I deputati filo-occidentali ucraini vogliono vietare la diffusione della stampa russa

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I deputati filo-occidentali ucraini vogliono vietare la diffusione della stampa russa

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di Eugenio Cipolla

La domanda è sempre la stessa e può apparire ripetitiva, scontata e anche un po’ banale: dove sono quelli che dopo la strage di Charlie Hebdo a Parigi sfilarono uniti per difendere la libertà di stampa e il diritto alla satira quando servono? La risposta è un po’ come la domanda, anch’essa è sempre la stessa, anch’essa è ripetitiva, scontata e banale. Perché quelli che gridavano ‘Je Suis Charlie’ con il tempo si sono dileguati, mostrando un certo grado di opportunismo e ignorando clamorosamente tutte quelle questioni legate alla libertà di stampa che non riguardano l’occidente. E’ successo ovunque, ma soprattutto in Ucraina, dove da due anni e mezzo a questa parte a rimetterci è stata la stampa russa e quella parte di stampa ucraina meno filo-occidentale rispetto alla corte dei miracoli dei media governativi. 

A febbraio dello scorso anno, ad esempio, la Verkhvovna Rada, il parlamento ucraino, aveva deciso con 239 voti a favore di sospendere fino alla fine dei combattimenti in Donbass gli accrediti presso le strutture governative a tutti i media russi. “Questioni di sicurezza”, hanno sempre fatto sapere da Kiev. Questioni che l’occidente ha sempre ignorato e che a parti invertite, con un ipotetico divieto di accesso ai media ucraini presso le strutture governative russe, avrebbe scatenato qualche campagna mediatica per sottolineare lo scarso concetto della democrazia che hanno le autorità di Mosca. 

Per non parlare poi dei numerosi giornalisti russi arrestati (e poi espulsi) al loro arrivo in territorio ucraino o del divieto di trasmissione imposto ad alcune emittenti tv russe, colpevoli, secondo le autorità di Kiev, di alimentare la propaganda russa e l’odio contro l’Ucraina e il suo popolo. Azioni sbagliate secondo gli standard occidentali, ma che paradossalmente nessuno ha cercato di spiegare alle autorità di Kiev, che dunque hanno continuato a ritenere queste misure giuste, quasi una legittima difesa contro “l’aggressione russa”. 

E forse è proprio per questo, per questa “mancanza” occidentale, che a Kiev stanno continuando sulla strada della repressione. Ieri in Parlamento due deputati della Commissione per la cultura e la libertà di parola, Ruslan Knyazhytskyy e Viktoria Syumar, hanno presentato un disegno di legge controverso, che limita la diffusione di programmi in lingua russa e vieta il rilascio di materiali stampati nelle lingue dei paesi vicini. Un chiaro segnale a Mosca, visto che l’Ucraina confina con Moldavia, Romania, Ungheria, Slovacchia, Polonia, Bielorussia e Russia, e la diffusione di materiali nelle lingue di questi paesi, eccetto che per la Russia, è stata sempre molto limitata e poco “dannosa” per la lingua ucraina. 

Già, perché l’obiettivo di Knyazhytskyy e Syumar (due deputati dichiaratamente filo-occidentali: il primo è il proprietario di TVi, una delle emittenti di punta dell’opposizione ai tempi di Yanukovich, la seconda è una giornalista che ha lavorato per riviste filoamericane) è quello di tutelare la lingua ucraina, obbligando peraltro le stazioni radio e televisive a trasmettere programmi in lingua madre il 75% dei programmi. Inoltre il disegno di legge limita fortemente la discrezione degli editori nello scegliere la lingua delle trasmissioni, nonché la possibilità di diffondere programmi e film con sottotitoli per aggirare le quote attualmente esistenti. 

«Si tratta di una decisione estremamente populista», ha detto Klim Bratkovsky, esperto analista del quotidiano Vesti. «Prima di imporre questi divieti, è necessario cambiare la legge sui media». Mentre per Ruslan Bortnik, altro noto analista locale, «questa legge contraddice la Carta europea, dal momento che introduce ulteriori discriminazioni». Già lo scorso agosto il gabinetto dei Ministri dell’Ucraina aveva approvato una legge che limitava l’importazione di materiale stampato dalla Russia e dalla Crimea. Una cosa impensabile, dato che in Ucraina il 70% dei libri venduti ha origini russe. E nemmeno in quel caso nessuno in occidente disse qualcosa. Perché si sa: la libertà di stampa e di espressione va difesa per gli amici e sepolta per i nemici.

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