Il premier ucraino prende istruzioni dall’ambasciata Usa. Mykola Azarov, ex premier ucraino

Yanukovich pronto a tornare in Ucraina appena possibile

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Il premier ucraino prende istruzioni dall’ambasciata Usa. Mykola Azarov, ex premier ucraino

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di Eugenio Cipolla

«La sceneggiatura del colpo di Stato in Ucraina un anno fa non è stata creata dall’opposizione in Parlamento, ma all’ambasciata degli Stati Uniti». Non ha peli sulla lingua Mykola Azarov, ex premier ucraino durante la presidenza Yanukovich. Dopo un lungo silenzio, è tornato a parlare e in un’intervista all’emittente russa NTV nel fine settimana ha vuotato il sacco. L’insofferenza dell’occidente verso Yanukovich? «Ha dichiarato chiaramente che l’Ucraina non avrebbe aderito alla NATO e questa linea non è piaciuta agli Stati Uniti ed alcuni partner europei».
 
Secondo Azarov, oggi nella lista dei ricercati dell’Interpol assieme a Yanukovich e a molti altri esponenti del vecchio governo, l’ex presidente ucraino ha pagato cara anche la linea tenuta nei confronti dell’accordo di associazione con l’Ue. «Avevamo detto che, firmando ciecamente questo accordo, ci sarebbero state perdite economiche grandi per l’Ucraina. Ed è successo. Avevano bisogno di un pretesto per rovesciare il nostro governo. Ci hanno detto: se non firmate questo accordo, lo firmerà qualcun altro al posto vostro». Cosa successa effettivamente qualche mese dopo con l’elezione di Petro Poroshenko.
 
L’ex premier ucraino è convinto che Yanukovich non abbia «abdicato. Lui è stato rovesciato e si deve ammettere. C’è stato un colpo di Stato, ne sono sicuro». Poi l’affondo all’attuale premier di Kiev, Arseniy Yasteniuk: «Cammina secondo le istruzioni dell’ambasciata americana», dice Azarov.

Nelle stesse ore anche Viktor Yanukovich si è fatto risentire, ma è difficile stabilire se queste due uscite siano state concordate.
 
L’ex presidente ucraino, nel corso di un’intervista alla tv russa Perviy Kanal, ha promesso di tornare in Ucraina al più presto per rendere più facile la vita al suo popolo. «Oggi – ha detto – il paese è distrutto, ha perso parti del proprio territorio, ha visto molti sacrifici umani, intere regioni sono state distrutte e l’illegalità prevale oggi nelle relazioni tra le persone. E’ il risultato un anno dopo questi eventi (Maidan, ndr)».
 
Per Yanukovich «l’unico modo per risolvere il conflitto in Donbass è negoziare con Donetsk e Luhansk. Bisogna fermare la guerra, smettere di insultare gli abitanti del sud-est, dare loro garanzie. E in questo processo dovrebbero essere coinvolti sia paesi europei che la Russia». L’ex presidente ucraino ha poi attaccato Poroshenko per il modo con cui ha bloccato ogni tipo di prestazione sociale in favore degli abitanti del Donbass.  «Provi a immaginare nella sua testa – ha chiesto Yanukovich al cronista – cosa sarebbe successo se, durante la mia presidenza, avessi privato del proprio reddito i pensionati delle regioni occidentali. Come si possono negare garanzie sociali che figurano nella Costituzione?».
 
Intanto ieri l’Alto Commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha aggiornato le stime circa le vittime del conflitto in est Ucraina. «Il bilancio delle vittime da metà aprile 2014 – si legge - è salito ad almeno 5.692. Almeno 14.122 persone sono state feriti nella parte orientale dell'Ucraina». Si tratta comunque, sottolinea l’Onu, di una stima prudente, dato che il team di monitoraggio Onu e l’Oms, che riuniscono i dati provenienti da fonti ufficiali, ritengono che il numero reale delle vittime sia decisamente più elevato.   

 

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