale fallimento” dell’intervento anglo-americano del 2003
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La scorsa settimana, ricorda il blog ZeroHedge, il governo di Baghdad ha ricevuto il primo dei 36 caccia F-16 ordinati all’americana Lockheed Martin in quello che l'inviato iracheno negli Stati Uniti ha definito un "nuovo capitolo" nella capacità del paese di difendere i suoi vasti confini.
All'inizio di marzo, gli Stati Uniti hanno fornito all’Iraq circa 100 missili Hellfire, nonché fucili d'assalto e altre munizioni. Poi, nel mese di aprile Washington ha inviato ancora più armi, rifornendo l'Iraq con 11 milioni di munizioni e altre attrezzature militari.
Non si sa quante di queste siano cadute nelle mani di Al Qaeda/ISIS (sappiamo che almeno un Black Hawk iracheno è stato catturato durante la presa di Mossul). Ciò che è noto, come PBS Frontline ha riportato due settimane fa, è che mentre l'amministrazione ha negato di armare siriani "ribelli", cioè gli stessi militanti ISIS che hanno attraversato il confine e sono ora combattono in Iraq, sono gli stessi ribelli siriani a sostenere di essere già armati e addestrati dagli Stati Uniti per l'uso di armi sofisticate e tecniche di combattimento, tra cui, un ribelle ha detto, "come finire i soldati ancora vivi dopo un agguato." Le interviste sono l'ultima conferma del fatto che, dopo più di tre anni di guerra, gli Stati Uniti hanno intensificato la fornitura di aiuti letali ai ribelli, come nota PBS "sembra che l'amministrazione Obama stia permettendo di selezionare gruppi di ribelli a cui inviare missili anticarro".

Per riassumere: gli Stati Uniti stanno armando e addestrando gli stessi gruppi di Al Qaeda/ISIS che contemporaneamente aiuta l’Iraq a combattere con l’invio di armi. E dal momento che l'esercito iracheno si è finora dimostrato totalmente incapace di alcuna resistenza – anche per la scarsa fedeltà sentita nei confronti del governo di Al-Maliki - per ora sono i droni statunitensi a "combattere" gli stessi "ribelli" con i quali gli Stati Uniti stavano collaborando fino ad un mese fa.
Chi è il vincitore? Il complesso militare-industriale, naturalmente, così come le banche che prestano soldi ai governi per combattere queste guerre.

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