Gli Usa non più disposti a salvare l'Europa

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Gli Usa non più disposti a salvare l'Europa

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Nella sua rubrica del 16 gennaio, "America, Greece and the world on fire", Gideon Rachaman compie un interessante parallelo tra la crisi della Grecia nel 1947 e quella del 2012 per sottolineare come il diverso atteggiamento degli Stati Uniti negli affari europei possa compromettere lo status quo internazionale.

Di fronte alla crisi greca del 1947, il ritiro dell'Impero Britannico ed il rischio di un insediamento comunista ad Atene, gli Stati Uniti avevano risposto con la Dottrina Truman, il Piano Marshall e la creazione dell'Alleanza Atalantica. Stabilizzando l'Europa occidentale attraverso i principi di democrazia e libero-scambismo internazionale e garantendo decenni di prosperità.  A 60 anni di distanza, sottolinea Rachman, una nuova crisi greca viene vissuta da Washington con un atteggiamento diametralmente opposto: dall'inizio della crisi economica greca, il Segretario di Stato Hilary Clinton ha compiuto una sola volta in visita ufficiale, come tappa intermedia di un viaggio in India, ad Atene ed il Segretario del Tesoro Timoty Geithner ha più volte ribadito che gli europei dovranno fare soli. Rispetto al 1947 è cambiata la disponibilità monetaria (il Piano Marshall è costato il 5% del Pil Usa) e la percezione delle sfere d'influenza: oggi l'Europa conta meno dell'Asia ed il dinamismo economico del Pacifico è la priorità strategica per gli Usa.
Con Berlino restia a sostituirsi a Washington e compiere quei passi politico-finanziari necessari, la crisi greca insieme con i cambiamenti in Nord Africa potrebbero creare una pericolosa destabilizzazione nel Mediterraneo.
 
Rispetto alla crisi del 1947, che nell'arco di un paio di anni  generò il Patto di Dunkerque, il Patto di Bruxelles, l'OECE, la costituzione della Ceca e dell'Euratom, oggi vi è una maggiore reticenza dell'Europa occidentale, in particolare dellla Gran Bretagna, alla ricerca di soluzioni condivise.

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