Hassan Rowhani. Il Mr Grey iraniano
Cosa si nasconde dietro l'ascesa del nuovo presidente iraniano
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In "Hassan Does Manhattan", Thomas L. Friedman condivide con i lettori alcune delle sue impressioni riguardo il nuovo presidente iraniano, Hassan Rowhani.
Innanzitutto, fa notare il Columnist del New York Times, l'elezione di Rowhani non è stata casuale ma determinata da potenti pressioni interne. Questa elezione, prosegue Friedman, ha aperto le porte ai negoziati tra i migliori diplomatici iraniani e americani sul programma nucleare iraniano ma è difficile prevedere se questi negoziati porteranno ad una soluzione pacifica della crisi nucleare iraniana. Se i colloqui dovessero fallire, aggiunge Friedman, il presidente Obama si troverà a decidere se intraprendere un'azione militare o proseguire con le sanzioni che potrebbero contribuire a trasformare l'Iran in uno stato fallito gigante.
Nelle recenti elezioni in Iran, il Consiglio dei Guardiani ha approvato solo otto candidati e due di questi si sono ritirati prima del voto. Tutti i candidati sono stati considerati "affidabili" dal punto di vista del regime - non liberali - ma mentre si avvicinava la data delle elezioni è stato chiaro che Rowhani era un pò più liberale rispetto agli altri.
Il 14 giugno, Hassan Rowhani, ha vinto ottenendo quasi il 51 per cento dei voti. Molti iraniani erano stanchi di vivere sotto il regime delle sanzioni imposte dall'Occidente e hanno votato in massa per il candidato più liberale. Il rial iraniano, che aveva perso circa due terzi del suo valore negli ultimi due anni di sanzioni, ha ripreso terreno sul dollaro dopo l'elezione di Rowhani e l'indice della borsa iraniana è salito di 7 punti nella speranza che il nuovo presidente negozi un accordo per porre fine alla sanzioni. In un paese dove la disoccupazione è dilagante e con quasi il 30 per cento di inflazione, la vittoria di Rowhani non è una sorpresa per Friedman. Il leader supremo iraniano, l'ayatollah Ali Khamenei, spiega l'autore, non ha permesso a Rowhani di partecipare alle elezioni, vincerle e iniziare i negoziati per caso. La lotta per il potere in Iran non è più solo tra i Guardiani della Rivoluzione, con la loro vasta rete di affari e modi illegali che usano per aggirare le sanzioni e arricchirsi, e gli ecclesiastici più pragmatici. La maggioranza silenziosa iraniana è ora al potere e l'offensiva diplomatica di Rowhani è stata dettata sia da loro che dalla Guida Suprema.
Rowhani è stato scelto perché il regime iraniano è sovraesposto a emarginato.
Dieci anni fa, l'America era sovraesposta in Medio Oriente - impantanata in Iraq e in Afghanistan e vulnerabile agli attacchi sotto copertura da parte dell'Iran e dei suoi alleati. Oggi, il regime iraniano è sovraesposto e sta spendendo uomini, denaro ed energia per mantenere in vita il regime siriano, alimentare Hezbollah in Libano e i suoi alleati in Iraq e Afghanistan. Ma mentre il regime è sovraesposto, gli iraniani sotto i 30 anni - circa il 60 per cento della popolazione - si sentono emarginati dall resto del mondo mentre vorrebbero essere in grado di studiare, lavorare e viaggiare.
Il fatto che Rowhani abbia scelto di non stringere la mano del presidente Obama (nonostante poi i due abbiamo parlato per telefono) perché temeva che il gesto potesse essere usato contro di lui dalle Guardie Rivoluzionarie ci dice quanto sarà difficile raggiungere l'unico accordo sul nucleare che Obama ritiene possibile. Un accordo che riconosce il diritto dell'Iran di produrre combustibile per l'energia nucleare civile, ma con una infrastruttura per l'arricchimento nucleare ridotta e sotto controlli internazionali abbastanza stringenti.
Questo è il tipo di accordo che l'Occidente è pronto a negoziare. Resta da valutare se l'Iran sarà in grado di accettarlo. A tal fine, conclude Friedman, bisognerebbe rendere pubblici i contenuti delle negoziazioni in modo che il popolo iraniano possa avere voce in capitolo nel negoziare un accordo che non è solamente sulla qualità del programma nucleare iraniano, ma sulla qualità della vita in Iran.

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