Il miracolo messicano
Le ragioni di un successo economico insperato e le potenzialità per il futuro
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Nella sua recente visita in Messico, il Columnist del New York Times Thomas Firedman in Is Mexico the comeback kid tenta di spiegare le ragioni di un progresso economico che sembra miracoloso alla luce della crisi economica del 1994.
Rispetto agli enormi problemi che ancora esistono nel paese – potenti monopoli nel settore dell'energia, delle telecomunicazioni e dei media; un sistema educativo ancora precario, cartelli violenti, ed una polizia ed un sistema giudiziario corrotto - lo spirito umano positivo della gente resta alto ed il paese progredisce per tre ragioni principali. I primi due dipesi dall'azione del neo presidente Pena Nieto e dalla precedente amministrazione Calderon - volta a migliorare la formazione universitaria e la trasparenza governativa – ed il terzo avvenuto in modo naturale nel momento in cui una quantità enorme di giovani presenti nel paese ha potuto sfruttare al massimo le proprie potenzialità attraverso le opportunità offerte oggi da internet, la globalizzazione e l'information technology, imprimendo così al paese l'impulso decisivo all'emancipazione individuale.
Nonostante la debolezza del Messico nel sistema di formazione superiore, secondo un rapporto recente della Banca di sviluppo Interamericana, negli ultimi 10 anni il paese ha raddoppiato il numero degli istituti pubblici per l'erogazione di titoli universitari e post universitari. Le facoltà di scienza e tecnologia hanno visto, inoltre, moltiplicarsi il numero degli iscritti ed oggi si laureano molti ingegneri e architetti. Nel 2012, il Messico per questo è diventato uno dei maggiori esportatori di servizi d'information technology nel mondo, conquistando i mercati di India, Filippine e Cina.
Per quel che riguarda l'economia, il presidente della Fed di Dallas, Richard Fisher, ha chiarito alla perfezione le ragioni del successo del Messico, un paese che tra il 1975 ed il 2000 aveva subito una crisi dopo l'altra: nel 1976, 1982, 1985-88 e 1994. Secondo Fisher, da allora grazie ad una serie di riforme monetarie e fiscali, il paese è riuscito a svilupparsi ed ora i fondamentali appaiono invidiabili pr gli Stati Uniti: mentre il deficit americano è al 7% del Pil e l'economia statunitense stenta a causa del debito, l'incertezza sui mercati ed una sempre maggiore regolamentazione finanziaria; il rapporto deficit-Pil del Messico è al 2% ed i politici messicani, al contrario di qulli americani, stanno dimostrando un grande rispetto alla disciplina fiscale.
L'esempio più emblematico del cambiamento in atto in Messico è rappresentato, secondo Friedman, da Monterrey: da città che ospitava decine di migliaia di poveri in favelas, Monterrey è oggi definita la Silicon Valley messicana, con migliaia di giovani, fiduciosi nell'innovazione e tecnologia globalizzazione. Il Columnist del New York Times a Monterrey ha potuto intervistare alcuni giovani imprenditori, che testimoniano, più di ogni altra spiegazione possibile, come il futuro del paese sia roseo: Raúl Maldonado, fondatore di Enova, ha creato un programma per dopo scuola di e-learning con l'obiettivo di insegnare matematica e leggere libri ai bambini più poveri, oltre che alfabetizzare gli adulti delle zone rurali. Maldonado conta di raggiungere con il suo programma sei milioni di persone nei prossimi cinque anni. Andres Muñoz Jr. di Energryn, ha immesso sul mercato un boiler in grado di purificare l'acqua nelle zone rurali più povere del paese. Arturo Galván, fondatore di Naranya, una compagnia di internet mobile, che offre una grande varietà di servizi, inclusi micro-pagamenti per i consumatori meno abbienti.
Per un approfondimento sull'economia messicana ed i possibili scenari futuri delle relazioni con gli Stati Uniti:
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