Hezbollah rivela le perdite dell'esercito israeliano in Libano

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Hezbollah rivela le perdite dell'esercito israeliano in Libano

 

In seguito all’entrata in vigore del cessate il fuoco con Israele, Il movimento di resistenza libanese Hezbollah ha rilasciato la sua prima dichiarazione.

In primis, il movimento ha annunciato che le sue forze hanno ucciso almeno 130 soldati israeliani e ne hanno feriti circa 1.250 in meno di due mesi di battaglie in Libano.

Si legge nella dichiarazione di Hezbollah che, dall'8 ottobre 2023, “la Resistenza è rimasta salda nel suo impegno e nella sua lotta per più di 13 mesi ed è stata in grado di ottenere la vittoria contro il nemico, rendendolo incapace di indebolire la nostra determinazione”.

Con una media di 23 operazioni al giorno, Hezbollah ha rivelato che le sue truppe hanno condotto 1.666 operazioni militari dal 17 settembre, giorno in cui è iniziata l'aggressione israeliana allargata dalla Striscia di Gaza al Libano.

Dopo l'assassinio dell'ex leader Hassan Nasrallah, Hezbollah ha lanciato 105 operazioni speciali “Khaybar”. In pratica, queste operazioni hanno preso di mira siti sensibili fino a 150 km di profondità all'interno di Israele, utilizzando razzi balistici avanzati, missili da crociera e droni d'assalto di alta gamma.

La resistenza libanese ha ricordato le perdite israeliane all’interno del Libano, elencando la distruzione di 59 carri armati Merkava, 11 bulldozer militari, due Humvee, due veicoli blindati e due veicoli per il trasporto di personale. Inoltre, in un’operazione militare che ha coinvolto anche mezzi di difesa aerea, sono stati abbattuti 6 droni Hermes 450, 2 droni Hermes 900 e un quadrirotore.

“Per tutta la durata dell'operazione di terra israeliana nei territori libanesi... le forze d'invasione non sono riuscite ad occupare o ad insediarsi in nessuna delle città di prima linea, che erano state sottoposte a fuoco dall'inizio dell'Operazione Al-Aqsa Flood”, ha ribadito Hezbollah, aggiungendo che Tel Aviv  “non è riuscita a stabilire una zona militare e di sicurezza isolata, e non è stata in grado di ostacolare il lancio di razzi e droni nei territori occupati,”, ribadendo che “questo è un prodotto diretto della perseveranza dei combattenti sul campo di battaglia, che hanno continuato a colpire gli obiettivi nemici in profondità nella [Palestina] occupata dalle linee del fronte e dai villaggi di confine fino all'ultimo giorno di aggressione”.

In merito alla seconda fase dell'invasione di terra israeliana, il movimento libanese ha precisato che non è stata “nient'altro che una dichiarazione politica e mediatica, dal momento che il nemico non è stato in grado di avanzare nelle città di seconda fascia del fronte meridionale”, nonostante che, come avevano riferito il 12 novembre i media israeliani l'esercito aveva "iniziato la seconda fase della manovra di terra nel sud del Libano, con la 36esima Divisione che avanza verso la seconda linea difensiva di Hezbollah” nel tentativo di prendere il controllo della città meridionale di Khiam.

“[Israele] ha subito perdite significative a Khiam, da cui si è ritirato tre volte, così come ad Ainata, Tallousa, Bint Jbeil e Al-Qawzah”, ha ribadito nel suo comunicato Hezbollah.

“L'unico tentativo di avanzare è stato verso le città di Bayada e Shamaa, nel settore occidentale, che sono diventate un cimitero per i carri armati e i soldati d'élite dell'esercito nemico, che si sono ritirati sotto i colpi della resistenza”, sottolineando che oltre “300 linee di difesa a sud del fiume Litani’ erano state stabilite prima dell'invasione di terra. Quello che è successo a Bayada e Khiam è la prova migliore”, ha concluso il movimento di resistenza libanese.

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