Il capitalismo semplicemente non funziona e questi sono i motivi

Il divario tra ricchi e poveri minaccia di distruggerci. L'economista Thomas Piketty

5095
Il capitalismo semplicemente non funziona e questi sono i motivi

Improvvisamente, abbiamo un nuovo economista, scrive Will Hutton sull’Observer.
  
Alla conferenza dell'Institute of New Economic Thinking di Toronto ad inizio aprile, il libro di Thomas Piketty Capital in the Twenty-First Century” ha ricevuto una menzione ad ogni intervento. Bisogna tornare al 1970 e a Milton Friedman per ritrovare un singolo economista che abbia avuto un tale impatto.


 
Come Friedman, Piketty è un uomo del suo tempo. L’ansia del 1970 per l'inflazione oggi è stata sostituita dal timore per la comparsa di ricchi plutocratici e il loro impatto sull'economia e sulla società. Piketty non ha dubbi, come sottolinea in un'intervista del 12 aprile sull’ Observer New Review,  “il livello attuale di crescente disuguaglianza, destinata a crescere ulteriormente, mette in pericolo il futuro stesso del capitalismo”. E lo ha dimostrato presentando 200 anni di dati a sostegno della sua tesi, ossia che il capitalismo non funziona.
 
Si tratta di una tesi sorprendente e straordinariamente sgradita a coloro che pensano che il capitalismo e la disuguaglianza abbiano bisogno l'uno dell'altro.
 
 L’economista francese individua nei grandi patrimoni finanziari la causa principale delle diseguaglianze economiche. Il processo è aggravato dal fattore ereditario della ricchezzae dalla presenza di un sempre maggior numero di "super manager”. Ma l’alta remunerazione dei dirigenti non ha nulla a che fare con il vero merito, scrive Piketty.  
 
Un elemento importante nel pensiero di Piketty è che la crescente disuguaglianza di ricchezza non è immutabile. Le società possono contestarla.
 
La disuguaglianza della ricchezza in Europa e negli Stati Uniti è in linea di massima due volte la disuguaglianza di reddito - il 10% ha tra il 60% e il 70% di tutta la ricchezza, ma solo il 25% al ​​35% di tutti i redditi. Questa concentrazione della ricchezza era già presente nel XIX° secolo. Secolo al quale il XXI° secolo somiglia molto più che al XX° secolo da poco concluso.
 
Le stravaganze e le incredibili tensioni sociali dell’Inghilterra Edoardiana, della Belle époque Francese e dell’era dei robber baron americani sembravano essere alle spalle e Piketty mostra quanto il periodo tra il 1910 e il 1950, quando la disuguaglianza è stata ridotta, sia stato aberrante. Ci sono volute la guerra e la depressione per arrestare la disuguaglianza, insieme con la necessità di introdurre tasse elevate sui redditi alti, in particolare sulle rendite, per sostenere la pace sociale. Ora il processo del capitale cieco che si moltiplica velocemente nelle mani di pochi è di nuovo in corso e su scala globale. Le conseguenze, scrive Piketty, sono "potenzialmente terrificanti".
 
Chiunque abbia l’opportunità di possedere in un'epoca in cui i rendimenti superano quelli dei salari diventerà progressivamente più ricco. L'incentivo è essere un rentier, piuttosto che un amante del rischio: una testimonianza è data dall'esplosione del buy-to-let (acquisto a scopo di investimento). Le nostre società e i nostri ricchi non hanno bisogno di sostenere l'innovazione o di investire per produrre: hanno solo bisogno di sostenere lo status quo.
 
Il dinamismo capitalista è compromesso, ma altre forze si uniscono per distruggere il sistema. Piketty rileva che i ricchi sono efficaci nel proteggere la loro ricchezza dalla tassazione e che progressivamente la percentuale dell'onere fiscale totale grava sempre di più sulle spalle della classe media. In Gran Bretagna, può essere vero che l'1% paga un terzo di tutte le imposte sul reddito, ma l'imposta sul reddito costituisce solo il 25% di tutte le entrate fiscali: il 45% proviene da IVA, accise e assicurazione nazionale versate dalla massa della popolazione 
 
Di conseguenza, l'onere di pagare per i beni pubblici come l'istruzione, la sanità sono sempre più sulle spalle dei contribuenti medi, che non hanno i mezzi per sostenerli. Nel frattempo, i ricchi diventano sempre più ricchi e più distaccati dalla società di cui fanno parte: non per merito o per duro lavoro, ma semplicemente perché hanno la fortuna di essere al comando del capitale che riceve rendimenti superiori a quelli dei salari nel tempo. Il nostro senso collettivo di giustizia è indignato.
 
La lezione del passato è che le società cercano di proteggere loro stesse: chiudono le loro frontiere o fanno rivoluzioni - o finiscono per andare in guerra. Piketty teme una ripetizione. 
  
La soluzione per riequilibrare il meccanismo economico? Tassare i ricchi molto più dei meno ricchi. Una tassa globale progressiva sulla ricchezza è attualmente inconcepibile. Ma, come dice Piketty, il compito degli economisti è quello di renderla più concepibile.

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi "I nuovi mostri" - Virginia Raggi

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi

Sui fatti di Torino Sui fatti di Torino

Sui fatti di Torino

Epstein e la nuova massoneria - Loretta Napoleoni di Loretta Napoleoni Epstein e la nuova massoneria - Loretta Napoleoni

Epstein e la nuova massoneria - Loretta Napoleoni

La spada di Damocle nucleare pende sull'Europa di Giuseppe Masala La spada di Damocle nucleare pende sull'Europa

La spada di Damocle nucleare pende sull'Europa

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

Olimpiadi: meglio Petrecca! di Alessandro Mariani Olimpiadi: meglio Petrecca!

Olimpiadi: meglio Petrecca!

Quando le parole colpiscono più dei missili di Marco Bonsanto Quando le parole colpiscono più dei missili

Quando le parole colpiscono più dei missili

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino di Paolo Pioppi Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti