Il modello islandese

La migliore soluzione per Cipro è uscire dall'euro.

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Il modello islandese

Secondo Paul Krugman in Treasure Island Trauma la vicenda di Cipro testimonia quanto destabilizzante e pericoloso sia ancora oggi il sistema finanziario attuale a cinque anni ormai dall'inizio della crisi globale.
Il collasso finanziario di Cipro, un paese con meno di un milione di abitanti, ha messo in crisi tutta l'euro zona. Questo paradosso è stato possibile perché, mentre la sua economia reale è solo lo 0,2% del Pil europeo, il settore bancario è arrivato anche al 800% del Pil interno. Circa il 37% dei depositi bancari interni proviene da non residenti e Cipro è un noto paradiso fiscale, dove migliaia di uomini d'affari, non solo russi, hanno aggirato le regolamentazioni fiscali nazionali ed utilizzato il paese con attività di riciclaggio. Un dato su tutti spiega il fenomeno: Cipro è un investitore diretto  maggiore della Germania in Russia - attraverso soldi chiaramente puliti nelle banche cipriote e fatti rientrare dagli oligarchi russi. 
Quando la crisi greca ha esposto il sistema finanziario di Nicosia al collasso, il problema è diventato di tutta l'euro zona. Ci sono grandi similitudini, continua l'analisi Krugman, tra Cipro e l'Islanda di alcuni anni fa: entrambe con un settore bancario molto più grande del Prodotto interno lordo, entrambe con investimenti esteri enormi per le agevolazioni fiscali presenti ed un settore finanziario troppo grande da salvarlo intero. La risposta islandese è stata vincente: lasciando fallire le proprie banche, cancellando gli investimenti esteri e proteggendo solo i depositi nazionali, l'Islanda oggi è tornata a crescere e vanta un tasso di disoccupazione molto inferiore a quello medio europeo. Sfortunatamente, prosegue Krugman nella sua analisi, la risposta cipriota è stata diversa e non potrà che continuare ad esserla. Questo perché, non possedendo più la propria moneta, le scelte che condizioneranno il futuro di Nicosia saranno prese a Bruxelles e Berlino, le quali non permetteranno alle banche cipriote di fallire e di non rispettare gli impegni con gli investitori stranieri.
La proposta di Krugman per la soluzione della crisi è dunque copiare quanto fatto dall'Islanda, possibile solo a costo di uscire dall'euro. Tuttavia, le alternative ipotizzate dalla troika sono “solo mezze misure che porteranno Nicosia a perdere molti soldi e tempo”. 
Vi è una questione ancora più importante che deve far riflettere sulla questione di Cipro secondo Krugman: dall'inizio della crisi finanziaria del 2007-2008 esistono ancora oggi paradisi fiscali come Cipro e le isole Cayman, attraverso i quali il sistema bancario mondiale riesce ad aggirare le regolamentazioni interne stringenti. Mentre gli istituti di credito attingono ai soldi dei contribuenti, lamentando debiti sempre maggiori e mancanza di liquidità, questi stessi istituti continuano ad utilizzare i paradisi fiscali per i loro tornaconti, esattamente come i privati cittadini. E questo è intollerabile e deprecabile, perché dimostra come il mondo in cui viviamo sia governato da classi dirigenti che “sembrano non voler imparare dai loro disastri”.

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