Il mondo rischia uno shock deflattivo

Le scelte di Usa e Cina hanno creato un effetto catena sui paesi emergenti

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Il mondo rischia uno shock deflattivo

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Con le 2  superpotenze monetarie - USA e Cina – che temono bolle speculative all'orizzonte ed hanno iniziato ad applicare misure restrittive, la possibilità di una trappola deflattiva per gran parte dell'economia mondiale non è secondo Ambrose Evans Pritchard così lontana.  
 
Per difendere le loro valute Turchia, India e Sud Africa hanno deciso di applicare questa settimana politiche restrittive a causa del prosciugamento della liquidità globale. Martedì notte la Banca Centrale della Turchia ha preso misure drastiche  per fermare la fuga di capitali, raddoppiando il suo tasso di riacquisto dei bond dal 4,5% al 10%. Mercoledì il Sud Africa ha alzato i tassi di mezzo punto al 5,5% per difendere il “rand” e l’India martedì li ha alzati di un quarto di punto all’8%. Il Brasile e l’Indonesia, prosegue il Columnist del Telegraph, sono da mesi impegnati a frenare un deprezzamento della valuta che rischia di andar fuori controllo da un momento all'altro. Per quanto riguarda l'Ucraina, l'Argentina e la Thailandia, sono già fuori controllo in mezzo alla bufera.
 
La Banca Mondiale nel suo ultimo rapporto - Flussi di capitale e  Rischi nei Paesi in via di Sviluppo - aveva, del resto, avvertito  come il tapering degli stimoli da parte della Banca Centrale USA potrebbe giocare un "tiro mancino" al sistema internazionale, con “i paesi in via di sviluppo che potrebbero vedere diminuire i flussi di denaro fino all’80% per diversi mesi". Il rapporto dice che potrebbe esserci bisogno di controlli sui capitali per superare la tempesta - o tecnicamente per superare la "Impossibile Trinità" di autonomia monetaria, tasso di cambio stabile e libera circolazione dei capitali.  
 
La Cina, in questo contesto, sta marciando al  ritmo proprio, con un conto capitale chiuso e riserve da 3800 miliardi di dollari, ma anch'essa sta trasmettendo un potente impulso deflazionistico. Secondo Manoj Pradhan, di Morgan Stanley, la Banca Centrale della Cina sta cercando di rientrare dai debiti e alzare i tassi allo stesso tempo, cosa che "amplifica i rischi per la crescita". La Cina, sostiene Evans-Prithard, prima o poi può tentare di ribassare lo yuan per mantenere le sue quote di mercato, al di là di ciò che dicono al Congresso degli Stati Uniti, in parte per fermare il Giappone che sta guadagnando terreno grazie alla sua svalutazione del 30% con l’Abenomics. Albert Edwards della Société Générale dice che questo potrebbe rivelarsi lo shock deflazionistico finale.
 
L’Europa ha già lasciato crollare le sue difese: i dati Eurostat mostrano che Italia, Spagna, Olanda, Portogallo, Grecia, Estonia, Slovenia, Slovacchia, Lettonia, così come i paesi con il cambio ancorato all’euro come Danimarca, Ungheria, Bulgaria e Lituania, sono entrati tutti in piena deflazione sin dal mese di maggio. I prezzi sono in caduta in Polonia e in Repubblica Ceca dal mese di luglio, e in Francia dal mese di agosto. Mario Draghi della BCE ha parlato della necessità di un "margine di sicurezza" contro la deflazione, ma ora sembra stranamente passivo, come sottomesso alla Bundesbank. 
 
Gli Stati Uniti, sostiene Evans-Pritchard, hanno un margine leggermente maggiore, ma non molto. La crescita dell’aggregato monetario M2  sta rallentando anche più velocemente di quanto fatto nei nove mesi prima del crollo di Lehman nel 2008, ma allora la Fed non si interessò più di tanto di questi dati, quindi è fin troppo possibile che ripeta lo stesso errore. La Fed sta sicuramente sfidando la sorte, con 10 miliardi di dollari di bond tapering ad ogni meeting, in un contesto di deflazione incipiente, come continua a sottolineare il capo della Fed di Minneapolis, Narayana Kocherlakota.
 
Quelli che pensano che la deflazione sia innocua dovrebbero ascoltare Haruhiko Kuroda della banca del Giappone, che ha vissuto 15 anni di prezzi in calo ed una spirale di interessi composti che ha portato l’onere del debito a crescere, mentre il PIL nominale si contraeva. Un esito simile in Europa, conclude il Columnist del Telegraph, porterebbe all'esplosione delle traiettorie del debito dei paesi del sud e comprometterebbe ogni speranza di arrestare il declino economico dell'Europa o di ridurre la disoccupazione di massa prima che le democrazie dei paesi afflitti siano in serio pericolo. 

Per una traduzione completa del lungo articolo di Ambrose Evans Pritchard di rimanda e si ringrazia Voci dall'estero

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