Il Natale di sangue della Palestina occupata

Non si sono fermati. Nemmeno a Natale. Eppure, da Ramallah, capitale della Cisgiordania Occupata, arrivavano immagini festose. Musulmani e cristiani, alcuni travestiti da Babbo Natale, festeggiavano il Natale insieme, distribuendo dolci per strada. Solidarietà, appartenenza, tolleranza, fratellanza.

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Il Natale di sangue della Palestina occupata

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Di Paola Di Lullo

Le prime agenzie, le prime foto, i video.
A cadere, uccisa, crivellata da circa 30 colpi d'arma da fuoco, Mahdia Mohammad Ibrahim Hammad, 40 anni, madre di quattro figli. L'accaduto a Silwad, mentre la donna era alla guida della sua macchina. Secondo dichiarazioni dell'esercito israeliano, avrebbe accelerato in vicinanza di una postazione militare. Secondo testimoni sulla scena, l'auto era a 30 metri di distanza quando le guardie di frontiera hanno aperto il fuoco. Mahdia è stata lasciata nella sua auto, priva di soccorsi medici, secondo una prassi che Israele sta rendendo legale, come l'uso della tortura nelle carceri. A morte avvenuta, per dissanguamento,i soldati hanno preso in consegna il suo corpo. Decideranno loro come e quando restituirlo.
La sottrazione dei corpi dei morti Palestinesi, da parte delle autorità israeliane, è un'altra vergognosa pagina di storia che Israele sta scrivendo nel totale silenzio della comunità internazionale. Ed è particolarmente grave per due motivi. Il primo è che, secondo la religione musulmana, i corpi dei defunti devono ricevere sepoltura entro 24 ore dal decesso. Il secondo, più inquietante e penalmente rilevante, è che i Palestinesi hanno ricominciato a denunciare autopsie ed espianto di organi, sui corpi dei loro cari, mai autorizzati.
Il secondo martire di Natale è stato Hani Rafiq Wahdan, 22 anni, colpito alla testa nei pressi del quartiere di al-Shujayyia, ad est di Gaza City, durante scontri che hanno interessato diverse parti della Striscia, dal  campo profughi di al-Bureij  ad al-Faraheen, est di Khan Younis, ai pressi del valico di Erez.
L'ultimo assassinato della giornata, questa volta dall'esercito egiziano, un Palestinese di Gaza con problemi psichici che, nudo nelle acque di Rafah, avrebbe osato attraversare il confine tra la Striscia e l'Egitto, costituendo quindi un pericolo grave per la sicurezza del governo golpista egiziano del generale al Sisi.
In questo link il video, in cui si vede anche un ufficiale palestinese che, a gesti, cerca di spiegare ai militari egiziani nella torretta che l'uomo non è pericoloso, ma solo mentalmente instabile.
Di contro, restano ancora impuniti gli autori della strage di Khar Douma in cui, il 31 luglio scorso morirono, arso vivo, il piccolo Ali, 18 mesi, e, nelle settimane successive, a causa delle ustioni, il padre Saad e la madre Reham Dawabsha. Nonostante siano stati individuati, dopo mesi di inutili ricerche, in quanto noti allo Shin Bet  sin da subito, sembra che nei loro confronti non ci sarebbero prove definitive e schiaccianti.
Non solo. La settimana scorsa, il Times of Israel, ha pubblicato il video di una festa di matrimonio in cui, estremisti ebrei, ballano con in mano la foto del piccolo Ali, brandendo coltelli e fucili con cui accoltellano la foto. Vergognoso, a dir poco.

E, per non farsi mancare nulla, e dimostrare a tutti che legalità è un concetto astratto, lunedì notte altri estremisti israeliani, hanno cercato di provocare un'ennesima strage, lanciando candelotti lacrimogeni in una casa di Beitilu, villaggio palestinese vicino Ramallah, in Cisgiordania.
Alle 3 di mattina, quando la famiglia di Hussein Najjar, era immersa nel sonno, l'attacco. Hussein, la moglie ed il piccolo Karam, 9 mesi, si sono salvati solo grazie all'intervento dei vicini che hanno spaccato i vetri dell’abitazione, lasciando uscire il gas. Karam ha rischiato di rimanere soffocato. La firma degli attentatori sulle mura della casa, in ebraico. “Vendetta. Saluti dai Prigionieri di Sion”, in riferimento ai loro compagni in detenzione amministrativa perché coinvolti nell’attacco omicida a Kfar Douma.

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