Il "giovanilismo" e i falsi bersagli dove dirottare la rabbia sociale

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Il "giovanilismo" e i falsi bersagli dove dirottare la rabbia sociale



di Carlo Formenti*


Negli anni 80, quando ero caporedattore del mensile Alfabeta, un "monumento" della sinistra culturale italiana (che allora esisteva ancora, benché già in via di sparizione) progettammo un numero monografico intitolato "I giovani prontamente inseguiti".

L'idea di fondo era smascherare il "giovanilismo" sbandierato dalle élite politiche ed economiche liberali in rapida ascesa (peraltro capitanate da attempati sparvieri della finanza e dei media) che già allora cercavano di indirizzare quanto residuava delle spinte libertarie degli anni Sessanta e Settanta verso un'idea di libertà tutta virata verso la competizione individuale per il successo (i concetti di imprenditore di se stesso, capitale personale, culto dell'innovazione privato di ogni connotato ideologico, ecc. già ammorbavano l'atmosfera).

Quarant'anni dopo (il doppio di quelli che Dumas immaginò per il sequel dei Tre Moschettieri) quando il massacro non di una, ma di almeno tre se non quattro generazioni di giovani, progressivamente sprofondati nella disoccupazione, nel precariato, nella precarietà e nella deprivazione di qualsiasi prospettiva di futuro decente grazie alle scelte di politica economica di chi allora ne celebrava - e ha continuato a celebrarne - le magnifiche sorti e progressive, il duo Maurizio Ferrera, Barbara Stefanelli (autorevoli firme del Corriere che è stato sempre all'avanguardia nel legittimare la macelleria sociale di cui sopra) ha la faccia di bronzo di firmare un lunghissimo articolo dal titolo "Investire sull'energia dei giovani", nel quale, paventando giustamente che la crisi pandemica farà ancora più strage di ogni futura speranza, non spende una sola parola sulle responsabilità reali del disastro - il libero mercato per definizione non ha mai colpe ma solo meriti - ma si appella alle energie vitali (che ai vampiri si sa fanno gola) di giovani (e donne: la retorica pseudo femminista, si sa, è ormai un must di regime) impropriamente assimilate agli animal spirit di un capitalismo da ricostruire sulle sue stesse macerie.

Non mancano le solite idiozie sulla gerontocrazia e sul patriarcato che sarebbero la vera causa di tutti i nostri guai. I vecchi, ancorché falcidiati dal coronavirus, svolgono bene il ruolo di falsi bersagli (subito dopo, i malefici maneggi di Cina e Russia, eterni nemici di libertà e democrazia, ma soprattutto pericolosi concorrenti di un Occidente alla canna del gas) su cui dirottare la rabbia sociale.


*Post Facebook del 10 giugno 2020

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