Il vero scandalo in Francia è il suo pensiero economico
Le conseguenze drammatiche della piena convergenza di Hollande con Berlino
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L'economista francese dell'ottocento Jean-Baptiste Say rappresenta ancora oggi il mantra di riferimento per la suplly-side economy, basata nella riduzione delle tasse, aumentare la produzione nella convinzione che l'economia creerà la sua domanda. La scorsa settimana, un altro francese, il presidente François Hollande ha riaffermato il punto di riferimento della teoria di Say: “L'Offerta crea la propria domanda”, ha dichiarato alla nazione. Se vogliamo trovare uno scandalo nella Francia di oggi, scrive oggi Wolfgang Munchau sul Financial Times, non è certo l'affaire di Hollande in un appartamento parigino ripreso dai paparazzi ma proprio questo: aver riproposto un pensiero economico che in Francia non era presente da 211 anni.
Se si vuole avere una corretta percezione della crisi finanziaria e della seguente recessione, la legge di Say è l'ultimo strumento da utilizzare e l'abbraccio di Hollande di un economista defunto ha tre conseguenze importanti.
Primo. Quando si cerca di risolvere una crisi della domanda con una politica dal lato dell'offerta, i risultati non saranno differenti in Francia rispetto agli altri paesi. Come la decisione di François Mitterrand della politica del “franc fort” nel 1983 aveva lo scopo di permettere a Parigi di coesistere con un regime di cambi semi-fisso con la Germania occidentale, oggi in termini macroeconomici Francia e Germania sono già allineati a sufficienza - dall'inizio dell'euro, l'economia francese è cresciuta più della Germania, il debito pubblico francese è un po' più alto, ma sostenibile a differenza di diversi altri paesi della zona euro. Quindi la principale conseguenza della decisione di Hollande è quella di portare la Francia più vicina alla Germania e di raffrozare l'attuale strategia della zona euro nel contrastare la crisi. Non è difficile vedere la naturale convergenza dell'Unione Europea nella legge di Say: la Commissione europea in particolare è così ingolfata di teoria supply-side che ancora non riesce a percepire la natura della crisi e lascia che i leader europei perdano la maggior parte del loro tempo in un programma coordinato di riforme dal lato dell'offerta – la famigerata Agenda Lisbona – che non porta mai da nessuna parte.
Secondo. Da quando è stato eletto nel 2012, Hollande sembrava offrire un'alternativa: favoriva la mutualizzazione dei debiti ed altre soluzioni osteggiate a Berlino e Bruxelles. Criticava l'austerità. Tutto questo, sostiene Munchau, si è perso completamente una volta al potere: in particolare, Hollande ha fallito di costruire una campagna efficace contro Angela Merkel e da allora, Berlino ha prevalso completamente nella sua linea in ogni punto della gestione della crisi, incluso l'insignificante ed ultima Unione bancaria approvata recentemente. Lo spostamento di politica economica scelta dalla Francia avrà un impatto immediato nella periferia della zona euro: l'allineamento di Parigi ad i dettami della Germania è un segnale inequivocabile per tutti gli altri paesi.
Terzo. Nuovo consenso per i partiti estremisti. Se vivi in Europa ed hai un problema con la legge di Say, prosegue Munchau, l'unico partito politico che può ascoltarti oggi è l'estrema sinistra e l'estrema destra. Una delle principali consequenze del discorso di Hollande di un allineamento con la Germania è che l'Ue del futuro sarà strettamente dipendente dalle sorti della zona euro. Si tratta di una prospettiva inquietante soprattutto per il Regno Unito, non a caso il cancelliere dello scacchiere George Osborne ha avvisato la scorsa settimana di non costringere Londra a scegliere tra 'euro o lasciare l'Ue. E' proprio la direzione che la posizione allineata franco-tedesca porterà.
La legge di Say è una teoria economica che ha creato la sua propria domanda da politici defunti. Il dibattito politico all'interno della zona euro è ora finito e, conclude Munchau, coloro che chiedono una nuova struttura di governance, compreso i francesi, hanno perso.

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