Gli Usa avvertono Poroshenko:”La nostra pazienza è finita, avete un’ultima chance”
I diktat per Kiev restano del resto: "Proteggere la stabilità politica e soddisfare rigorosamente le richieste del FMI dal quale dipende l’aiuto finanziario a Kiev».
di Eugenio Cipolla
Il 2015 che si chiude non è certo uno degli anni migliori per Petro Poroshenko. Stretto nella morsa di una maggioranza fragile e dei ricatti della finanza internazionale, il presidente ucraino deve fare i conti con diverse grane che stanno mettendo a dura prova il suo intero operato. Stamattina, dallo scorso 2 ottobre, c’è stato il primo colloquio, seppur telefonico, nel formato Normandia con Putin, Hollande e la Merkel, dove tutti e quattro i leader hanno ribadito il proprio impegno a fare il possibile per attuare gli accordi di Minsk. «I presidenti di Francia, Russia, Germania e Ucraina – si leggeva in una nota dell’Eliseo - riaffermano il loro impegno per un cessate il fuoco in Ucraina ed il ritiro delle armi pesanti al più presto». Parole vuote, senza alcun senso, che, secondo molti analisti, sanciscono ancora una volta il congelamento di un conflitto che non riesce proprio a risolversi e che si sta trascinando anche e soprattutto sul piano commerciale.
E’ lì, infatti, che Kiev e Mosca si stanno scambiando colpi di ogni tipo. Nelle scorse settimane la Russia ha sospeso l’accordo di libero scambio con l’Ucraina, annunciando l’embargo su alcuni prodotti provenienti dall’ex repubblica sovietica. Risultato: l’economia ucraina perderà diversi miliardi di dollari, mentre Kiev ha annunciato a sua volta delle contromisure per rispondere a Mosca.
A preoccupare Poroshenko, poi, c’è anche lo stato (comatoso) dell’economia ucraina. Giusto ieri, durante la sua conferenza di fine anno, Valeria Gontareva, capo dell’NBU, la Banca Nazionale ucraina, ha detto che nel 2015 l’inflazione in Ucraina si attesterà al 44%, erodendo ancora di più il potere di acquisto dei cittadini ucraini, i quali hanno stipendi e pensioni bloccati sin dall’inizio della guerra in Donbass. Oltre questo, c’è anche la questione del bilancio 2016, tarato integralmente sulle richieste solo sangue (le lacrime son finite) del Fondo Monetario Internazionale, che a fine gennaio tornerà a riunirsi per decidere se unificare la terza e la quarta tranche di aiuti in favore dell’Ucraina.
Ma il problema principale per Poroshenko sembra proprio essere Poroshenko. L’altro giorno Reuters, per mano di Alessandra Prentice e Pavel Polityuk, hanno affondato il presidente ucraino, sostenendo che la lotta politica in Ucraina sta minacciando non solo il futuro di Poroshenko ma anche la reputazione di Barack Obama. «Le differenze all’interno della coalizione – scrive Reuterse – sono in crescita e molto riforme in stallo. Se la leadership ucraina cadrà, sarà molto imbarazzante per Washington, l’Unione Europea e il Fondo Monetario internazionale, poiché hanno sacrificato le relazioni con la Russia per il bene dell’Ucraina». Non è un caso che Joe Biden, durante l’ultima sua visita a Kiev, scherzando ma non troppo, ha detto di aver avuto più colloqui con i funzionari ucraini che con sua moglie nell’ultimo periodo. Secondo un rapporto dell’ufficio del vicepresidente Usa a partire dal 2014 ci sono stati 40 colloqui telefonici con Poroshenko e 16 con Yatsenyuk, oltre a quattro visite di Biden in Ucraina e altrettante di Poroshenko e Yatsenyuk a Washington o in Europa.
«L’amministrazione Obama – continua l’articolo – ha messo in campo un grande sforzo per garantire la rivoluzione del 2014 in Ucraina. Ora il progetto è sotto la minaccia di un crollo e se questo accade, l’Ucraina perderà la capacità di far fronte al caos e alla corruzione, privando Obama di un raro successo in politica estera».
«Il presidente Usa – si legge ancora – ha sofferto battute di arresto in politica estera sulla Libia, l’Iraq, la Siria e l’Afghanistan. Ora, negli ultimi mesi, il ritmo delle riforme in Ucraina si è quasi fermato e molte di queste sono rimaste solo sulla carta». Reuters cita i conflitti politici che nell’ultimo periodo hanno visto protagonisti alleati e sostenitori politici di Poroshenko, come quello tra il ministro dell’Interno, Arsen Avakov, e il governatore della regione di Odessa, Mikhail Saakashvili, dove sono volati addirittura bicchieri in faccia.
Un funzionario ucraino, citato nell’articolo, parlando in condizione d’anonimato, ha detto che nel corso dell’ultima riunione Biden-Poroshenko a Kiev, il vicepresidente Usa ha avvertito l’attuale leadership ucraina. «Biden ha affermato che i risultati sono importanti per gli Stati Uniti e che loro danno l’ultima opportunità, perché la loro pazienza si sta esaurendo».
La situazione è molto complessa e Poroshenko potrebbe salvarsi in calcio d’angolo liquidando il suo primo ministro. A detta di numerosi parlamentari ucraini che hanno parlato con Reuters, Yatsenyuk potrebbe essere sfiduciato all’inizio del prossimo anno, con un voto in Parlamento e questo potrebbe portare ad elezioni anticipate. «Perdere Yatsenyuk sarebbe un duro colpo per la politica degli Stati Uniti in Ucraina – scrive Reuters – In una registrazione trapelata riguardante una telefonata tra Victoria Nuland e l’ambasciatore Usa a Kiev, lei lo ha descritto con il soprannome affettuoso di “Yats”. Washington lo vede come un interlocutore affidabile, asse centrale dello sforzo riformista dell’Ucraina». Secondo una fonte vicina a Poroshenko, invece, agli Usa andrebbe bene qualsiasi primo ministro, a patto che le riforme promesse vengano portate a termine. «La cosa principale – ha detto la fonte - è quella di salvare questa coalizione ed evitare passi indietro. Gli americani hanno due punti da soddisfare: proteggere la stabilità politica e soddisfare rigorosamente le richieste del FMI dal quale dipende l’aiuto finanziario a Kiev».

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