Il mondo non è più piatto

I governi occidentali incapaci di offrire soluzioni vincenti nel sistema G-0 attuale

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Il mondo non è più piatto

Per sottolineare i cambiamenti avvenuti dall'inizio della crisi finanziaria nel 2008, nel suo commento mensile per The Projest Syndicate, Complacency in a Leaderless World, Joseph Stiglitz torna a prendere come punto di riferimento il World Economic Forum di Davos svoltosi a gennaio. Il punto chiave che il Premio Nobel dell'economia cerca di argomentare è che a differenza di 25 anni fa, il mondo è passato da un sistema bipolare ad uno unipolare ed oggi senza una leadership chiara. Mentre si continua ancora a discutere di G-7, G-8, o G-20, i governi devono offrire modelli alternativi di sviluppo in un mondo caratterizzato dallo G-0.
La ricetta di Davos – vale a dire che globalizzazione, sviluppo tecnologico e liberalizzazione finanziaria avrebbero trascinato tutti i paesi del mondo verso il sentiero della crescita e della prosperità – è entrata definitivamente in crisi, con i paesi emergenti che non guardano più a questo modello e considerano, per i trattati commerciali storicamente diseguali e le promesse di aiuto non rispettate, i paesi più sviluppati con crescente diffidenza. 
Al centro del dibattito - Stiglitz torna sul suo leit motiv delle sue ricerche recenti - deve essere messo quello della diseguaglianza economica. Nel suo discorso a Davos, il Segretario del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, ha rimarcato la sua profonda preoccupazione sui diritti delle donne, ponendo un'insolita enfasi, rispetto ad i tradizionali discorsi del World Economic Forum, rinnovati sulla diseguaglianza sociale a livello mondiale, il gap salariale e l'instabilità. Se solo il Fondo Monetario Internazionale, sottolinea ironicamente Stiglitz, considerasse questi aspetti nei programmi economici che la troika sta imponendo alla Grecia ed altrove, la situazione in questi paesi sarebbe diversa.
Il settore privato in Europa e negli Stati Uniti non è stato in grado di creare posti di lavoro dall'inizio del secolo ed ha contribuito all'allargamento della forbice salariale ed agli elevati tassi di disoccupazione giovanile che si registrano oggi. Anche la Cina ed altri paesi emergenti con settori manifatturieri in crescita e miglioramenti dal lato della produttività registrano gravi disequilibri sociali e tendenze che ci permettono di affermare che il trend proseguirà anche in futuro. 
A Davos, tuttavia, molti hanno sorvolato su questi problemi per celebrare la sopravvivenza dell'euro. Tutti hanno elogiato il “Draghi put” – il fatto che la Bce abbia deciso di utilizzare tutta la sua forza propulsiva per comprare i titoli obbligazionari dei paesi più indeboliti –  dimenticando di dire come i problemi strutturali dell'euro zona sono rimasti intatti e nel lungo periodo l'euro potrà sopravvivere solo con la formazione di un'unione fiscale e bancaria. Processi storici epocali che richiedono trasferimenti di sovranità che la maggior parte dei governi ed i cittadini europei non sono disposti ad accettare.
Mentre i leader occidentali, conclude l'economista americano la sua analisi, parlano di crescita ed occupazione, in realtà non sono in grado di offrire nessuna soluzione concreta. L'enfasi continua sulla necessità dell'austerità in Europa ha solo prodotto una recessione dai contorni sempre più preoccupanti. Il fiscal cliff negli Stati Uniti tornerà ad essere una minaccia. Ed il tutto in un contesto in cui il mondo dominato dal G-0 potrebbe allontanare in modo forse irrimediabile la possibilità di trovare soluzioni condivise di un mondo - per utilizzare la celebre definizione di Thomas Friedman del New York Times – che potrebbe a breve non essere più così piatto. 

Per approfondire la visione socio-economica di Stiglitz e le sue ricette per migliorare il sistema globale mondiale, si consigliano la lettura di:

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