Il Grande Malessere economico proseguirà

Con queste premesse il 2014 sarà un altro anno di opportunità perse

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Il Grande Malessere economico proseguirà

Nel 2013 si è evitato il ripetersi una nuova Grande Depressione, ma Joseph Stiglitz in The Great Malaise drags on sottolinea come il sistema sia ormai entrato in una fase che definisce di Grande malessere, con una crescita praticamente insignificante dei redditi per la stragrande maggioranza dei cittadini delle economie avanzate. 
 
Negli Stati Uniti, prosegue il premio Nobel per l'economia, i redditi medi continuano nel loro progressivo declino, con un tasso ormai prossimo ad i livelli di 40 anni fa. La recessione double dip in Europa è terminata nel 2013, ma non è certo possibile affermare che sia iniziata la ripresa, con oltre il 50% dei giovani in Spagna e Grecia che rimangono disoccupati e, secondo stime del FMI, con la disoccupazione che a Madrid sarà superiore al 25% per anni. Il pericolo reale per l'Europa è che si possa instaurare un senso di autocompiacimento. Passato un nuovo anno, si potrebbe avvertire con minore urgenza la necessità di quelle riforme vitali nelle istituzioni della zona euro. L'Unione monetaria, ad esempio, ha bisogno di un'unione bancaria reale, che includa non solo una supervisione comune ma un veicolo in grado di mutualizzare il debito. 
 
La situazione è solo leggermente migliore negli Stati Uniti, dove una forte divisione economica con la disuguaglianza sociale maggiore di ogni altro paese avanzato è stato accompagnata dalla polarizzazione di politiche d'austerità. Si può solo sperare, sostiene Stiglitz, che i “lunatici” del partito repubblicano che hanno forzato lo shutdown del governo e spinto il paese sull'orlo del default decideranno per un rilancio delle politiche fiscali. Ma anche se lo faranno, la contrazione per il prossimo round di austerità – che è già costata 2 punti di Pil nel 2013 – comporta che la crescita resterà anemica e non in grado di coprire le nuove richieste delle persone che si immettono nel mondo del lavoro. Ci sarà poi un rallentamento dell'acquisto dei titoli sovrani da parte della Fed (il cosiddetto quantitative easing, or QE), i tassi d'interessi reali non subiranno modifiche fino all'inizio del 2015. Come la sua introduzione ha portato ad un apprezzamento della moneta, il tapering – la fine del QE - porterà ad un suo deprezzamento: le buone notizie sono che molti paesi emergenti hanno costruito una serie protettiva di riserve estere e sono forti a sufficienza per reggere allo shock.
 
Il rallentamento della crescita nelle economie emergenti, sottolinea Stiglitz, continuerà anche nel 2014. Ogni paese ha la sua propria storia differente: la crisi in India, per esempio, è stata attribuita ad i problemi politici di Nuova Delhi e di una Banca centrale preoccupata sulla stabilità dei prezzi, anche se ci sono poche ragioni di credere che i maggiori tassi possano interferire tanto sui prezzi delle cipolle ed altri beni che infiammano l'inflazione indiana.
 
Le manifestazioni di protesta sociale in Brasile chiariscono che, nonostante i progressi oggettivi nella riduzione della povertà e la disuguaglianza nello scorso decennio, il paese ha ancora molto da fare nella lotta alla prosperità condivisa. Allo stesso tempo, l'onda di protesta è la prova della maggiore influenza politica della nuova classe media presente oggi nel paese.
 
La crescita che rallenta in Cina, infine, ha un impatto significativo sul prezzo delle commodities internazionali. Ma il minor tasso di crescita di Pechino deve essere inquadrato in modo corretto ed una una diminuzione, in vista di uno sviluppo maggiormente sostenibile, non è affatto una brutta notizia nel lungo periodo.
 
Come negli anni precedenti, prosegue Stiglitz, il problema fondamentale per l'economia globale nel 2013 rimane una carenza della domanda aggregata: questo non significa, naturalmente, che manchino i bisogni reali – da lato delle infrastrutture o per riconfigurare le economie di tutto il mondo alle sfide che pone oggi il cambiamento climatico, per fare solo due esempi. Ma il sistema finanziario privato globale sembra incapace di riconvertire  i surplus mondiali per incontrare questi bisogni. L'ideologia oggi prevalente impedisce semplicemente di pensare ad accordi alternativi possibili.
 
Si vive in un'economia globale che non funziona. Non sono stati soddisfatti i bisogni primari e non si è iniziato ad utilizzare le risorse in modo più sostenibile. Il sistema non sta consegnando maggiori benefici a larghi segmenti della società. E la prospettiva di un miglioramento significativo nel 2014 – o nel futuro in generale – non sembra realistica. A livello nazionale e globale, i sistemi politici sembrano incapaci di introdurre riforme che potrebbero creare le prospettive per un futuro più brillante. L'economia globale potrà anche registrare un tasso di crescita migliore del 2013, ma, conclude il Premio Nobel, visto in un contesto più ampio della fase di Grande Malessere, entrambi gli anni passeranno alla storia per la serie di opportunità perse.

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