Immigrazione e American Power

L'importanza dell'immigrazione nella società americana

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Immigrazione e American Power

In Immigration and American Power, Joseph Nye affronta l’importante tema dell’immigrazione per la politica, la cultura, l’economia e il futuro della superpotenza americana. Gli Stati Uniti, argomenta Nye, sono una nazione di immigrati. Fatta eccezione per un piccolo numero di nativi americani, tutti sono originari di qualche altra parte ma l’aspetto positivo è che anche gli immigrati recenti possono ambire ad occupare posizioni rilevanti in ambito economico e politico.    
Negli ultimi anni, la politica degli Stati Uniti ha avuto una forte connotazione antimigratoria e la questione ha svolto un ruolo importante nella recente battaglia per la nomination presidenziale del Partito repubblicano. La rielezione di Barack Obama rielezione ha però ricordato quanto sia determinante l’elettorato latinos, che ha respinto il candidato presidenziale repubblicano Mitt Romney con una maggioranza di 3 a 1, così come hanno fatto gli asiatici.
Da allora, molti politici repubblicani di primo piano stanno spingendo il loro partito a rivedere le proprie politiche anti-immigrazione mentre la riforma dell'immigrazione sarà uno dei primi punti nell’agenda nazionale del secondo mandato di Obama. Una riforma di successo sarà un passo importante nella prevenzione del declino della potenza americana.
I timori dell'impatto dell'immigrazione sui valori nazionali e su un senso coerente di identità americana non sono nuovi. Pur essendo una nazione di immigrati, molti americani sono scettici riguardo all’immigrazione. Ccetticismo alimentato dalla recessione degli ultimi anni. 
Sia il numero degli immigrati che la loro origine hanno causato preoccupazioni sugli effetti dell'immigrazione sulla cultura americana.  Nel 2050, i bianchi non ispanici saranno solo una risicata maggioranza. La popolazione americana sarà composta dal 25% di Ispanici, 14% afroamericani e 8% asiatici. Tuttavia, già oggi, grazie ai mezzi di comunicazione di massa e alle forze di mercato, padroneggiare la lingua inglese e accettare un certo grado di assimilazione non rappresenta più un ostacolo.  
Nye ci spiega che mentre un alto tasso di immigrazione troppo veloce può causare problemi sociali, nel lungo periodo, l'immigrazione rafforza il potere degli Stati Uniti. Potere demografico innanzitutto. Grazie all’immigrazione, infatti, l'America è uno dei pochi paesi che potrà evitare il declino demografico e mantenere stabile la sua quota di popolazione mondiale.
Oggi, gli Stati Uniti sono il terzo paese più popoloso del mondo e tra 50 anni è ancora probabile che continueranno ad esserlo. Questo è molto importante in termini di potere economico: mentre quasi tutti gli altri Paesi industrializzati si troveranno ad affrontare il crescente onere di provvedere alla generazioni più anziane, l'immigrazione potrebbe contribuire ad attenuare il problema politico per gli Stati Uniti. Inoltre, anche se gli studi suggeriscono che i benefici economici a breve termine in materia di immigrazione sono relativamente piccoli, e che i lavoratori non qualificati possono soffrire di concorrenza, gli immigrati qualificati possono essere importanti in settori particolari e di crescita a lungo termine. Non a caso, sottolinea Nye, c'è una forte correlazione tra il numero di visti per i candidati qualificati e brevetti depositati negli Stati Uniti. 
Altrettanto importanti, ricorda Nye, sono i benefici in materia di immigrazione per il soft power americano. Il fatto che la gente vuole andare negli Stati Uniti aumenta il suo fascino e la mobilità verso l'alto degli immigrati è attraente per le persone di altri paesi. Invece di diluire sia l’hard power che il soft power, l'immigrazione lo favorisce.
L’ex leader di Singapore, Lee Kwan Yew, sostiene che la Cina non sostituirà gli Stati Uniti come prima potenza del ventunesimo secolo proprio perché gli Stati Uniti attirano le menti più brillanti del mondo e li fonde in una cultura della creatività. La Cina ha una popolazione più ampia da reclutare ma, secondo Lee, la sua cultura sino-centrica la rende meno creativa rispetto agli Stati Uniti.
Questa è, conclude Nye, una visione che gli americani dovrebbero prendere a cuore. Se Obama riuscirà a riformare la legge sull'immigrazione nel suo secondo mandato, avrà in buona parte mantenuto la sua promessa di conservare intatta la forza degli Stati Uniti.
    

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