I Repubblicani sono divisi sul Medio Oriente

Fareed Zakaria analizza le contraddizioni del Partito Repubblicano

1093
I Repubblicani sono divisi sul Medio Oriente

In “A conservative split over the Middle East”, Fareed Zakaria esordisce meravigliandosi di quanto il discorso di politica estera tenuto da Mitt Romney ai cadetti dell’Accademia Navale in Virginia  sia stato moderato. Sebbene pieno di retorica, continua Zakaria, nel suo intervento, lo sfidante di Obama non ha introdotto nessun cambiamento alle linee guida della politica estera americana. Romney ha confermato il ritiro dall’Afghanistan, non ha proposto alle truppe statunitensi di tornare in Iraq e non ha invocato attacchi militari contro l’Iran. In più, il candidato repubblicano si è impegnato a lavorare alla “soluzione dei due stati” per il conflitto israelo- palestinese e ha anche lasciato fuori quello che era stato un must dei suoi precedenti interventi, la belligeranza nei confronti della Cina.
Romney ha proposto un cambiamento nei confronti della Siria. Ma anche lì, con un’attenta formulazione, non ha annunciato che come presidente avrebbe armato l'opposizione siriana, ma solo che avrebbe "garantito loro le armi di cui hanno bisogno." "Loro", precisa Zakaria, sono i membri dell'opposizione che condividono i valori statunitensi. Quindi, continua a chiarirci l’autore, l’unica divergenza proposta da Romney rispetto alla politica attuale è che dovremmo individuare tra i ribelli siriani coloro che non sono islamisti e incoraggiare Turchia, Arabia Saudita e Qatar a dare loro più armi.
Secondo l’editor del Time, la moderazione di Romney è parte della sua strategia per attrarre il centro, quella parte di elettorato ancora indeciso, ma riflette anche la mancanza di consenso tra conservatori su cosa fare per le turbolenze in Medio Oriente. Facendo riferimento alla morte dell’Ambasciatore Stevens a Bengasi, Romney ha sostenuto che gli attacchi all'America non devono essere visti come atti casuali. Secondo l’ex Governatore del Massachussets, siamo infatti di fronte ad una lotta più grande che si sta giocando al di fuori dei confini del Medio Oriente. 
In realtà, sostiene Zakaria, il problema è che i conservatori sono profondamente divisi su questa lotta.
Un riflesso dello stato del pensiero conservatore sulla questione è emerso in un recente dibattito a New York,  sul tema“ Meglio islamisti eletti che dittatori ", in riferimento alla  politica degli Stati Uniti  in Medio Oriente.  A confrontarsi erano due intellettuali conservatori,  Reuel Marc Gerecht e Daniel Pipes.  
Da un lato, ci dice Zakaria, vediamo commentatori che ritengono che l'amministrazione Obama avrebbe dovuto cercare di tenere Hosni Mubarak al potere in Egitto e dall’altro coloro che celebrano la caduta delle tirannie arabe, rimproverando ad Obama di non essere stato rapido nel sostenere la transizione verso le elezioni.
La tesi sostenuta da Zakaria è che nel corso dei prossimi decenni, il Medio Oriente potrebbe diventare luogo per la nascita di “democrazie illiberali" -  Paesi con molte elezioni, ma pochi diritti individuali - o per una graduale evoluzione verso il pluralismo e lo Stato di diritto. 
 Il cuore del problema nel mondo arabo è che il vecchio ordine era altamente instabile. I regimi repressivi come l'Egitto hanno, nel corso di decenni, generato movimenti di opposizione estremisti. L'opposizione ha spesso assunto atteggiamenti violenti e attaccato gli Stati Uniti per il sostegno accordato a queste dittature. In altre parole, il sostegno degli Stati Uniti per Mubarak, la monarchia saudita e altri regimi di questo tipo hanno alimentato i gruppi terroristi autori degli attacchi dell'11 settembre 2001.
Al-Qaeda è consapevole che se il mondo arabo si democratizza perderà il nucleo del suo discorso ideologico ed è per questo leader di al-Qaeda, Ayman Zawahiri, ha scritto un libro che condanna la decisione della Fratellanza Musulmana di sostenere e partecipare al processo democratico in Egitto.
Quello che ci dice Zakaria è che potremmo non condividere un’affermazione o la politica del nuovo Presidente egiziano, ma la realtà è che il mondo arabo ha eletto legittimamente i suoi leader  e molti di loro hanno denunciato al-Qaeda e altri gruppi jihadisti e stanno cercando di conciliare Islam e democrazia. Questo è il motivo per cui Romney, alla fine, ci propone di lavorare con i governi eletti di Libia ed Egitto e cercare di spingere nella direzione giusta.
Zakaria conclude ricordandoci come la Siria di oggi è un luogo in cui una dittatura risolutamente laica è combattuta da un movimento di opposizione che ha al suo interno forze radicali islamiche. Così, quelli che credono davvero che sia meglio sostenere dittatori laici piuttosto che puntare sulle prospettive dell'Islam politico dovrebbero allora sostenere il regime di Bashar al-Assad in Siria.

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi "I nuovi mostri" - Virginia Raggi

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri di Fabio Massimo Paernti Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

Iran-USA: un pareggio che può cambiare il mondo di Giuseppe Masala Iran-USA: un pareggio che può cambiare il mondo

Iran-USA: un pareggio che può cambiare il mondo

La morale al contrario della nuova guerra a Persia e Levante di Michelangelo Severgnini La morale al contrario della nuova guerra a Persia e Levante

La morale al contrario della nuova guerra a Persia e Levante

Quando il ricordo degli antenati fiorisce in primavera   Una finestra aperta Quando il ricordo degli antenati fiorisce in primavera

Quando il ricordo degli antenati fiorisce in primavera

Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio” di Raffaella Milandri Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio”

Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio”

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio di Paolo Desogus Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio

Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio

Dramma Nazionale       di Alessandro Mariani Dramma Nazionale      

Dramma Nazionale    

Quando le parole colpiscono più dei missili di Marco Bonsanto Quando le parole colpiscono più dei missili

Quando le parole colpiscono più dei missili

Negozi che chiudono b&b che aprono: coincidenza o modello? di Antonio Di Siena Negozi che chiudono b&b che aprono: coincidenza o modello?

Negozi che chiudono b&b che aprono: coincidenza o modello?

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino di Paolo Pioppi Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi) di Giorgio Cremaschi Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi)

Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi)

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti