"Il capitale nel Ventunesimo secolo". Paul Krugman sul best-seller di Piketty
Si può bollare come marxisti tutti coloro che chiedono uguaglianza sociale e redistribuzione dei redditi?
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"Il capitale nel Ventunesimo secolo", il nuovo libro dell'economista francese Thomas Piketty non è solo un best sellers, ma è un contributo serio al dibattito accademico. Un elemento non così comune per molti libri di successo. Con questa premessa Paul Krugman sostiene come la destra americana, ad esempio l'American Enterprise Institute, non è in grado di offrire alcun serio contrattacco alla tesi di Piketty: la risposta è stata principalmente sul fatto che l'economista francese è un marxista, così come, nella loro visione, tutti quelli che considerano l'uguaglianza e la redistribuzione sociale questioni importanti.

Piketty non è certo il primo economista a occuparsi della questione della crescente disuguaglianza sociale in occidente e a far vedere l'andamento negli ultimi decenni, ma la forza del suo libro, sostiene il premio Nobel per l'economia, è nel modo in cui riesce a demolire alcuni dei miti conservatori radicati nella loro dialettica. In particolare, quello che stiamo vivendo in un'epoca di meritocrazia in cui chi possiede il benessere è meritato e guadagnato con il sacrificio. La difesa principale della destra americana all'elite di super-ricchi, prosegue Krugman, è nota: "Non chiamatelo 1%, ma creatori di lavoro", affermano. Piketty offre un'interessante parallelo a riguardo con le società occidentali prima della prima guerra mondiale, quando erano dominate proprio da un'oligarchia che aveva ereditato il benessere.
E' incredibile, prosegue il premio Nobel dell'economia, vedere i conservatori uno dopo l'altro, denunciare Piketty di essere un marxista. Anche Pethokoukis, il più preparato della categoria, ha definito il lavoro un "marxismo soft" che ha senso solo se vogliamo identificare con marxista tutti coloro che si battono per una società più equa. (E forse è proprio quello che sta accadendo se il senatore Rick Santorum ha denunciato il termine "classe media" come "chiacchiere marxiste", perché non esistono classi in America.
La recensione del Wall Street Journal è arrivata a identificare la richiesta di una tassazione progressiva che si legge a conclusione del libro di Piketty con i mali dello stalinismo e non come un modo per limitare la concentrazione del benessere in mano a pochissimi. I difensori degli oligarchi americani, conclude Krugman, hanno quasi ultimato tutte le argomentazioni a loro disposizione. Questo non significa che hanno finito le armi politiche, perché i soldi contano ancora. Ma contano anche le idee, che formano sia quello di cui discutiamo, come plasmare la società e in ultima analisi quello che facciamo. E il panico sul libro di Piketty dimostra come la destra americana sia ormai a corto di idee.
Thomas Piketty

Thomas Piketty


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