Il nucleare iraniano? La vera minaccia viene dal Pakistan

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Il nucleare iraniano? La vera minaccia viene dal Pakistan

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Gideon Rachman nella rubrica del 26 giugno del FT, Our obsession for Iran obscures the bigger that, analizza la questione del nucleare iraniano, sottolineando come sia irrazionale l'urgenza diplomatica dell'occidente, perchè la vera minaccia al sistema di sicurezza internazionale proviene dal Pakistan, potenza nucleare con un arsenale di oltre 100 testate. 
Il prospetto di una bomba nucleare iraniana viene considerata non accettabile per i legami del paese con i gruppi terroristi, la sua ostilità ad Israele ed il rischio di una proliferazione incontrollata in tutta la regione. Condizioni già ampiamente riscontrabili per il caso del Pakistan. Paese che ha già fornito materiale nucleare alla Corea del Nord, Libia ed Iran; è arrivato ad un passo al conflitto con l'India nel 1999; ha ospitato Osama bin Laden e le principali basi di AL-Qaeda. Al centro dell'organizzazione dell'attentato di Mumbai del 2008, con i servizi segreti pakistani che hanno fornito protezione ed equipaggiamenti ai terroristi, il Pakistan non viene a torto percepito per la  minaccia reale che pone agli equilibri internazionali.
Sono naturalmente diverse le ragioni che spiegano questo diverso approccio: il Pakistan, di fatto principale alleato regionale americano, riceve miliardi di dollari di aiuti da Washington; il General Ashfaq Kayani, capo di stato maggiore pakistano, ha studiato a Fort Leavenworth e molti soldati pakistani sono morti nella guerra al terrorismo americana. Ma rimangono molti punti oscuri sul ruolo internazionale del paese, soprattutto per quel che riguarda la politica dei suoi servizi segreti: il Pakistan deve, in particolare, fornire una spiegazione soddisfacente per il fatto che Bin Laden viveva ad un passo da un'accademia militare. Subito dopo il raid, molti in Pakistan hanno speculato che gli Usa ne stessero preparando un altro, questa volta per annullare il deterrente militare del paese: da allora, è opinione diffusa che il Pakistan stia accelerando la sua produzione nucleare, spostando, spesso per trasporto stradale, testate nucleari di città in città. Se a questo si aggiunge che le morti civili per gli attacchi droni hanno portato le relazioni con gli Usa al livello più basso della storia recente, con il 70% dei pakistani che considera apertamente Washington un nemico, si comprende meglio la portata delle questioni in gioco.
Nonostante questo, è l'ipotetica bomba iraniana a preoccupare l'occidente. La principale ragione per cui il dossier iraniano è così urgente riguarda il rischio di un attacco preventivo da parte di Israele, in grado di provocare una guerra ancora maggiore. Il “time is running out” sull'Iran, sottolinea Rachman, è riferito alla prospettiva di un bombardamento di Tel Aviv sui siti d'arricchimento di Teheran. Per Israele, la preoccupazione dell'Iran è chiaramente maggiore di quella del Pakistan: l'Iran ha missili che possono colpire direttamente il paese, il Pakistan basa interamente la sua dottrina nucleare unicamente contro l'India. Eventualità ancora più pericolosa per i scenari futuri. La prossima volta che qualcuno si chiede, conclude Rachman, se un Iran nucleare possa rappresentare un'intollerabile minaccia alla sicurezza internazionale, la migliore risposta da dare è ricordargli che il mondo vive già con una insidia ancora peggiore, la bomba pakistana. 

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