I profeti del debito
I sostenitori dell'inevitabile default non si arrendono alla realtà della situazione economica americana
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Riprendendo un libro culto negli anni '50, “When Prophecy Fails,” che sosteneva come le profezie rivelatesi errate creano nei loro patrocinatori un sostegno ancora più forte invece che l'ammissione dell'errore, Paul Krugman in When Prophecy Fails sostiene come lo stesso si registra per coloro che da anni ormai prospettano un'imminente crisi del debito per gli Stati Uniti. Dal maggio 2009, quando un famoso editoriale del Wall Street Journal profetizzava un inesorabile aumento dei tassi d'interesse qualora il debito non fosse diminuito, ad oggi, le profezie su un futuro default dell'economia americana per l'insostenibilità dei livelli di deficit di bilancio correnti si sono moltiplicati.
Nonostante i tassi d'interessi di rifinanziamento del deficit sono oggi ai minimi storici, nessuno di questi profeti ammette il loro errore d'analisi. Anche coloro che hanno dato un preciso limite temporale, come Erskine Bowles e Alan Simpson, che all'inizio del 2011, avevano dato per certo una crisi del debito in meno di due anni senza l'attuazione del loro piano - progetto Bowles-Simpson per l'appunto - di riduzione del deficit, continuano a sostenere con ancora più veemenza la loro tesi. In pochi hanno alla fine rivisto le loro convinzioni iniziali: nel 2010, ad esempio, Alan Greenspan, ha ammesso che nonostante i grandi deficit di bilancio, l'inflazione ed i tassi d'interesse di lungo periodo, i tipici misuratori degli eccessi fiscali, rimangono sotto controllo.
Nonostante i tassi d'interessi di rifinanziamento del deficit sono oggi ai minimi storici, nessuno di questi profeti ammette il loro errore d'analisi. Anche coloro che hanno dato un preciso limite temporale, come Erskine Bowles e Alan Simpson, che all'inizio del 2011, avevano dato per certo una crisi del debito in meno di due anni senza l'attuazione del loro piano - progetto Bowles-Simpson per l'appunto - di riduzione del deficit, continuano a sostenere con ancora più veemenza la loro tesi. In pochi hanno alla fine rivisto le loro convinzioni iniziali: nel 2010, ad esempio, Alan Greenspan, ha ammesso che nonostante i grandi deficit di bilancio, l'inflazione ed i tassi d'interesse di lungo periodo, i tipici misuratori degli eccessi fiscali, rimangono sotto controllo.
Nel proseguo della sua analisi, Krugman ribadisce la sua tesi secondo cui queste tesi catastrofiste sul debito sono tutte profondamente sbagliate, dato che il deficit di bilancio non causerà l'aumento dei tassi d'interesse e l'inflazione fino a che l'economia si manterrà sui livelli depressi che registra attualmente. E una politica monetaria volta a ridurre velocemente il deficit acuirà il livello di difficoltà dell'economia. E questo punto di vista accademico è convalidato dagli eventi recenti ma l'elemento chiave da comprendere è che i profeti del disastro fiscale sono “emozionalmente e professionalmente” impegnati a credere che la crisi fiscale sia dietro l'angolo. Non si può persuadere, conclude Krugman, queste persone a riconsiderare le loro visioni alla luce della realtà, ma quello che si può e deve fare è non prestare più attenzione alle loro affermazioni. Sarà difficile, perché molti di loro sembrano figure altamente rispettabili, ma portano avanti idee non corrispondenti ai fatti da troppi anni ormai per meritare ancora credibilità.

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