Il "timeout" geopolitico
Il mondo rimpiangerà di aver sprecato la pausa di cinque anni senza un grande conflitto di sfondo
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Secondo Thomas Friedman in How we have wasted our Timeout, il mondo ha perso cinque anni di quello che definisce un “timeout geopolitico” positivo. Dalla Grande Recessione nel 2008, gli Stati Uniti, l'UE, la Cina, la Russia e le altre grandi potenze si sono focalizzati quasi interamente sulle questioni economiche, senza doversi preoccupare di un grande conflitto alle porte o di affrontare nuove spese per la Difesa. Ma ora, la situazione appare molto differente e diversi attori sembrano voler oltrepassare la “linea rossa del conflitto”, oltre alla deteriorazione di una serie di circostanze che potrebbero creare una spirale senza controllo in diverse regioni.
In primo luogo, il nuovo leader della Corea del Nord, Kim Jong-un, ha ordinato al suo esercito di esser pronto a scatenare un attacco contro Seul e Washington. In questo momento una escalation nucleare nella regione è tutt'altro da escludere e per questo anche i sud coreani sono dibattuti se mantenere una posizione di attesa o accelerare la costruzione della propria bomba atomica. In secondo luogo, l'Iran è vicino alla definizione del proprio armamento nucleare, con le sanzioni internazionali e la diplomazia del gruppo 5 +1 totalmente inefficaci a frenare il programma di Tehran. Nel frattempo, l''Egitto sta finendo le riserve necessarie per sfamare il proprio popolo, avvicinandosi pericolosamente a quella linea rossa verso lo status di stato fallito, che destabilizzerebbe l'intera regione. Inoltre, il leader siriano, Bashar al-Assad, ha scelto di portare il paese al collasso, aumentando la prospettiva di una ascesa dei gruppi miliziani jihadisti in grado di ottenere le armi chimiche ed i missili sofisticati a disposizione di Damasco. Infine, il salvataggio di Cipro rappresenta l'ennesima testimonianza di come i popoli europei stiano rifiutando in modo crescente le misure di salvataggio dell'Unione Europea per affrontare la crisi dell'euro zona.
Se anche solo uno di queste situazioni oltrepassa la linea rossa, continua Friedman nella sua analisi, si creerà un effetto a catena dalle conseguenze di difficile previsione. E si rimpiangeranno i cinque anni di timeout geopolitico non sfruttati per far riprendere le economie.
Gli storici futuri si chiederanno, ad esempio, perché gli Stati Uniti non abbiano deciso di applicare una serie di investimenti pubblici di medio termine che, in una fase di tassi vicini allo zero, avrebbero permesso al paese di ripartire e, insieme ad un pacchetto di tagli ed aumenti delle tasse, di permettere una crescita bilanciata per i prossimi anni. Ma gli storici si chiederanno anche perché la Cina non ha impedito l'escalation delle tensioni volute dalla Corea del Nord, tagliandogli gli unici rifornimenti dall'esterno. Pechino è preoccupata di una Corea unificata e della conseguente emergenza di profughi al confine, ma il rischio di un'escalation nucleare del regime di Kim rappresenta una minaccia al momento maggiore. Gli storici futuri si chiederanno, infine, perché il presidente russo Vladimir Putin, alla sua terza apparizione al Cremlino, abbia rifiutato di trovare una soluzione di compromesso sul dopo Assad, eliminandosi la possibilità di poter influire sulle scelte future del prossimo governo in Siria ed aiutando a trasformare la Siria nel prossimo Afghanistan. Indugiando, inoltre, su un Iran nucleare Putin ha creato una situazione geopolitica potenzialmente drammatica proprio al suo confine.
C'è da sperare, conclude Friedman, che i futuri storici non debbano scrivere che il mondo abbia sprecato cinque anni di un timeout geopolitico fortunato e non aver costruito le basi per affrontare i problemi sorti successivamente.
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