Il Vertice in Sri Lanka del Commonwealth deve essere boicottato
Il record negativo dal lato dei diritti umani merita una presa di posizione diversa
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Preoccupandosi troppo del processo di transizione democratico in Myanmar, la comunità internazionale sta colpevolmente chiudendo gli occhi verso quello che sta accadendo in un altro stato asiatico: lo Sri Lanka. Con questa premessa, Gideon Rachman in A Sri Lanka summit discredits the Commonwealth sottolinea come non solo il suo comportamento è stato ignorato, ma verrà premiato, dato che questo novembre lo Sri Lanka ospiterà la prestigiosa riunione dei capi di stato del Commonwealth - 54 paesi ed un quarto circa dei membri delle Nazioni Unite. Solo il Canada ha scelto di boicottare l'evento, con Australia, Regno Unito, India, Sud Africa ed altre democrazie che raccoglieranno invece l'invito di un governo che “vanta” una serie incredibile di abusi dei diritti umani.
Il modo in cui il governo del presidente Mahinda Rajapaksa ha vinto la guerra rimane profondamente controversa: secondo le Nazioni Unite, circa 40 mila civili sono stati uccisi nella repressione finale condotta nelle zone nel nord dominate dalle tigri Tamil. Anche ad accettare la logica brutale di alcuni, che il governo ha fatto un servizio al paese ponendo fine ad un conflitto trentennale e costato centinaia di migliaia di vita, il record dello Sri Lanka dalla fine della guerra è particolarmente buio: gli oppositori continuano a scomparire, le forze di sicurezza del paese sono accusate di tortura quotidianamente, i giornalisti minacciati ed uccisi per accuse di complotto allo stato ed, infine, il chief Justice del paese costretto alle dimissioni quest'anno.
Nonostante le smentite del governo, diversi rapporti di organizzazioni internazionali non lasciano molti dubbi: secondo l'International Crisis Group: “L'attacco del governo al giudiziario e politico ha accelerato la spinta autoritaria dello Sri Lanka”. Amnesty International ha concluso che le “autorità hanno criminalizzato la libertà di espressione ed ha epurato il dissenso”. Human Rights Watch riporta che gli ufficiali di “governo hanno minacciato assalito membri dei media, la società civile e le opposizioni politiche”. I documenti di HRW in dettaglio su casi di tortura e stupro condotti dalle forze di sicurezza Sri Lanka sono agghiaccianti. Quest'anno Reporters Without Borders ha, infine, posizionato lo Sri Lanka al 162° posto sulle 179 nazioni considerate.
La Commonwealth Lawyers’ Association ha dichiarato recentemente che tenere un summit in Sri Lanka metterebbe in grave discussione il “valore, la credibilità ed il futuro del Commonwealth”. Nonostante il Commonwealth affermi di essere impegnato alla “democrazia, libertà, pace e la rule of law” ed ha sospeso i paesi per violazioni di questi principi sembra però determinato a concludere il summit in questione. Con l'eccezione del Canada, nessuno ha posto la questione morale al centro del dibattito. La Gran Bretagna ancora considera l'organizzazione, che ha le sue radici nell'impero inglese, come un network di valore ed è riluttante ad agire. L'Australia, intenta a costruire legami con l'Asia, sembra non preoccuparsi della questione. Anche India e Sud Africa, che si vantano delle loro radici democratiche e nel territorio indiano vive una popolazione significante Tamil, non hanno intenzione di boicottare l'evento. La triste verità, conclude Rachman, è che i capi di governo del Commonwealth arriveranno in Sri Lanka al termine dell'anno. Ed il danno non finirà qua: con la presidenza per i prossimi due anni dello Sri Lanka, la storica organizzazione non avrà più alcuna autorità morale legittima nell'affrontare alcuna questione internazionale.

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