In Belgio, Francia, Germania e Spagna raid contro presunte cellule terroristiche

Ecco perché così tanti Foreign Fighters provengono dal Belgio

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In Belgio, Francia, Germania e Spagna raid contro presunte cellule terroristiche

In contemporanea con l'operazione antiterrorismo compiuta ieri a Verviers, nei pressi di Liegi, e Bruxelles, in Belgio, anche nella regione di Parigi, in Germania e in Spagna, gli agenti della polizia locale hanno condotto alcuni raid contro presunte cellule terroristiche.

Nelle banlieu parigine sarebbero state fermate 12 persone in relazione ai tragici fatti che hanno insanguinato la capitale francese. Due sarebbero complici dirette di Amedy Coulibaly, l'uomo che ha ucciso una poliziotta e quattro ostaggi in un negozio kosher a Parigi. A Berlino la polizia ha arrestato due persone accusate di reclutamento di uomini, armi e fondi per lo Stato Islamico in Siria. A Madrid invece sono state arrestate tre persone sospettate di essere affiliate ad una cellula terroristica legata ad Al Qaeda.   

In Belgio, durante l'operazione delle forze di sicurezza contro presunti membri di una cellula di jihadisti tornati dalla Siria e pronti a fare un attentato contro la polizia, due persone sono state uccise e 13 fermate. Dodici le abitazioni perquisite. Oltre ad uniformi della polizia, sono stati trovati kalashnikov, esplosivi, munizioni e apparati per la comunicazione. Il portavoce della Procura federale ha detto alla stampa che le perquisizioni in Belgio non sono legate agli attentati di Parigi della scorsa settimana.

Alla notizia del raid in Belgio, molti analisti hanno ricordato che il Belgio, in rapporto alla popolazione, è il paese con il più alto numero di Foreign Fighter. Di seguito vi riproponiamo un approfondimento dello scorso settembre che, partendo da un'analisi della frammentata società belga, aiuta a capire meglio il fenomeno.

Perchè così tanti jihadisti provengono dal Belgio?
 

"Più di un migliaio di combattenti provenienti da paesi occidentali si sono recati in Iraq e Siria per combattere e buona parte di questi proviene dal Belgio, secondo un'analisi di Business Insider.
 
Tra i 250 e 400 jihadisti attivi nella zona provengono dalla piccola nazione europea, che ha una popolazione di 11 milioni. Anche se la tendenza può sembrare sorprendente per uno stato altamente sviluppato e sede delle istituzioni Ue, uno sguardo più da vicino alla società frammentata del Belgio aiuta a capire meglio il fenomeno.
 
Gli Immigrati musulmani non sono ben integrati nella società belga nonostante decenni di immigrazione proveniente da paesi come la Tunisia, il Marocco, la Turchia e l'Algeria. Mentre i belgi musulmani costituiscono solo il 4% e il 6% della popolazione del paese, alcuni politici dicono che la loro sola presenza minaccia lo stile di vita belga. Indossare un velo può comportare una multa di 200 euro in Belgio, e gruppi politici anti-immigrazione di estrema destra godono ormai di ampio sostegno tra la popolazione.
 
Vlaams Belang, un partito politico fiammingo che ha sostenuto di voler deportare immigrati musulmani che non rinunciano alla loro fede, ha superato il 20% in alcune elezioni regionali. Nel 2013, il ministro per l'Integrazione e attuale leader del governo fiammingo, Geert Bourgeois, ha parlato di un rapporto che mostra che meno di un terzo dei giovani musulmani si sentiva accettato dalla società fiamminga. "Il fatto che così tanti giovani sono discriminati o si sentono respinti dimostra che abbiamo un sacco di lavoro da fare come società," ha detto, " ma un' altra chiave di lettura potrebbe essere che i giovani musulmani non si integrano perché non vogliono integrarsi".
 
Con una popolazione così divisa, i musulmani belgi tendono a vivere in comunità molto chiuse. Senza integrazione, i gruppi radicali possono attecchire.
 
Il Belgio è sede del gruppo estremista salafita, Sharia4Belgium. Il gruppo sostiene ISIS ed è accusato di reclutare combattenti per la guerra in Siria. Abu Hanifa al Belgiki, ex guardia del corpo del leader di Sharia4Belgium, é recentemente apparso in un video dell'ISIS in cui dice che da quando ha preso le armi in Siria non si é "mai sentito così musulmano".
 
I pubblici ministeri - che hanno incriminato 46 membri del gruppo - sostengono che Sharia4Belgium ha legami con gruppi jihadisti internazionali ed è responsabile di una quota significativa del deflusso jihadista del Belgio.
 
In un recente articolo del New York Times, due esperti in studi arabi hanno scritto che alcuni dei jihadisti belgi che hanno lasciato il paese possono essere considerati islamisti radicali, molti dei quali guidati da idealismo. "Ciò che più hanno in comune, a parte il desiderio di aiutare i compagni di fede, è la delusione verso l'atteggiamento dell'Occidente nei confronti dei musulmani," sottolineano gli studiosi.
 
L'articolo dice che il governo belga ha fatto poco per affrontare le preoccupazioni sulla disoccupazione, la discriminazione e la privazione economica della comunità islamica.
 
Sara Silvestri, esperta di islamismo e politica internazionale presso la City University di Londra, ha detto a Business Insider che in un'epoca di notizie in diretta, la comunicazione trans-nazionale e identità miste, "non è sorprendente scoprire che le persone in un paese si sentono attratte dalla causa di un altro"."Questo però non significa necessariamente che le persone che decidono di andare in Siria o in Iraq nutrono automaticamente sentimenti contro i loro paesi di origine di nascita o di residenza".
 
La Silvestri sostiene che i governi occidentali devono affrontare difficili equilibrismi nella lotta contro potenziali minacce: "I politici sono bloccati in un dilemma per cui se agiscono in modo da garantirsi la fiducia della maggioranza della popolazione, corrono poi un alto rischio di alienarsi per sempre le minoranze musulmane, spingendole tra le braccia dell'ISIS. " "D'altra parte, se cercano di fare appello alla coesione sociale e all'armonia tra le comunità, corrono il rischio di pagare la competizione politica dei partiti di destra, che portano avanti un'agenda anti-islamica e anti-immigrati," ha detto.
 
I governi di Regno Unito, Paesi Bassi e Australia hanno cercato di combattere l'islamismo estremista, favorendo il miglioramento delle relazioni con i leader islamici moderati, anche aumentando i livelli di sorveglianza e di annullamento dei passaporti. La Silvestri ha avvertito che alcune misure possono rischiare di stigmatizzare le comunità, descrivendo la cancellazione dei passaporti come " un grande dono per Stato islamico e la sua pretesa di essere uno Stato sovrano con propri cittadini" . "Anche decidere quando agire è una sfida "quando la linea di demarcazione tra ciò che costituisce la prova di un crimine o semplici sospetti è molto sottile," prosegue la Silvestri. "Piuttosto che essere interessati ad un paese particolare come il generatore di jihadisti radicali, dovremmo essere preoccupati più per il protrarsi del conflitto stesso in Siria e per il modo in cui questo ha scosso i sentimenti dei musulmani a livello globale", sostiene la Silvestri. "Se la comunità internazionale si fosse coalizzata e avesse agito qualche anno fa, non saremmo in questa situazione." 


 


 

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