Il fallimento di una politica economica

Si continua, ancora, a perseverare nell'errore e nel fallimento dell'austerità

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Il fallimento di una politica economica

Abbiamo sperimentato un fallimento colossale della politica economica recente ed in molti responsabili di questo esito conservano intatto il loro potere e rifiutano di imparare rispetto alle esperienze passate. Con quest'affermazione, Paul Krugman in The big Fail sottolinea come la storia recente non dimostra che gli economisti non abbiano le risposte a quello che accade oggi - in realtà i parametri economici di riferimento offrono buone risposte - ma che i leader politici (e con loro molti economisti) scelgono di ignorarli per i loro interessi e perseguire politche sbagliate.
La crisi finanziaria del 2008 ha condotto, attraverso diversi canali, ad una rapida caduta della spesa privata: gli investimenti immobiliari sono crollati con la bolla speculativa del settore, i consumatori hanno iniziato a risparmiare di più, mentre i mutui restavano a tassi sempre crescenti. E questa caduta nella spesa privata ha condotto, inevitabilmente, ad una recessione globale. L'economia di un paese non funziona come quella familiare, continua il noto economista americano nella sua analisi. Una famiglia può decidere di spendere meno e cercare di guadagnare più, ma nell'economia del paese, spesa e guadagni vanno di pari passo: una decisione contemporanea di riduzione della spesa  fa precipitare i redditi ed innalzare il tasso di disoccupazione. 
Cosa può essere fatto? Un piccolo shock finanziario, come la bolla del dot-com alla fine degli anni '90, può essere risolto tagliando i tassi d'interesse. Ma la crisi del 2008 ha implicazioni molto maggiori ed anche questa strategia della Fed - oggi i tassi d'interessi americani sono vicini allo zero – da sola non è sufficiente. Deve essere il governo, afferma Krugman, ad entrare in azione e spendere per supportare l'economia. In un certo senso questo è già successo: i redditi sono crollati in modo brusco, ma la spesa è cresciuta attraverso i programmi sociali, come l'assicurazione ai disoccuapati e gli effetti di stimolo temporaneo decisi dall'amministrazione Obama. I deficit di bilancio sono inevitabilmente cresciuti, ma, sottolinea il Premio nobel per l'economia, è probabilmente la ragione per cui il paese è riuscito ad evitare una nuova Grande Depressione.
Tutto è precipitato nel 2010 per colpa del fallimento di una politica economica. La grave crisi della Grecia è stata letta in modo erronea come il segnale che tutti i governi dovessero imporre misure d'austerità per ridurre il deficit ed evitare possibili default. Il presidente della Bce Mario Draghi ha addirittura affermato che l'idea che le misure d'austerità possano comportare la stagnazione è di fatto sbagliata. Olivier Blanchard e Daniel Leigh del Fondo Monetario Internazionale hanno poi  presentato un rapporto all'American Economic Association, letto come il segnale che il FMI stesse rivalutando la sua politica economica. 
Il cambiamento prematuro verso l'austerità è stato un errore terribile. I leader europei, creando uno stato depressivo nelle economie dei paesi che stanno attraversando una crisi del debito senza restaurare la fiducia finanziaria, insistono che la soluzione sia ancora maggiore austerità. L'attuale governo inglese, che ha impedito una ripresa in auge con pesanti misure d'austerità, si rifiuta in modo categorico la possibilità di aver commesso un errore. E in Aemrica, i repubblicani insistono che useranno tutti i loro mezzi per imporre una rapida riduzione del debito e chiedere una drastica riduzione della spesa pubblica. Strategia che getteranno il paese nella recessione. Si continua, quindi, a perseverare nell'errore e nel fallimento di questa politica monetaria.

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