Il bullo Trump, la lezione iraniana e l'irrilevanza della politica italiana

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Il bullo Trump, la lezione iraniana e l'irrilevanza della politica italiana



di Vincenzo Brandi - Roma, 27.03.2026

La decisione di Trump e Netanyahu di scatenare un nuovo proditorio attacco all’Iran nel pieno di una trattativa, che aveva già raggiunto risultati importanti, dimostra solo come i gruppi dirigenti dello stato sionista di Israele e degli Stati Uniti intendono ottenere il pieno controllo politico, economico e militare dell’Asia Occidentale (e non solo) attraverso l’uso indiscriminato della violenza più brutale e arbitraria.

Per ottenere questo scopo bisognava abbattere l’Iran, l’unico stato che avesse la forza necessaria ad opporsi alle mire egemoniche sioniste e statunitensi nella regione, e contemporaneamente eliminare tutte le forme di Resistenza locale, a partire dalla Resistenza palestinese, già sottoposta a continui massacri e genocidio, la Resistenza libanese guidata da Hezbollah, le milizie popolari sciite dell’Iraq e il movimento Ansar Allah dello Yemen (cosiddetti Houthi).

Mentre il genocidio diretto di Gaza è stato solo formalmente interrotto con una falsa tregua promossa da Trump (ma prosegue di fatto con periodiche uccisioni, il blocco degli aiuti che affama la popolazione e impedisce l’assistenza sanitaria, ed il contemporaneo intensificarsi della colonizzazione della Cisgiordania con relative uccisioni, imprigionamenti e tortura di resistenti), si è proceduto con la barbarica pratica di assassinare i dirigenti delle organizzazioni e degli stati avversi, prima in Libano e poi all’inizio dell’aggressione all’Iran decapitando la dirigenza politica e militare con assassinii mirati.

Ma questa strategia non ha avuto gli effetti desiderati, vista la capacità di resistenza degli aggrediti, cui il “martirio” dei dirigenti ha infuso nuova forza e fatto crescere il senso dell’identità nazionale.

Il bullo ignorante Trump era evidentemente convinto di poter ripetere l’impresa del Venezuela, dove è stato rapito il Presidente eletto insieme alla moglie, accusati di assurdi crimini completamente inventati e sottoposti ad un processo-farsa che si sta svolgendo proprio in questi giorni. D’altra parte è anche circondato da una corte di fanatici ignoranti come il ministro della difesa Hegseth e il fascistoide di origine cubana Marco Rubio (di quelli che i castristi chiamavano “gusanos” cioè vermi), oltre che i suoi tramiti con la finanza ebraico-sionista come il genero Kurschner e l’affarista Witkoff.

Gli Iraniani si erano ben preparati ed hanno reagito colpendo tutte le basi statunitensi presenti nei territori delle monarchie arabe reazionarie del Golfo Persico, bloccando di fatto lo stretto di Hormuz da cui transita almeno il 20% del petrolio, gas e materie base dei fertilizzanti a livello mondiale e provocando una crisi economica e finanziaria globale i cui esiti finali ancora non si sono visti. I loro alleati delle milizie sciite irachene hanno attaccato le basi USA locali, con il risultato che le truppe USA presenti stanno lasciando il paese dopo oltre 20 anni di occupazione, come richiesto da anni dallo stesso parlamento iracheno. Gli Hezbollah del Libano fronteggiano efficacemente le forze israeliane dimostrando di non essere indeboliti nonostante gli omicidi dei vecchi dirigenti e i criminali bombardamenti israeliani sulla popolazione civile che hanno causato migliaia di morti e lo sfollamento di oltre un milione di persone. I missili iraniani piovono su Israele dove le scorte di missili anti-missile si stano pericolosamente assottigliando.

Trump, accortosi forse di essersi cacciato in una trappola, reagisce alternando roboanti ultimatum (sempre rimandati finora) e minacce di improbabili sbarchi di marines, con notizie di fantomatiche trattative che gli Iraniani negano sprezzantemente.

Dopo questa guerra l’assetto politico di tutta l’Asia Occidentale rischia di cambiare nell’ambito del più generale spostamento a livello mondiale da un dominio unipolare USA, con l’appendice della UE e della NATO, ed un mondo multipolare dove Russia e Cina interpretano la parte principale.

Dopo aver parlato di questi avvenimenti epocali, mi si permetta di dire che appaiono abbastanza ridicoli gli avvenimenti di casa nostra come la grande battaglia tra il SI e il NO alla riforma della giustizia che il governo Meloni ha perso malamente dopo averla arrogantemente scatenata.

Chi scrive ha dato il suo NO, ma senza grande entusiasmo, sia per la chiara inadeguatezza della maggior parte della cosiddetta opposizione che sui problemi fondamentali (riarmo, sostegno alla guerra alla Russia in Ucraina, sostegno incondizionato ad Israele, neoliberismo ed austerità) è sostanzialmente sulle stesse posizioni del governo; sia perché non ritiene la magistratura quel presidio di indipendenza e giustizia che si vorrebbe (i giudici italiani sono anche quelli che mettono in galera i Palestinesi su segnalazione del Mossad), sia perché una riforma della Giustizia sarebbe necessaria al di là delle polemiche politiche strumentali (oso dire che il principio di separazione delle carriere potrebbe essere discusso pacatamente con buon senso, visto che oggi il fatto che giudici giudicanti e pubblica accusa fanno parte dello stesso calderone indebolisce obiettivamente la posizione della difesa).

Ma andiamo oltre queste diatribe nostrane e aspettiamo lo sviluppo delle grandi sfide che avvengono al livello mondiale.

Vincenzo Brandi

Vincenzo Brandi

Vincenzo Brandi: ex ricercatore scientifico all’ENEA nel settore energetico, ora in pensione, negli anni ’50 e ’60 aveva militato nella FIGC e nel PCI. Dopo l’uscita dal PCI ha partecipato alle lotte del ’68 essendo uno dei leader della contestazione ed occupazione dell’ENEA. Ha militato poi in Lotta Continua e più recentemente nel PRC da cui si è allontanato per gravi divergenze con la linea di Bertinotti. E’stato tra i fondatori del Comitato No NATO insieme a Giulietto Chiesa e Manlio Dinucci. Attualmente è presidente del gruppo G.A.MA.DI (Gruppo Atei Materialisti Dialettici), membro del gruppo NO WAR e del Comitato con la Palestina nel Cuore. Partecipa al Coordinamento Palestina ed al Coordinamento No NATO

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