"Il ricatto neo-liberale dell'emergenza economica". A. Montero Soler

"La situazione delle banche spagnole resta critica. Possibile una nuova crisi sul mercato del debito"

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"Il ricatto neo-liberale dell'emergenza economica". A. Montero Soler

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La Seconda Parte dell'Intervista ad Alberto Montero Soler
Per consultare la prima: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=6&pg=6219

di Alessandro Bianchi

- I programmi di austerità imposti dalla troika sono un chiaro fallimento. Dopo l'ammissione del FMI sono arrivate anche quelle di un rappresentante della Commissione e di uno della Bce davanti al Parlamento europeo. Gli anni '30 avevano dimostrato come applicare l'austerità in una fase di depressione economica produceva esattamente quello che sta accadendo: deflazione, abbattimento del Pil ed una traiettoria del debito fuori controllo.  Conseguenze che, del resto, nel board del Fmi in una seduta rimasta segreta, prima della recente pubblicazione del Wall Street Journal, diversi rappresentanti di economie importanti come Cina, India, Brasile ed Argentina avevano ampiamento previsto. Dobbiamo  concludere, quindi, che l'inutile sofferenza imposta alle popolazioni sia finalizzata all'eliminazione dei diritti sociali acquisiti ed all'imposizione di un piano di liberalizzazioni selvagge?

 
E' esattamente questa la mia conclusione. In un contesto di disarticolazione della forza lavoro e la perdita manifesta della capacità dei lavoratori di rivendicare i propri diritti, con livelli di disoccupazione e indebitamento del settore privato raccapriccianti, la strategia è quella di dare un nuovo impulso, a titolo di ricatto di “emergenza economica", a tutta una politica neoliberale che ha nello smantellamento del Welfare State e nell'eliminazione dei suoi diritti sociali  fondamentali la sua strategia ultima.

 
- L'unica forza di dissenso sociale emersa in Spagna negli ultimi anni è quella degli Indignados, che è però divisa al suo interno e non riesce a trovare un modo per arrivare nelle istituzioni. Aumenta la possibilità, quindi, che la rabbia popolare confluisca in modo massiccio nei partiti autonomi regionali. Quali sono nello specifico i rischi politici che incorre il suo paese con il protrarsi della crisi?
 
Penso che il rischio politico maggiore si stia già manifestando ed é la smobilitazione dei cittadini, in assenza di risultati concreti dalle loro proteste. La mancanza di continuità e la loro frammentazione in richieste settoriali - tutte legittime ma che impediscono di veicolare l’indignazione verso un unico punto condiviso di riforma della società - fanno in modo che la protesta si vada diluendo e la gente passi a strategie di sopravvivenza piuttosto che a intensificare le rivendicazioni popolari. Le richieste nazionaliste frammentano ulteriormente lo scenario e, in questo senso, fanno gioco al sistema esistente. Non nego la loro legittimità, ma mi interrogo sulla loro opportunità.
 
 
- Nel maggio del prossimo anno ci saranno le elezioni per il Parlamento europeo. Secondo Lei la Spagna riuscirà a mandare a Bruxelles una forza politica in grado di rappresentare il dissenso sociale verso le politiche di Bruxelles? Ed, in caso contrario, quale partito o movimento ritiene il migliore a portare avanti le istanze di cambiamento, di cui i paesi dell'Europa del sud hanno bisogno?
 
Ho diversi dubbi sui risultati delle elezioni europee. Ovviamente, la sinistra aumenterà la sua presenza, ma temo che i partiti di estrema destra e quelli antieuro faranno ancora meglio. In questo modo, i partiti della sinistra europea si ritroveranno intrappolati in una morsa: potrebbe accadere, infatti, che l’estrema destra proponga politiche molto ragionevoli per i lavoratori europei, ma a cui la sinistra dovrà chiaramente votare contro o insieme ad i social-liberali e conservatori. Oppure, al contrario, che le loro proposte siano sostenute dall'estrema destra. Sarà, almeno, un periodo molto importante. 

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