Il miglio verde di Renzi
Dopo aver distrutto la Costituzione di lui non c'è più bisogno e come fu per Monti e Letta...
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di Cesare Sacchetti
Cosa c’è in comune tra Monti, Letta e Renzi? Oltre all’evidenza che ognuno di essi è stato presidente del Consiglio nell’ordine presentato, rileva la constatazione che nessuno di questi recenti protagonisti della politica sia l’espressione di un risultato di una consultazione popolare. Dal 2011 difatti l’Italia vive sospesa nella condizione di un limbo senza meta e senza prospettive, da quando Silvio Berlusconi fu defenestrato a favore di Monti in un controverso avvicendamento che ha superato, a detta di illustri costituzionalisti, i limiti imposti dal dettato costituzionale e che tuttora solleva perplessità e legittimi interrogativi sul ruolo avuto dall’ex capo dello Stato Giorgio Napolitano in quella difficile transizione. Ecco che questa condizione da allora permane e persiste nel gioco della decisione degli incarichi di governo, non più frutto di una consultazione popolare, ma espressione della nomina di quei gruppi e élite che hanno avocato a sé i poteri della Costituzione, le sue legittime prerogative e hanno scritto una nuova carta sostanziale che è lo specchio nel quale si riflettono i poteri tecnocratici, ligi alla tutela della plutocrazia transnazionale.
Matteo Renzi è l’anello di una catena i cui ingranaggi e funzionamenti sono ben più complessi della sua figura da sedicente innovatore, in quanto gli è stato affidato il compito di governare la cosa ex-pubblica, non per la sua vanagloria o per il suo personale tornaconto, ma per destrutturare la seconda parte della Costituzione - la prima è già annullata de facto dai Trattati europei - e salvaguardare il vincolo esterno di Berlino e Bruxelles. Se non dovesse essere più giudicato adatto a questo compito, oppure se la sua stessa figura fosse divenuta d’intralcio alla realizzazione di questo disegno antidemocratico, non dovrà suscitare stupore se a breve vedremo stringersi il cerchio intorno alla figura del falso homo novus. Nei fatti di questi giorni, il processo è già in atto. L’attenzione e lo scudo mediatico che avvolgono Renzi non sembrano più sicuri e protettivi come nei mesi precedenti. La fiducia verso di lui affonda e raggiunge il minimo storico del 35%, ben lontana dai fasti delle europee dell’anno scorso quando si aggirava intorno al 65%. A quanto pare non ha sortito effetto in questo senso nemmeno l’annunciata abolizione dell’Imu, caduta nel vuoto dopo una sequela di promesse puntualmente disattese. Sul fronte interno i malumori dentro il suo partito sono sempre più rumorosi, specie nella cosiddetta minoranza PD che adesso in qualche modo cerca di vestire i panni di salvatore della patria, mentre altro non è che l’ennesima zuffa tra ex compagni che assomiglia sempre di più a una grottesca farsa dove ognuno cerca di trovare un riparo sicuro nel prossimo cambio di rotta.
Troppi i piedi che ha pestato l’ex sindaco di Firenze, troppe le carcasse politiche che si è lasciato dietro alle spalle e che attendono pazientemente sulla riva del fiume lo scorrere del suo cadavere. La fotografia che esce dall’ultimo rapporto sul Mezzogiorno è drammatica, la disoccupazione aumenta e non certo per colpa della ripresa economica (non pervenuta) come ha avuto a dire il ministro del Lavoro Poletti, i comuni annaspano sempre più faticosamente alla ricerca di risorse per realizzare le opere di ordinaria amministrazione, e la Capitale si appresta ad affrontare il Giubileo straordinario nella faida tutta interna al PD che sta portando la città di Roma alla paralisi, sulla pelle dei romani che assistono al degrado cittadino per dei giochi interni di partito. Non serve più la strategia da finto tonto del presidente del Consiglio, che nelle sue uscite pubbliche continua a gettare il peso delle sue responsabilità sulle spalle altrui, illudendosi così di restare indenne dalle critiche e dai compiti che ha un primo ministro.
Sono i suoi stessi sostenitori, coloro che ne hanno più mitizzato la figura di pseudo rottamatore che iniziano a mostrare perplessità sul suo operato e si interrogano se non sia giunto il momento di un cambio, di una sostituzione di un personaggio che perde credibilità ogni giorno che passa. Qualche tempo fa fu proprio Scalfari a mandare un messaggio al premier al quale ricordava che era necessario mettere da parte le vanità personali, per lasciare spazio a un intervento di governo sovranazionale che si esternerebbe nella Troika, l’unica secondo il fondatore di Repubblica capace di mettere ordine in mezzo a questo caos. La matrice che ha provocato i cambiamenti degli ultimi anni è il prodotto di traumi inflitti alla stabilità della democrazia costituzionale, senza i quali sarebbe stato impossibile raggiungere il livello successivo dato dalla privazione delle prerogative degli stati nazionali. La responsabilità di questi processi non è più da cercare tra i confini della politica nazionale, da quando essa ha lasciato il posto agli interessi sovranazionali e si è fatta loro portavoce. Le conseguenze di questo passaggio sono evidenti dalla perdita del ruolo e delle funzioni del Presidente del Consiglio che non è più un primus inter pares tra i suoi ministri, né è l’interprete principe del potere esecutivo che deve trovare la sintesi politica dentro il suo Governo, ma è tutt’al più un intermediario al quale si affidano precisi compiti e direttive da organismi che gli sono superiori e che decidono quando è giunto il momento di rimuoverlo dal suo incarico.
Fu così per Monti e per Letta e non è azzardato pensare che sarà lo stesso anche per Renzi, quando la sua posizione sarà divenuta indifendibile e gli stessi poteri che lo hanno messo senza legittimazione alcuna al Governo, ne decreteranno allora la morte politica. Non prima però che siano state approvate le riforme care all’Europa e completata la spoliazione dei beni pubblici che vengono demonizzati da un’informazione malevola che istiga un povero contro l’altro, secondo l’efficace strategia del divide et impera. La quiete di questo scorcio di agosto sarà presto un ricordo, quando il prossimo autunno si attueranno le fasi successive della cessione di sovranità, e ancora una volta sarà il caos a dominare la scena mentre in molti guarderanno smarriti ai prossimi eventi.

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