Il nuovo fronte della guerra siriana: Casa Bianca contro Dipartimento di Stato

Kerry sta cercando di salvare l'immagine dell'amministrazione Obama, e quella dello stesso presidente

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Il nuovo fronte della guerra siriana: Casa Bianca contro Dipartimento di Stato


Il segretario di Stato John Kerry ha ammesso alla conferenza stampa a Vienna che non era stato informato in merito alla decisione del presidente Obama di schierare forze speciali (SOF) in Siria. Questo fatto conferma le voci che sono circolate a Washington per un lungo periodo di tempo su uno scontro in atto tra il Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti e il Pentagono da un lato e il Dipartimento di Stato dall'altro. Vi è un ampio divario tra i "falchi", provenienti soprattutto dai ranghi militari, e i diplomatici "moderati". La politica in Medio Oriente è il miglior esempio per illustrare questo fatto, analizza sul giornale online della Strategic Culture Foundation
 
Obama cerca di barcamenarsi tra i due campi ed è spesso rimproverato per la mancanza di forza di volontà mentre affronta tempi duri, ma è incline a schierarsi più spesso con coloro che chiedono una posizione più ferma. Il presidente sembra non essere a conoscenza del fatto che, prendendo la decisione di inviare SOF in Siria senza consultare il Dipartimento di Stato ha messo il Segretario di Stato in una posizione scomoda e minato il prestigio internazionale degli Stati Uniti. La decisione di inviare 50 soldati delle forze speciali in Siria induce a dubitare della volontà degli Stati Uniti di cambiare davvero la situazione.
 
Il precedente è importante. La decisione di ricorrere alle SOF non si basa sulla richiesta del governo legittimo della Siria, o una corrispondente risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. In realtà, si tratta di un atto di aggressione. La presenza delle forze di terra americane potrebbe provocare un'ulteriore escalation, non importa quale sia l'intenzione iniziale. Obama si discosta dalle sue stesse dichiarazioni. Il presidente ha giurato non avrebbe inviato trupper di terra in Siria.
 
Molti esperti sono inclini a spiegare questo comportamento con la pressione esercitata dai militari, in particolare il generale Joseph Dunford Jr., ipresidente del Joint Chiefs of Staff. Il generale ha già chiesto al Presidente di prendere una posizione più dura nei confronti di Mosca in merito alle sue attività in Siria. Per il Generale, la Russia è la più grande minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti.  
 
La decisione di inviare SOF in Siria ha già dimostrato di essere gravida di implicazioni negative. Ad esempio, la Turchia ha denunciato questa decisione perché le forze speciali saranno dispiegate sul territorio sotto il controllo dei curdi siriani.
 
Coloro che hanno ipotizzato che la decisione sia stata un tentativo di influenzare la conferenza di Vienna, o addirittura compromettere il processo negoziale, aevano ragione. I consiglieri di Obama continuano a insistere sul fatto che le dimissioni di Bashar Assad sono un prerequisito per la stabilizzazione della Siria e continuano ad insistere anche sull'esistenza di una certa opposizione democratica praticabile nel paese, mentre la minaccia dell' ISIS è esagerata, ecc Va notato che Kerry è in realtà d'accordo con la posizione della Russia circa il diritto del popolo siriano a scegliere il suo leader. Sembra che il Dipartimento di Stato sappia meglio quale sia la situazione reale nella regione. Si rende conto che l'ostinata insistenza sulle dimissioni di Assad potrebbe portare a risultati deplorevoli come nei casi di Saddam Hussein in Iraq e Muammar Gheddafi in Libia.
 
L'esercito non è l'unica forza ad influenzare il presidente Obama: c'è anche il Consiglio di Sicurezza Nazionale.  
 
Prendiamo ad esempio Susan Rice, consigliere per la sicurezza nazionale dal 1° luglio 2013. Secondo il Washington Post, tre signore - Hillary Clinton, Susan Rice e Samantha Power - condividono la responsabilità principale di aver convinto il presidente Obama a bombardare la Libia, nonostante l'opposizione del Segretario alla Difesa Robert Gates  
 
Susan Rice ha sostenuto il programma di "democratizzazione del Medio Oriente". E' stata il suo principale sostenitore in qualità di ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite e la National Security Advisor (la posizione che detiene attualmente).
 
Probabilmente, John Kerry si rende conto che la politica è un fallimento e sembra pronto a correggerla. Vale la pena notare che il Dipartimento di Stato sta cercando una via d'uscita dal pantano in cui gli Stati Uniti sono finiti grazie alla politica mediorientale di Obama.
 
Kerry sta cercando di salvare l'immagine, o, per dirla più precisamente, ciò che resta di essa, dell'amministrazione, e quella dello stesso Obama, mentre molti di coloro che sta cercando di salvare stanno ferocemente ostacolando il processo.

Sembra che la politica in Medio Oriente rimarrà un argomento di primo piano del discorso pubblico, con la campagna presidenziale per il 2016 che entra nel vivo e soprattutto se Donald Trump otterrà la nomination repubblicana per sfidare Hillary Clinton, probabile candidata dei democratici. Trump può respingere tutte le accuse per quanto riguarda la sua inesperienza in politica estera sottolineando le "gesta" della sua rivale, compiute quando era responsabile per la politica estera del Paese, compresa la democratizzazione del Medio Oriente. 

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