Il fallimento delle amministrative ucraine: Poroshenko e Yatsenyuk in difficoltà
Meno di un ucraino su due si è recato alle urne, il 46,62% secondo la Commissione elettorale centrale
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di Eugenio Cipolla
Un fallimento su tutta la linea, costellato da irregolarità e brogli a non finire. Se dovessimo riassumere in un concetto l’esito delle prime elezioni locali in Ucraina, dalla rivoluzione di Maidan, che ha portato alla caduta di Viktor Yanukovich e alla presa di potere da parte di Petro Poroshenko, questo sarebbe il modo migliore per farlo. Le amministrative che si sono svolte ieri hanno mostrato un quadro complesso e molto eterogeneo sul quale è opportuno fare diverse riflessioni. La prima, senz’altro la più importante, è che gli ucraini, esausti dopo un anno e mezzo di guerra e crisi economica, hanno perso la fiducia in una classe politica sempre più corrotta e lontana dal mondo reale. Dopo una campagna elettorale che ha visto dominare scorrettezze e intimidazioni, meno di un ucraino su due si è recato alle urne, il 46,62% secondo i dati definitivi diffusa dalla commissione elettorale centrale (31% addirittura nelle aree più ad est non controllate dai separatisti filorussi). Segno che il grande processo di “democratizzazione” post-Maidan non c’è stato.
«Mi auguro che i risultati arrivino quanto presto e che il conteggio finale sia corretto», ha commentato il presidente ucraino, Petro Poroshenko. Il magnate della cioccolata ha definito «inaccettabile» la caotica situazione di alcune circoscrizioni elettorali, dove il voto è stato annullato per evidenti irregolarità. In alcuni città del sudest, come Mariupol e Krasnoarmisk, le accuse si sono susseguite anche tra membri stessi della maggioranza di governo. Nessun commento, invece, è arrivato da Arsenij Yatseniuk, il cui partito, nei maggiori centri, ha evitato di partecipare alle elezioni con una propria lista per evitare di ufficializzare il tracollo che in appena diciotto mesi li ha visti scivolare dal 22% delle politiche all’1% attuale.
A Kiev il favorito rimane il sindaco attuale, l’ex pugile Vitaly Klitschko, sostenuto dal partito di Poroshenko. L’ex campione del mondo dei massimi ha ottenuto, secondo gli exit poll, il 40% e dovrà vedersela al ballottaggio con Volodymyr Bondarenko, uno degli uomini più vicini alla rinata Yulia Tymoshenko. Risultato questo che, se confermato, dimostrerebbe che un problema di fondo per Petro Poroshenko esiste. Un anno e mezzo, durante l’ultima elezione per la città di Kiev, sull’onda emotiva del dopo-Maidan, Klitschko venne eletto al prima turno con il 57% dei voti. Un plebiscito.
Ad ovest, nelle regioni tradizionalmente nazionaliste, i partiti di estrema destra hanno raggiunto risultati discreti. A Ternopil il partito Svoboda è riuscito a conquistare il sindaco, mentre a Leopoli è riuscito a piazzarsi addirittura al secondo posto. Nella capitale occidentale, rimane comunque favorito Andryi Sadovy, leader di Samopoomich, in costante crescita nell’ultimo periodo. Dalla parte opposta, nella parta orientale, il Blocco d’opposizione dei filorussi ha praticamente vinto ovunque. A Kharkiv, vicino al confine con la Russia, Gennady Kernes, uomo molto vicino all’ex presidente Viktor Yanukovich, ha vinto al primo turno con il 60% dei voti, mentre a Dnipropetrovsk, altro grande centro dell’est, si andrà al ballottaggio tra Boris Filatov, uomo dell’oligarca Igor Kolomoisky, inviso a Poroshenko, e Olexandr Vilkul, mandato in campo dal Blocco d’opposizione e da un altro oligarca filorusso, Rinat Akhmetov. A Odessa, in testa c’è l’attuale sindaco, anch’egli filorusso, Ghennadi Trukhanov, con il 47,6%, il quale se la dovrebbe vedere al ballottaggio con il filo-occidentale Oleksandr Borovik (30,8%).
Ad ogni modo, i risultati finali di tutte le regioni dovrebbero arrivare solo nella giornata di mercoledì. Sarà allora che nelle stanze del potere ucraino si faranno i conti e si darà via a quel rimpasto e a quel cambio di strategia politica annunciati qualche settimana fa da Petro Poroshenko. E sono in molti a non sentirsi già più la poltrona.

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