I profitti delle aziende sono solo creazioni "sociali"

Il finanziamento assistenziale alle imprese che smaschera le bugie del libero mercato

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I profitti delle aziende sono solo creazioni "sociali"

In un editoriale su the Guardian, Ha-Joon Chang sostiene senza mezzi termini che i profitti delle aziende -  dai brevetti sui farmaci al quantitative easing – dipendono dagli aiuti di stato e che il libero mercato è solo un mito.
Riprendendo la sentenza della corte suprema indiana dell'aprile scorso che ha deciso di non riconoscere il brevetto a Novartis per il farmaco anticancro Glivec, Chang sostiene come l’industria farmaceutica è oggi estremamente gelosa dei suoi brevetti sui prodotti chimici, perché sa che senza il proprio livello di profitti scenderebbe drammaticamente. A differenza di una BMW o di un Airbus, le sostanze chimiche sono estremamente semplici da copiare e senza il monopolio artificialmente introdotto dai brevetti, in altri termini, l’inventore di una nuova sostanza chimica può guadagnare ben poco (le medicine “generiche” costano tipicamente il 5% delle medicine protette da brevetto monopolistico). L’industria farmaceutica dimostra definitivamente come i profitti siano creazioni “sociali” – essa genera i suoi profitti perché gli viene garantito un monopolio artificiale sotto forma di brevetti. Ma non è la sola.
Un altro caso evidente di questa distorsione è l’industria bancaria. Oggi, prosegue Chang nella sua analisi, molti istituti finanziari sarebbero già falliti se non fosse per l’immensa quantità di denaro pubblico riversato nelle loro casse a seguito della crisi del 2008. Anche nel caso di quelle che non sono state "salvate", i loro profitti sarebbero stati molto più bassi (o le loro perdite molto più grandi, nel caso di quelle che sono in passivo) senza il denaro a basso costo che è stato messo loro a disposizione – senza alcuna condizione, a differenza di quel che avviene per gli aiuti di stato come i sussidi di disoccupazione.
In altri casi, la protezione sociale del business è più indiretta. Lo scandalo della carne di cavallo, sottolinea Chang, ha rivelato che i supermercati britannici hanno tratto maggiori profitti dall'allentamento della regolamentazione sugli standard alimentari, introdotta dal governo di coalizione nel 2010 con la scusa di tagliare le spese governative. Lo scandalo Poundland ha rivelato che i negozi inglesi al dettaglio avrebbero fatto minori profitti  se non avessero potuto usare i vantaggi dei sussidi di disoccupazione.
Una volta che si prende coscienza che la quantità di profitti che fanno le società sono in definitiva determinati da questi “finanziamenti assistenziali” che lo stato decide di concedere loro, si comprende che il punto di vista del “libero mercato” che ha dominato il mondo negli ultimi decenni è una totale farsa. Il fatto che il profitto sia l’indicatore obiettivo del contributo di un’azienda all’economia è una favola, dato che in realtà esso è determinato socialmente e politicamente. Gli aiuti governativi alle fasce sociali più deboli vengono considerati come sprechi assegnati a dei parassiti della società, mentre in realtà i ricchi ottengono aiuti molto superiori. E’ tempo di accantonare il mito dell'ineluttabilità del libero mercato: i mercati sono creazioni sociali che possono essere, e, conclude Chang, sono già stati modificati per obiettivi sociali.

Per una traduzione completa del testo di Chang si rimanda e si ringrazia Voci dall'estero

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