“Hollande: il Gamelin della guerra economica”
Il Fmi non prevede la fine della disoccupazione in Francia fino al 2020
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In IMF sees no end to French jobless crisis this decade, Ambrose Evans Pitchard commenta la revisione annuale del Fmi dell'economia francese, in cui l'organizzazione internazionale ha chiesto al presidente francese Francois Hollande di rallentare l'andatura del consolidamento fiscale del prossimo anno per evitare la stagnazione economica e tarpare le ali alla flebile ripresa alle porte. “Data l'esitante ripresa, il governo dovrebbe agevolare l'andatura dell'aggiustamento”.
Una serie di economisti francesi, prosegue nella sua analisi il Columnist del Telegraph, hanno accusato Hollande di esser stato troppo ottimista nel proclamare, in un'intervista del 14 luglio scorso, che la crisi fosse ormai alle spalle. Partick Artus di Natixis, ad esempio, ha recentemente dichiarato che segni di stabilizzazione sono dovuti al restocking e dovrebbero essere trattati con molta cautela. “Non si tratta di ripresa”, ha dichiarato. L'Observatoire Economique, think tank economico di sinistra, ha dichiarato che il regime politico della zona euro rimane recessiva e rischia di spingere l'economia francese in una fase di deflazione il prossimo anno.
Il Fmi ha dichiarato che il tasso di disoccupazione crescerà ulteriormente fino all'11,6% nel 2014 e si tratta di uno scacco politico per il mandato di Hollande, che ha chiesto proprio al popolo di giudicarlo su quanti posti di lavoro riuscirà a creare. Il Fondo ha dichiarato che gli sforzi per diminuire il deficit di bilancio dovrebbero focalizzarsi sui tagli alla spesa piuttosto che in nuove tasse “che sono già tra le più alte al mondo ed hanno un impatto negativo su investimento e creazione di lavoro”. Per questo l'organizzazione internazionale ha pregato il governo socialista di accelerare sulle riforme sul mercato del lavoro per una maggiore flessibilità, che, del resto, da sole non saranno sufficienti a restaurare una competitività che è tra le più basse d'Europa. Il debito pubblico francese, sempre secondo le stime del Fmi, raggiungerà il livello di 95% il prossimo anno per poi superare i 100 punti percentuali senza una ripresa consistente dell'euro-zona.
La critica del Fmi è comunque nulla in confronto agli attacchi che Hollande sta subendo da alcuni commentatori francesi. Nicolas Baverez ha definito il capo dell'Eliseo il “Gamelin della guerra economica”, con il riferimento al generale che decise di costruire la Linea Maginot e fu testimone del collasso del 1940. “La Francia del 2013 è un'isola d'immobilità, che soffre di mancanza di leadership e strategia. Hollande ha messo la Repubblica alla mercé del Fronte Nazionale e dell'euro”, ha dichiarato. Dello stesso avviso Eric Dor, professore alla business school IESEG a Lille, che ha sostenuto come le fortune delle industrie francesi e tedesche si sono diversificate in modo drammatico dal lancio dell'euro. La produzione industriale è cresciuta ad un'andatura similare in entrambi i paesi fino alla fine degli anni '90, con la Francia in grado di svalutare per restare competitiva. “Dal gennaio 1999 all'aprile 2013, la produzione francese è diminuita dell'11,4% mentre quella tedesca è aumentata del 32%. Stiamo osservando una distruzione progressiva della nostra capacità produttiva. I profitti sono così bassi che non c'è incentivo ad investire ed è molto preoccupante”.

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