Il conflitto in Medio Oriente può accelerare la de-dollarizzazione? La risposta di Responsible Statecraft

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Il conflitto in Medio Oriente può accelerare la de-dollarizzazione? La risposta di Responsible Statecraft

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Il conflitto in Medio Oriente non ha posto fine al sistema del petrodollaro, ma ha indubbiamente accelerato una tendenza già in atto verso la de-dollarizzazione del commercio internazionale, guidata da pressioni geopolitiche e geoeconomiche di lungo periodo. A scriverlo è il sito specializzato Responsible Statecraft, che analizza le trasformazioni in corso nell'ordine finanziario globale.

Dal 24 febbraio scorso – data di inizio della guerra su larga scala in Medio Oriente, secondo le cronologie citate – il prezzo del greggio Brent è schizzato del 51%, chiudendo a 109,26 dollari al barile il 15 maggio. Parallelamente, il debito pubblico statunitense ha subito una massiccia ondata di vendite: il rendimento dei titoli del Tesoro a 10 anni si è attestato vicino al 4,6%, mentre quello dei titoli a 30 anni ha brevemente superato la soglia del 5%.

L'escalation bellica ha spinto le banche centrali internazionali a disfarsi massicciamente di questi asset, riducendo le disponibilità della Federal Reserve Bank di New York a 2,7 trilioni di dollari – il livello più basso degli ultimi 14 anni.

Le sanzioni statunitensi – applicate sia alla Russia che all'Iran – hanno spinto i paesi interessati a cercare alternative al dollaro. Dal conflitto in Ucraina, i paesi BRICS hanno accelerato gli sforzi per effettuare transazioni in valute locali e creare meccanismi finanziari alternativi.

Secondo il sito specializzato, l'Iran ha iniziato a riscuotere in yuan i servizi per il transito attraverso lo Stretto di Ormuz, trasformando questa rotta chiave per il commercio energetico mondiale in «una vera e propria prova della de-dollarizzazione». Le raffinerie indiane pagano già il greggio russo in yuan o dirham, mentre quasi il 90% degli scambi commerciali tra Russia e Cina viene regolato nelle rispettive valute nazionali.

Le infrastrutture finanziarie alternative

Sul fronte dei sistemi di pagamento, i BRICS hanno presentato la piattaforma globale BRICS Pay. Il sistema cinese CIPS (Cross-Border Interbank Payment System), che gestisce il 30% delle transazioni transfrontaliere del paese, va oltre il tradizionale sistema SWIFT: non si limita a inviare il messaggio per la transazione, ma elabora il movimento effettivo dei fondi, dando a Pechino un maggiore controllo sui pagamenti.

La Russia ha consolidato il proprio sistema SPFS come alternativa regionale, integrandolo con India e Iran. Il sistema è stato inoltre approvato all'interno dell'Unione Economica Euroasiatica, che riunisce Russia, Kazakistan, Bielorussia, Kirghizistan e Armenia.

Si distingue anche mBridge, una rete di valute digitali emesse da banche centrali che consente agli istituti finanziari di eseguire e liquidare transazioni internazionali al di fuori dei canali tradizionali come SWIFT.

L'oro, che non può essere soggetto a sanzioni e il cui prezzo tende a salire in tempi di crisi, sta vivendo un boom storico. Le banche centrali, con l'obiettivo di diversificare i portafogli e ridurre la dipendenza dal dollaro, sono state acquirenti netti costanti dal 2011, con acquisti superiori a 1.000 tonnellate all'anno tra il 2022 e il 2024.

Il declino graduale del dollaro (ma non ancora la fine)

Il peso del dollaro nelle riserve mondiali è sceso gradualmente dal 71% del 1999 all'attuale 57%. Tuttavia, sottolinea RS, la valuta americana continua a rappresentare il 54% delle riserve ufficiali, il 50,2% dei pagamenti globali e il 90% delle transazioni sui mercati valutari.

Secondo un rapporto di JP Morgan citato dalla pubblicazione, il fatturato commerciale in dollari si mantiene stabile tra il 40% e il 50% da due decenni. Lo yuan, nonostante la sua ascesa in Cina, continua ad avere una presenza globale limitata. Il rapporto sottolinea inoltre che il dollaro è leader nelle obbligazioni transfrontaliere con una quota di mercato del 48% e nell'emissione di debito estero con il 70%, ben al di sopra del 20% dell'euro. Sebbene la valuta cinese stia guadagnando terreno nel commercio internazionale, non ha ancora sostituito il dollaro nei mercati dei capitali.

Il conflitto in Medio Oriente sta agendo da catalizzatore di tendenze già in atto, spingendo paesi come Iran, Russia e Cina a sviluppare infrastrutture finanziarie alternative al sistema dominato da Washington. Tuttavia, il dollaro mantiene ancora un vantaggio competitivo schiacciante nei mercati del debito e degli investimenti. "La de-dollarizzazione, seppur in corso, rimane un processo lento e graduale, più visibile nel commercio bilaterale che nell'architettura finanziaria globale", conclude.

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