Gli Usa si preparano a sostituire Poroshenko

La sconfitta di Debaltseve, dopo quella di Ilovaisk ad agosto, potrebbe essere stata fatale per le sorti del presidente ucraino.

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 Gli Usa si preparano a sostituire Poroshenko


di Eugenio Cipolla

Ancora pochi mesi e Petro Poroshenko potrebbe non essere più il presidente dell’Ucraina. Non è una certezza, ma poco ci manca. Il magnate ucraino, a capo dell’ex Repubblica sovietica dallo scorso giugno, è sempre più in difficoltà. «Poroshenko – ha scritto ieri il Der Tagesspiegel, uno dei maggiori quotidiani tedeschi - è sotto grande pressione. Debaltseve per il presidente ucraino è stato un momento molto scomodo. Lo scorso agosto una battaglia simile si era verificata ad Ilovaisk, dove Kiev aveva perso quasi mille soldati del suo esercito. Sei mesi più tardi Poroshenko ha dovuto subire un’altra sconfitta politica e militare».

Secondo il quotidiano tedesco sono in molti a temere che il presidente ucraino sarà presto messo in difficoltà dai tanti nemici che ha all’interno del paese. «Mentre una parte chiede un’azione più incisiva contro i separatisti filorussi, altri vogliono porre fine alla guerra nel più breve tempo possibile». Poroshenko, dunque, rischia di essere schiacciato tra questi due fronti. «E’ un campione del mondo di annunci», ha detto un deputato della coalizione di governo al Der Tagesspiegel sotto la garanzia dell’anonimato. «Ultimamente è sempre con l’uniforme di comandante supremo, manda messaggi di fronte alle telecamere, ma non è sufficiente nella situazione attuale».

Il nemico più pericoloso per Poroshenko è Arsenij Yastenyuk, attuale primo ministro e principale alleato del presidente ucraino. Quarant'anni, avvocato ed ex capo della Banca Centrale Ucraina, Yastenyuk, il più filo-americano dell’attuale coalizione che governa il Paese, sta tramando da mesi alle spalle del suo presidente con l’appoggio degli Stati Uniti e dell’oligarca di religione ebraica Igor Kolomoisky, attuale governatore della regione di Dniptropetrovsk e finanziatore di alcuni battaglioni pro-Kiev che combattono in Donbass.

Fortemente antirusso, molto più del moderato Poroshenko, qualche settimana fa, nel bel mezzo delle trattative per un nuovo cessate il fuoco in est Ucraina, Yatsenyuk ha spinto il Parlamento a votare un provvedimento che dichiarava la Russia «paese aggressore», rendendo vani gli sforzi diplomatici del suo presidente. Il premier ucraino potrebbe approfittare di diversi fattori per fare il grande salto. I partner occidentali dell’Ucraina, a cominciare proprio dagli Stati Uniti, sono rimasti molto delusi dagli scarsi risultati ottenuti da Poroshenko durante gli ultimi colloqui di Minsk. E il poco decisionismo del magnate ucraino, così come la ricerca incessante di una dialogo con Mosca non pagano.

Per non parlare della sua popolarità, in netto calo nell’ultimo periodo. Un sondaggio pubblicato la scorsa settimana da Research&Branding Group ha fatto registrare un calo della fiducia nell’azione di Poroshenko di dodici punti in cinque mesi. Ad ottobre gli ucraini che sostenevano il proprio presidente erano il 57%, mentre oggi la percentuale è scesa al 45%, contro il 46% di chi si dice contrario alle politiche condotte sin qui. La ciliegina sulla torta è stata la contestazione subita da Poroshenko ieri pomeriggio a Kiev, durante la commemorazione delle vittime di Maidan. Giunto a Piazza Indipendenza a fianco della moglie e della figlia, Poroshenko è stato bersagliato da fischi e un coro di “vergogna”.

Un episodio che dimostra perfettamente come il rapporto tra il presidente e i suoi cittadini si sia ormai incrinato. «Aveva promesso la pace e le riforme economiche», ha scritto qualche giorno fa il settimanale tedesco Der Spiegel. «Ora ha perso anche la battaglia di Debaltseve. Questo nonostante la scorsa primavera aveva assicurato una rapida vittoria. Aveva promesso, inoltre, di vendere la sua società di produzione dolciaria, ma non lo ha fatto». Ed è per questo che ora Poroshenko rischia seriamente di cadere.

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