Il debito degli studenti sintomo di una diseguaglianza crescente negli Usa

L'ideale americano di eguaglianza di opportunità si è ormai compromesso

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Il debito degli studenti sintomo di una diseguaglianza crescente negli Usa

In un articolo sul New York Times del 12 maggio, Student Debt and the Crushing of the American Dream, Joseph Stiglitz affronta la nuova bolla che sta per esplodere dopo quella immobiliare del 2007 e che riguarda i debiti contratti dagli studenti americani. Si tratta di un aspetto della crisi che più di tutti spiega la diseguaglianza crescente negli Stati Uniti. 
Nell'economia americana di oggi, la laurea diviene uno strumento essenziale per ottenere un lavoro, ma l'alta formazione diviene inaccessibile per una fascia di popolazione sempre maggiore. Il debito dei studenti ha superato la media di 26,000 dollari, un 40% in più in soli sette anni. Ma la media maschera alcuni eccessi incredibili: secondo la Fed di New York, quasi il 13% dei studenti ha un debito di 50 mila dollari, ed il 4% oltre i 100 mila dollari. Questi debiti superano la capacità degli studenti di poterli ripagare. Oltre il 30% non riesce a pagare le rate del debito in tempo ed, ad esempio, per i prestiti federali contratti nel 2009, tre anni dopo il tasso di default eccedeva il 13%
Gli Stati Uniti si contraddistinguono tra i paesi sviluppati per il costo incredibilmente alto della formazione universitaria, che grava su studenti e famiglie. La media delle rette, compreso l'alloggio, per uno studente universitario americano, è di 22 mila dollari l'anno, rispetto ai 9 mila del 1980-1981. Comparando questo incremento con la stagnazione economica dei redditi familiari – 50 mila dollari rispetto ai 46 del 1980 – ed i pochi aiuti governativi, prosegue il premio Nobel per l'economia la sua analisi, il problema del debito studentesco assume connotati drammatici e non è un caso che abbia raggiunto il trilione di dollari lo scorso anno, superando quello delle carte di credito.
Calcolando che un neo laureato guadagna una media di 12 mila dollari l'anno in più rispetto ad un non laureato, con un gap che si è più che triplicato dal 1980, la questione diviene di assoluta importanza. Non importa quello che accadrà per le guerre monetarie e bilancia dei pagamenti, ma gli Stati Uniti non torneranno al tessile e quello che gli economisti chiamano il capitale umano sarà una chiave sempre più importante per la crescita di lungo periodo: per essere competitivi in questo secolo bisogna produrre una classe di lavoratori ben formata ed invece gli Stati Uniti stanno ponendo una serie di ostacoli al suo futuro.,
Il debito studentesco, sottolinea Stiglitz, sta anche pesando negativamente sulla lenta ripresa dell'economia dopo il crollo del 2009, impedendo la ripresa dei consumi ed il rilancio del settore immobiliare. Si tratta di un circolo vizioso: la mancanza di domanda per la casa pesa sull'occupazione, che indebolisce la possibilità di poter spendere sulla formazione, che inficia sulla domanda del settore immobiliare. E le cose potrebbero peggiorare. Con le pressioni dal lato del budget che aumentano - insieme con i tagli su sanità ed educazioni — studenti e famiglie sono lasciate sole, con i costi del college continueranno a crescere.
Mentre è un principio giuridico consolidato che all'individuo che dichiara bancarotta deve essere garantito un nuovo inizio, così come una possibilità di eliminare debiti eccessivamente alti, i prestiti sull'educazione sono impossibili da cancellare nelle corti fallimentari - anche se le scuole hanno fallito nell'erogare quanto promesso in termini di educazione e colui che si è indebitato non ha raggiunto un'occupazione con il suo studio. Insieme con una regolamentazione migliore sulle graduatorie delle scuole ed una sanzione di quegli istituti che promettono in modo ingannevole posti di lavoro di un certo tipo a fine percorso, Stiglitz considera due altri elementi per fronteggiare il problema: una legge della bancarotta più umana e soprattutto un contributo alle famiglie della classe media che stanno combattendo per mandare i propri figli al college ed assicurare loro standard di vita comparabili ad i loro. Ma una soluzione di lungo periodo richiede un ripensamento generale su come gli Stati Uniti finanziano l'alta formazione. L'Australia, ad esempio, ha ideato un sistema di prestiti pubblici cui gli studenti possono attingere ed in cui il pagamento varia a secondo del reddito dopo la laurea. Si hanno così incentivi alle università fornire agli studenti i mezzi per ottenere il miglior lavoro possibile ed il peso è sempre commisurato con l'abilità dell'individuo di ripagare. 
Alcuni si chiedono se l'ideale americano di eguaglianza di opportunità si è ormai compromesso, conclude Stiglitz. Il modo in cui si finanzia l'educazione è una parte della risposta ed il debito studentesco è oggi storia integrale della diseguaglianza di questo paese. 

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