Il circolo vizioso dell'economia globale: come uscirne

Riforme strutturali sono necessari. Ma per farlo serve una nuova classe politica ed una leadership meno debole

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Il circolo vizioso dell'economia globale: come uscirne

Nouriel Roubini in Fiddling at the Fire, analizza la situazione finanziaria mondiale dell'ultimo periodo, sottolineando come la ripresa che i mercati hanno avuto fino a luglio è stata solo un miglioramento temporaneo, frutto di misure d'emergenza delle banche centrali mondiali. 
Nell'eurozona, la decisione della BCE di garantire accesso illimitato di liquidità per tutti i paesi fortemente indebitati è una misura che non risolve nel lungo periodo la crisi del debito della zona euro. La recessione si sta allargando per i problemi crescenti dei bilanci pubblici e restrizioni accesso al credito. Senza stabilire un'unione bancaria e politica, sottolinea il grande economista, e senza nuove politiche macroeconomiche che restauri la crescita, produttività e competitività a livello regionale, le misure dell'istituto di Draghi risulteranno totalmente inefficaci nel lungo periodo. Del resto anche il tipo di supporto che la Bce potrà fornire non è molto chiaro, con la Bundesbank ed altre Banche centrali del nord Europa che non permetteranno un mandato della Bce volto all'acquisto dei bond dei paesi periferici, compromettendo l'obiettivo principale, l'inflazione. Questa incertezza acuisce i problemi strutturali dei paesi più indebitati: la Grecia – è una previsione di Roubini - potrebbe uscire dall'euro nel 2013; la Spagna sta virando verso la depressione e potrebbe a breve aver bisogno di un intervento di salvataggio della "troika". Ma i popoli non hanno più margini di accettazione di nuovi piani d'austerità.
In molti temono che la situazione non potrà che migliorare nel breve periodo, dato che la Germania, che non vuole mettere ulteriori risorse per i salvataggi dei paesi più indebitati, ha delegato alla BCE, la sola istituzione in grado di oltrepassare la sovranità dei parlamenti nazionali. Fornendo liquidità – senza politiche per restaurare la crescita immediatamente – si ritarderà tuttavia solamente la soluzione dei problemi strutturali e non si impedirà la fine dell'Unione monetaria, comprommettendo anche il mercato comune.
Negli Stati Uniti, gli ultimi dati confermano che la crescita è anemica e data la polarizzazione della politica in periodo elettorale, non è il momento per iniziare serie politiche di riforma per la sostenibilità del bilancio federale. In Cina, la bolla immobiliare e le esportazioni in calo costringerà la nuova leadership a riforme volte a ridurre i risparmi delle famiglie ed aumentare i consumi privati. Come in Europa e negli Usa, anche in Cina il peggio è stato evitato nel 2012 attraverso stimoli monetari, fiscali e di accesso al credito. Ma gli strumenti nel 2013 non saranno più a disposizione. E data la prudenza delle leadership al potere, le riforme saranno evitate per incapacità di affrontare probabili scontri sociali e politici.
Anche il Brasile, l'India, la Russia ed altre economie emergenti stanno rallentando, per il calo delle esportazioni e la mancanza di riforme strutturali in grado di migliorare il settore bancario e privato. Inoltre, con la crisi geopolitica in atto sulla questione del nucleare iraniano, una possibile guerra preventiva d'Israele spingerebbe ulteriormente in alto i prezzi del petrolio, acuendo la crisi in atto. 
Conclude Roubini, sottolineando come il problema principale sia la presenza di governi inefficaci con leadership deboli: nelle democrazie, le elezioni impediscono di pensare a riforme di lungo periodo e concentrarsi solo su soluzioni temporanee di breve periodo; in autocrazie come la Cina e la Rusiia, i governi evitano riforme radicali per non fomentare rivolte interne e proteste. Una nuova classe politica ed un nuovo coraggio di visione futura sono necessarie per uscire dal circolo vizioso in cui è entrata l'economia mondiale.

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