Proteste a Caracas contro USA e Israele: manifestazione contro l'"occupazione yankee"

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Proteste a Caracas contro USA e Israele: manifestazione contro l'"occupazione yankee"

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Organizzazioni di quartiere, collettivi urbani e movimenti popolari afferenti all'universo chavista hanno manifestato nella giornata di sabato, per il secondo giorno consecutivo, in Plaza Bolívar a Caracas per esprimere il loro rifiuto della crescente presenza di Stati Uniti e Israele nel Paese, come riferisce il quotidiano messicano La Jornada. La manifestazione è culminata nel rogo delle bandiere di queste nazioni, un eloquente gesto simbolico di forte protesta.

Le manifestazioni nel centro di Caracas hanno infranto la consueta disciplina interna del chavismo, evidenzia il quotidiano. I portavoce dei collettivi hanno denunciato l'arrivo e la presenza di personale statunitense e israeliano come una violazione della sovranità nazionale, criticando al contempo l'utilizzo dell'emergenza umanitaria causata dal terremoto del 24 giugno per giustificare l'insediamento di delegazioni straniere legate all'imperialismo di Washington.

I manifestanti hanno anche calpestato le foto del presidente Donald Trump e del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, su cui pende un mandato di arrestro della Corte penale internazionale, scandendo slogan come "Gringos, tornate a casa" e "Questa non è una missione umanitaria, è un'occupazione".

L'appello all'azione si è diffuso ampiamente sui social media nei giorni precedenti l'evento, con l'obiettivo di organizzare la manifestazione a un mese dal tragico terremoto. "La patria si difende. Contro la presenza yankee e sionista nella patria di Bolívar e Chávez", recitavano i manifesti digitali circolati in rete.

L'arrivo di personale straniero nella capitale e in altre regioni costiere è stato motivato dai due devastanti terremoti, di magnitudo 7.2 e 7.5 sulla scala Richter, che hanno colpito il Paese il 24 giugno. L'evento sismico, considerato il più grave da oltre un secolo, ha causato ingenti danni alle infrastrutture e provocato oltre 5.500 vittime, dando il via a una complessa operazione di soccorso e valutazione dei danni.

In seguito al disastro naturale, l'amministrazione guidata dalla presidente incaricata Delcy Rodríguez ha accettato l'invio di squadre internazionali di ricerca e soccorso, assistenza medica e supporto logistico. In questo contesto, Washington ha inviato contingenti militari e squadre di soccorso specializzate, mentre Tel Aviv ha facilitato l'arrivo di delegazioni (la cui composizione ha destato più di un sospetto) che hanno fornito assistenza medica e ingegneristica per la ricostruzione.

La presenza di funzionari e soccorritori israeliani sul campo è senza precedenti da quasi vent'anni, considerando che le relazioni diplomatiche tra Caracas e Israele erano state interrotte nel 2009.

Si tratta del primo sviluppo significativo all'interno del chavismo che contraddice la linea ufficiale, la quale, dall'aggressione militare statunitense del 3 gennaio, si è spostata dal contrasto all'egemonia statunitense a una posizione di cooperazione e dialogo - come evidenzia La Jornada - secondo il discorso attuato dal governo della presidente incaricata Delcy Rodríguez.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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