Il peggior errore per la zona euro: isolare la Germania
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Gideon Rachman in We isolate and overlord Germany at our peril, torna a difendere l'operato e l'atteggiamento del governo tedesco della cancelliera Merkel di fronte alla crescente richiesta globale di interventi più incisivi per il salvataggio della zona euro. In un articolo della scorsa settimana sul FT, Niall Ferguson e Nouriel Roubini hanno intimato che l'Europa è “pericolosamente vicina” a ripetere i disastri degli anni'30. E la Germania è di nuovo vista come il principale responsabile del cataclisma. Certo oggi solo la stampa greca più estrema paragona il cancelliere Angela Merkel ad Adolf Hitler, ma il quadro complessivo che emerge è di una Germania riluttante ad intervenire, minacciando il benessere di tutto il mondo: anche l'editoriale dell'Economist, settimanale che in passato aveva sostenuto la condotta tedesca, ha iniziato ad incalzare Berlino nel “cambiare la sua politica dall'austerità in un'unione bancaria in assicurazioni in deposito” e una parziale collettivizzazione del debito.
Tuttavia, sottolinea Rachman, queste richieste avanzate al governo Merkel sono politicamente irrealistiche e pericolose. E peggio, se attuate, potrebbero facilitare quella radicalizzazione politica che avrebbero voluto evitare. Un deposito assicurativo in euro per le banche in difficoltà, ad esempio, non è realizzabile dal punto di vista tedesco e dell'Europa del Nord: non sarebbe corretto, infatti, per i loro cittadini assicurare le banche degli altri paesi che utilizzano quei soldi per garantire uno stato sociale molto più generoso di quello loro. Una volta poi che si procede a collettivizzare il debito europeo, è necessaria la costruzione di un'unione politica che scavalchi completamente i governi nazionali. Passaggio però che può essere affrontato solo dopo l'armonizzazione dei sistemi di sicurezza sociale dei vari paesi. Un passo che richiede decenni di preparazione ed è quasi impossibile prevedere come i politici europei possano raggiungere queste riforme politiche in settimane o mesi, come il resto del mondo richiede alla Germania.
Mentre la gestione della crisi economica non è senza colpe, la Merkel ha un grande merito in un momento storico così delicato: ha infatti evitato che gli estremismi prendessero piede in Germania. Lo stesso non si può dire per i suoi vicini europei: in Francia, un terzo degli elettori ha scelto i partiti estremisti nelle ultime elezioni presidenziali; in Olanda, secondo gli ultimi sondaggi, le compagini estremiste di entrambi i schieramenti sono le prime forze politiche del paese; infine in Austria, la destra estremista è vicina al 30%. La Germania presenta tutte le condizioni per una simile affermazione degli estremismi, soprattutto se si considera la possibile radicalizzazione degli elettori contro l'euro, dasto che gli era stato assicurato che la moneta unica non comportava alcuna clausola di salvataggio degli altri paesi. Dopo aver speso già 280 miliardi nei vari salvataggi, il governo Merkel è soggetto a critiche crescenti di non fare abbastanza. La scelta di isolare Berlino e cercare di costringere il paese a garantire per le finanze di tutta Europa, conclude Rachman, è estremamente pericolosa: la crescita dei nazionalismi in Grecia, Olanda ed Austria è preoccupante, ma lo stesso fenomeno in Germania sarebbe un disastro per tutta il continente.

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